RIFONDAZIONE: 25 NOVEMBRE 2021, STOP ALLA VIOLENZA MASCHILE E DI GENERE CONTRO LE DONNE 

RIFONDAZIONE: 25 NOVEMBRE 2021, STOP ALLA VIOLENZA MASCHILE E DI GENERE CONTRO LE DONNE

Giovedì 25 novembre cade la giornata che l’ONU nel 1999 ha dichiarato Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne, ma da quel lontano giorno una scadenza istituzionale e generica è stata completamente trasformata dalla straordinaria forza mondiale del movimento delle donne che ha analizzato le cause e gli attori di questa violenza.

Oggi è chiaro a tutti e tutte che parliamo di violenza maschile e di genere contro le donne. L’iceberg di questa violenza, la dimostrazione della sua esistenza a chi vuole ancora leggere la realtà con gli occhi rapaci del patriarcato è l’orrore continuo del femminicidio: donne uccise da uomini, non sconosciuti, ma mariti, padri, amanti, fidanzati (90 le donne uccise Italia nel 2021 e 5 per transfobia).

Le donne sono ancora considerate corpi da possedere, menti da educare. Fa paura un pensiero non binario e tutto ciò che trascina la autodeterminazione delle donne: uno sguardo e un desiderio di futuro, che non mettono al centro produzione e profitto e aprono un conflitto insanabile con il patriarcato e con il turbocapitalismo, il razzismo e ogni forma di discriminazione.

Nel denunciare questa situazione globale non perdiamo di vista il contesto nazionale. Le donne in Italia hanno subito due volte il peso della pandemia, in prima linea ad affrontarla negli ospedali, nelle scuole, nei supermercati e nelle case di riposo dove sono la maggioranza di chi lavora, a casa nel lavoro da remoto, sobbarcandosi il lavoro di cura e l’assistenza ai bambini in DAD.

Ora le prime ad essere travolte dai licenziamenti e a subire delle carenze di uno stato sociale in dismissione che continuamente le ributta nei ruoli famigliari.   

Il Governo Draghi, oltre che essere rappresentante del capitalismo finanziarizzato si rivela anche difensore organico e ipocrita del potere patriarcale: indebolisce le pratiche di contrasto alla violenza degli uomini contro le donne quando non rinnova il piano triennale antiviolenza e sottofinanzia i Centri.  

Prende in giro e offende le donne in fuga dalla violenza famigliare quando istituisce un reddito di libertà di 400 euro massime per percorsi di uscita dalla violenza, per 12 mensilità con un fondo di 3 milioni che permetterà a sole 625 donne di usufruirne, mentre sono almeno 20 mila quelle che si rivolgono ai centri, ed esclude da questo diritto migranti e non residenti.   

La bocciatura in Senato del progetto di Legge Zan ha messo in luce la misoginia e l’omofobia delle culture che ad oggi sono punto di riferimento non solo del Governo, ma di una rappresentanza parlamentare distorta dal maggioritario e ormai incapace di connettersi alle esigenze della vita reale.        

Il 25 novembre rilancia dunque la necessità di una lotta quotidiana contro tutti gli aspetti della violenza maschile e di genere contro le donne, chiama a partecipare alla manifestazione del 27 a Roma di Non una di meno e a moltiplicare le iniziative di critica al patriarcato è al capitalismo.

Rifondazione Comunista nel rispetto della piena autonomia del movimento femminista e delle sue scadenze agisce come soggetto anticapitalista e antipatriarcale e invita le sue organizzazioni territoriali a prendere iniziative e a dare voce alla lotta femminista per renderla sempre più popolare e di massa.

Fabrizio Baggi, Segretario Regionale Lombardia

Giovanna Capelli, Segreteria Regionale Lombardia 

Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea