GC LOMBARDIA: 25 NOVEMBRE SEMPRE

GC LOMBARDIA: 25 NOVEMBRE SEMPRE

Dal mese di marzo, mentre i riflettori sono quotidianamente puntati sull’emergenza Covid-19, un’altra pandemia, altrettanto letale, ha segnato un’esponenziale ed allarmante crescita: quella della violenza sulle donne. Una violenza spesso ignorata, nascosta, persino tollerata e normalizzata da una società alimentata da un sistema capitalista e patriarcale.

Oggi, come ogni anno, ricorre la Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne. Una giornata in cui, in tutto il mondo, i media e le istituzioni focalizzano la loro attenzione su un fenomeno troppo spesso considerato un mero problema emergenziale che tocca poch*. Ciò è dovuto al fatto che nel pensiero comune la violenza di genere è spesso circoscritta a determinate forme di violenza più evidenti e principalmente di tipo fisico, come lo stupro e il femminicidio. Ma non è solo quello. Catcalling, slutshaming, bodyshaming, revenge porn: sono solo alcune delle tante e radicate forme di violenza che le donne sono costrette a subire ogni giorno.

Nell’attuale crisi pandemica che tutto il mondo sta vivendo, la violenza di genere ha trovato terreno ancor più fertile per mietere vittime. I dati della violenza fisica, verbale e psicologica all’interno delle mura domestiche ne sono una prova. Il lockdown, con il divieto di uscire di casa per contrastare la diffusione del virus, ha infatti costretto molte donne ad una convivenza forzata con compagni e familiari violenti, intensificando così i casi di femminicidio. Secondo i dati ISTAT, dal 9 marzo al 3 giugno sono morte 44 donne in ambito familiare, una ogni due giorni. Una strage invisibile di donne. E sono ancora tante quelle che stanno subendo violenza, sia fisica che psicologica, all’interno delle proprie mura domestiche. Sempre stando agli ultimi dati, durante il periodo di lockdown sono state 5.031 le telefonate al 1522, il numero verde istituito per le vittime di violenza di genere; il 73% di telefonate in più rispetto al 2019. Ci sono poi i centri anti-violenza e le case rifugio, che durante questa pandemia continuano il loro prezioso lavoro di supporto e aiuto alle donne violentate, sempre più in aumento. In questo quadro allarmante, si evince ancora una volta come in molti casi la famiglia e la casa siano da sempre, ma ora più che mai, luoghi di oppressione e di violenza per le donne.

Ma la violenza di genere non è solo nelle case e per strada, essa pervade ogni ambito e aspetto socio-culturale delle vite delle donne: dai giornali, che spesso danno visibilità al violentatore, sminuendo o mettendo in dubbio la moralità della vittima; ai social media, in cui il bodyshaming e lo slutshaming sono all’ordine del giorno; alle pubblicità sessiste e ai programmi televisivi che sfruttano e oggettivizzano il corpo femminile.

Come Giovani Comunisti/e Lombardia crediamo che la scuola e le università possano e debbano essere i luoghi primari di costruzione e condivisione di saperi contro la cultura misogina della violenza. Reputiamo sia necessaria più educazione sessuale e affettiva nelle aule scolastiche, che non sia solo quella eteronormativa; un’educazione al consenso, al rispetto dell’intimità e della sfera sessuale altrui. Sosteniamo anche che tutto questo sia possibile solo praticando un femminismo che sia intersezionale, inclusivo e transfemminista.

La violenza di genere è sistemica, attraversa tutti gli ambiti della vita di una donna, dalla sfera familiare e affettivo-relazionale, a quella economica, politica e socio-culturale. Non è un fatto privato né un caso isolato: riguarda tutt*. Per questo è necessario prendere coscienza di ciò e mettere in discussione la struttura sociale e culturale in cui viviamo. La misoginia, il maschilismo e il sessismo sono colonne portanti di questo sistema, il quale non è un mero insieme di discriminazioni sporadiche attuate da pochi, ma un sistema coerente e strutturato che condiziona globalmente ed indistintamente la vita di tutte le donne. Non è un caso isolato, non è una triste e sfortunata storia individuale, è un fatto sociale e come tale, per essere contrastato, è necessario abbattere il sistema alla radice rompendo le catene del patriarcato.

Come Giovani Comunisti/e Lombardia lottiamo per questo. Non solo oggi, ma tutti i giorni.

Giovani Comunisti/e Lombardia

#noallaviolenzasulledonne
#nonunadimeno
#25novembre