Vinta una prima importante battaglia contro il processo di privatizzazione implicito nella “fusione” di LGH e A2A. Di seguito 4 articoli che abbiamo ricevuto dalle Federazione di Pavia, Brescia, Crema e Cremona.

Introduzione a cura di Antonietta Bottini.

Per Anac, l’Agenzia Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone), i Comuni che hanno deliberato la cessione di quote della LGH alla A2A hanno sbagliato procedura. Per vendere quote si doveva fare una gara ad evidenza pubblica. Ma su tutta l’operazione, iniziata nel 2015  si è agito tentando di far credere si trattasse semplicemente di un ‘accordo di partnership’. L’ambiguità dei comportamenti provoca inciampi, e il rischio di multe da pagare. Ma sarebbe ora che i nostri amministratori la capissero una volta per tutte: o ti muovi in un ambito di gestione pubblica, oppure nel mercato privato; o di qua o di là. Le operazioni societarie quali fusioni, cessione di quote ecc. evidenziano la contraddizione di enti pubblici, come i Comuni, che si adeguano supinamente alle leggi del mercato. Una lapalissiana dimostrazione che la gestione di un servizio diventa privata quando è fatta tramite società di capitali. In questo caso, per di più, emerge anche l’inadeguatezza dei Comuni ad operare sui mercati. Infatti, nonostante i pareri emessi al tempo da emeriti studi legali, ora l’ANAC disvela l’inghippo delle Società le quali, anziché rispettare le regole, le hanno aggirate bellamente.

Eppure i referendum del 2011, con tanta passione voluti dai Comitati per l’acqua pubblica, hanno restituito ai Comuni il potere di scegliere modalità pubbliche per gestire i Servizi Pubblici Locali.

Purtroppo i nostri amministratori locali anziché esercitare il potere di scegliere e ritornare a gestire tutti i SPL, a partire dall’acqua, mediante Aziende municipali/consortili, si accodano alle direttive del PD, esattamente sovrapponibili a quelle del centro-destra, orientate alla privatizzazione.

Rifondazione Comunista continuerà a sostenere la battaglia dell’acqua come diritto, che il Forum ABC conduce da oltre un decennio in Italia e in Europa.

Di seguito integralmente la presa di posizione di:

“Comitato Provinciale Acqua Pubblica di Como”, “Comitato Acqua Pubblica del Territorio Cremonese”, “Comitato Lecchese Acqua Pubblica”, “Comitato Milanese Acqua Pubblica”, “Comitato “2 sì per l’acqua bene comune di Pavia”, “Coordinamento Acqua Pubblica della Provincia di Sondrio”, “Comitato Acqua Bene Comune della Provincia di Varese”:

«Il pesantissimo giudizio dell’Autorità Anticorruzione guidata da Raffale Cantone sulla svendita di LGH ad A2A non ci coglie certamente di sorpresa. In base a quanto riportano i giornali, le conclusioni dell’istruttoria dell’ANAC rispecchiano pari pari il contenuto dei tanti documenti che il Comitato Acqua Pubblica, insieme a pochi altri soggetti, ha prodotto e diffuso in quelle convulse settimane di fine 2015.
Una vendita mascherata (anche male) da partnership, una totale assenza di competizione di mercato, la perdita definitiva del controllo di servizi fondamentali da parte delle istituzioni locali. Detto questo, l’analisi dell’ANAC si muove (correttamente) nell’ambito di un controllo procedurale: l’ANAC dice che non si poteva evitare la gara per la scelta dell’acquirente, secondo la “scolastica” applicazione del liberismo nei servizi pubblici con cui ci hanno ubriacati in questi anni.
E’ una magra e triste consolazione oggi sapere che avevamo ragione. Ancora più triste se dovesse essere confermato (come pare di capire) che questa procedura profondamente scorretta sia sanabile con una multa. Se gli investitori esteri stanno lontani dall’Italia non è certo perché noi siamo antipatici, è proprio perché qui le regole del mercato si applicano appunto “all’italiana”, cioè tradendole. Si tradiscono le norme mettendo i cittadini di fronte al fatto compiuto, tanto si sa che al massimo si incorrerà in una multa, un rischio economicamente calcolabile. Questo è inaccettabile, perché è la conferma secca e brutale che tutto in Europa, anche il diritto delle collettività, è una questione di potere e di soldi, che i soldi sanano tutto.

E che ai soggetti potenti non si possono mettere i bastoni tra le ruote.
I comitati acqua di tutta Italia dicevano e dicono qualcosa di molto diverso. Dicono che le collettività devono essere informate e coinvolte. Coinvolte realmente, non a parole. Dicono che i servizi pubblici fondamentali non possono essere trattati secondo le logiche di mercato. E’ il loro impatto sulla vita delle persone, è la loro rilevanza storica, sono le enormi ricadute sulla salute e sull’ambiente che devono far concludere la politica (tutta la politica) della necessità che questi comparti restino in ambito esclusivamente pubblico.
Sempre più cittadini si stanno rendendo conto di questa semplice norma di
buonsenso.
La strada è lunga, ma noi non molliamo.»

_________________________________________________________________________________________________________________

 

ATTO DI INDIRIZZO IN MERITO ALL’ASSETTO SOCIETARIO DELLA SOCIETA’ LGH IL CONSIGLIO COMUNALE DI PIANENGO

 

Premesso che:

  • nell’anno 2006 nasceva dall’aggregazione territoriale delle società: COGEME Spa di Rovato, AEM Cremona Spa, ASM Pavia Spa, ASTEM Lodi Spa e SCRP Spa di Crema, una nuova Società a responsabilità limitata denominata LINEA GROUP HOLDING srl, ora LINEA GROUP HOLDING Spa;
  • che gli indirizzi allora approvati dai rispettivi Consigli Comunali prevedevano una presenza totalmente pubblica nel capitale sociale e nella governance della holding, anche in caso di future cessioni di partecipazioni e una costante relazione informativa nei confronti dei Consigli stessi, a cadenza almeno annuale, a partire dai patti parasociali e alle eventuali successive modifiche dello statuto della Holding;

 

Considerato che:

  • il modello societario di LGH così come si è venuto a configurare è quello di una holding che controlla le proprie società industriali operative e di business (SOB), sulle quali di fatto i Comuni non sono in grado di esercitare alcun potere di indirizzo e controllo;

 

  • le Società Territoriali Cogeme Spa di Rovato, AEM Cremona Spa, ASM Pavia Spa, ASTEM Lodi Spa e SCRP Spa di Crema, risultano svuotate di ogni funzione per quanto riguarda la gestione dei servizi pubblici locali, avendo acquisito la caratteristica di Società patrimoniali, in quanto proprietarie delle reti,  di alcuni impianti e di  partecipazioni in altre società;

 

  • i servizi pubblici locali, pur nella diversità delle relazioni che per ciascuna tipologia

instaurano con i rispettivi fruitori, esprimono utilità direttamente funzionali al libero sviluppo della persona umana ed al godimento dei diritti fondamentali, non devono pertanto essere orientati alle logiche del mercato e del profitto;

 

Visto l’esito della consultazione referendaria del 12 e 13 giugno 2011 con il quale 27 milioni di cittadini italiani esprimevano la loro volontà di non privatizzare i servizi pubblici locali;

 

Vista la sentenza della Corte Costituzionale 199/2012 che dichiarando incostituzionale l’art. 4 del decreto legge 138/2011, convertito nella legge 148/2011, ripristina l’esito referendario del 12 e 13 giugno 2011.

 

Visto l’art. 42 Dec. Leg.vo 267/2000, sulle competenze del Consiglio Comunale;

 

Visto l’art.1, cc. da 611 a 615 Legge 190 / 2014, in ordine al piano di razionalizzazione delle partecipazioni societarie;

 

Visto l’art. 2501 e seguenti del Codice Civile in materia di fusioni societarie;

 

Visto il DL 174 / 2012 ed art. 147quater DLgs 267 / 2000, in materia di controlli del Comune sugli

organismi partecipati;

 

In adesione alla volontà popolare espressa nel referendum del 12 e 13 giugno 2011 che ha abrogato l’art. 23 bis del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito nella legge 6 agosto 2008, n. 133;

 

DELIBERA

 

di approvare, per tutto quanto sopra espresso, i seguenti indirizzi:

 

  1. restituire alla Comunità territoriale il patrimonio di beni e di servizi che nel corso di un secolo ha saputo costruire e mantenere e a questo scopo ridare al Consiglio e all’Amministrazione Comunale rappresentatività, ruolo, nonché reale ed efficace potere di controllo ed indirizzo sulla gestione dei servizi pubblici locali attraverso un nuovo assetto societario di LINEA GROUP HOLDING Spa basato sulla partecipazione diretta dei Comuni effettuata mediante conferimento delle rispettive società;
  2. garantire un reale ed effettivo contenimento dei costi e la ottimizzazione delle risorse impiegate;

 

 

Delibera altresì,

 

di dare mandato alla Giunta di adoperarsi perché i Comuni di Pianengo, Crema, Lodi, Pavia e Rovato deliberino gli indirizzi di cui sopra e provvedano affinché venga redatto e sottoposto ai rispettivi Consigli Comunali il progetto di nuovo assetto di LGH basato sulla partecipazione diretta Comunale, secondo l’indirizzo di cui al punto A).

 

Pianengo

Il Consigliere Comunale Serena Andrea

_________________________________________________________________________________________________________________

Alcune brevi riflessioni in merito alla bocciatura da parte di ANAC dell’operazione di acquisizione da parte di A2A delle quote di maggioranza di LGH.

di Fiorenzo Bertocchi 

Ancora una volta le mirabolanti leggi del mercato che illuminano la strada di liberisti e affaristi nostrani, che quotidianamente ne lodano la bontà e l’indispensabile applicazione valgono solo per qualcuno mentre per altri è possibile soprassedere o accedere a scappatoie che tutelino il prestigio finanziario di S.p.A. intoccabili.

Come dimostrato dalla vicenda sanzionata dall’ANAC, infatti, in nome delle famigerate politiche di privatizzazione dei servizi d’obbligo di messa a gara europea per la gestione di quest’ultimi che vengono consegnati al mercato vale solo per gli enti pubblici, mentre le società quotate in borsa possono accedere ad “accordi industriali” di acquisizione aggirando la normativa con l’unico rischio di incorrere in una sanzione pecuniaria.

Morale: chi ha i soldi può permettersi tutto, basta che paghi una multa! Culturalmente devastante.

Come già denunciato dal Comitato Bresciano per l’Acqua Pubblica e da Rifondazione Comunista, l’operazione crea un pericoloso precedente che rischia di diventare la prassi con la quale i colossi multinazionali privati si appropriano in maniera scorretta della gestione di servizi essenziali,  trasformandoli da elementi di diritto in nuove opportunità di mercato come recita la vulgata corrente tanto di moda.

Alla luce di questo precedente, assume sempre maggior concretezza l’ipotesi, avanzata da Rifondazione e dal Comitato per l’Acqua Pubblica, che la gara per l’affidamento del 49% della società gestore unico per il servizio idrico integrato della provincia di Brescia (che dovrebbe tenersi entro la fine del 2018) potrebbe non vedere mai la luce, qualora A2A ripercorresse la strategia adottata per acquisire LGH.

L’ennesima inaccettabile scorrettezza per chiudere il percorso deliberato dalla Provincia che prevede la gestione del S.I.I. da parte di una società mista.

Percorso che ovviamente stiamo cercando di contrastare in tutti i modi a partire dal tentativo di ridare fiato alla partecipazione tramite un referendum provinciale che ribadisca la necessità che la gestione di un bene primario come l’acqua, resti pubblica.

Un’azione di contrasto alla logica delle privatizzazioni che purtroppo difficilmente avrà un esito positivo ma un tentativo che va comunque fatto magari proponendo una campagna di riappropriazione dei servizi da parte dei cittadini su scala regionale.

Un esempio da seguire con attenzione è il percorso che la Comunità Montana della Valle Sabbia ha iniziato creando una società in house valligiana per lo smaltimento dei rifiuti applicando la politica del RIUSO-RICICLO-RECUPERO, se si riuscisse a riprodurre l’operazione anche in altri territori si potrebbe avviare un meccanismo di rimessa in discussione del mercato dei servizi.

Cambiare si può, proviamoci.

_________________________________________________________________________________________________________________

Fusione LGH/A2A. Bocciatura da parte di ANAC dell’operazione.

di Francesca Berardi 

E’ tornato alla ribalta delle cronache l’affare LGH-A2A. Ricordiamo brevemente di cosa si tratta. Tra la fine del 2015 e i primi mesi del 2016 le società socie di LGH (multiutility di gestione dei servizi pubblici locali dei comuni di Cremona, Crema, Lodi, Pavia e Rovato) hanno ceduto il 51% delle azioni detenute in LGH (quindi il controllo della società) ad A2A, colosso dei servizi pubblici (acqua, luce, gas, rifiuti), ex municipalizzata dei comuni di Milano e Brescia quotata in Borsa; la prospettiva è quella di approdare nel giro di pochi anni alla totale fusione o all’acquisto da parte di A2A del restante 49% di LGH. Si tratta quindi della vendita in due tempi di una società pubblica, LGH, effettuata senza gara ad evidenza pubblica. Questa operazione è stata definita dalle parti coinvolte “partnership industriale” e sotto questa veste presentata nei consigli comunali, alle forze politiche, ai sindacati, ai giornali e alla cittadinanza.

Abbiamo sempre denunciato che questa fosse una presa in giro. Pochi giorni fa l’ANAC, autorità guidata dal magistrato Raffaele Cantone, in seguito a ricorso presentato dal M5S, ha definito ufficialmente l’operazione come una vendita effettuata senza gara. Il documento dell’ANAC fa finalmente cadere la foglia di fico della magnifica partnership e rivela chiaramente che si è trattato di una mera operazione di vendita (e noi aggiungiamo, maldestramente camuffata). Le amministrazioni comunali proprietarie delle società socie di LGH si sono dunque rese responsabili, insieme ai CDA, non solo della vendita e della privatizzazione della quasi totalità dei servizi pubblici locali, decisione già di per sé politicamente gravissima, ma anche di una grossa operazione finanziaria costruita al di fuori delle norme.

Tutta questa vicenda è stata segnata fin dall’inizio dall’idea che occorresse affidare le sorti di LGH ad un colosso in grado di ottenere finanziamenti e di operare nell’immenso mare del libero e ricco mercato dei servizi pubblici locali. Alcuni problemi finanziari gravavano sulle spalle di LGH: ma perché, prima di tutto, non si è voluta fare un’analisi seria sull’origine di quei debiti? Non farlo è stato politicamente poco trasparente e poco corretto. Anzi, il debito è stato agitato come uno spauracchio per giustificare l’approdo alla borsa e al mercato finanziario.

La scelta di moltissimi sindaci dei territori serviti da LGH è stata insommma di disfarsi dei debiti cedendo l’azienda e scaricando su un altro soggetto la responsabilità e il controllo della gestione dei servizi ai cittadini. Così in pochi mesi i servizi pubblici – che creano solo “fastidiosi grattacapi” a chi amministra – sono stati abbandonati alle logiche puramente finanziarie della Borsa (il miraggio dei dividendi è sempre allettante), gli amministratori “hanno sanato” in fretta i debiti delle loro società e possono fregiarsi del titolo di “salvatori” dei loro comuni dalla possibile bancarotta. L’operazione di vendita LGH-A2A è stata sostenuta dalla quasi totalità delle amministrazioni comunali, sia che fossero di centro-destra sia che fossero di centro-sinistra, in una visione bipartisan e condivisa delle “magnifiche sorti progressive” del mercato dei servizi pubblici locali.

Molto più complesso ma certamente più democratico e rispettoso della volontà dei 27 milioni di cittadini che votarono 2 Sì ai referendum del 2011 sarebbe stato avviare una grande discussione collettiva su tutta la vicenda e decidere come mantenere i servizi locali in mano pubblica. Come Rifondazione Comunista abbiamo delineato e proposto un percorso totalmente diverso che trasformasse LGH in una società partecipata direttamente dai comuni; una LGH che avrebbe ripianato i debiti progressivamente, in più anni, grazie alle entrate dei servizi gestiti direttamente, grazie a scelte più sane per i cittadini e l’ambiente e meno onerose per la società, grazie ad investimenti certi e ad una oculata gestione.

Ma i tempi lunghi del risanamento e della gestione partecipata non vanno d’accordo con l’efficientismo dei sindaci del fare, le esigenze elettorali, l’ideologia dominante del mercato, le pressioni dei grandi gruppi.

Non tutto è perduto, però! Il netto parere dell’ANAC può oggi riaprire ciò che ormai sembrava definitivamente archiviato; esso potrebbe rappresentare il fatidico granello di sabbia nell’ingranaggio del neoliberismo casereccio dei nostri amministratori e far ripartire la mobilitazione e la pressione delle forze organizzate e del popolo vittorioso dei referendum del 2011.

Noi non riteniamo accettabile che una multa – fosse anche salatissima – possa “sanare” un’operazione scorretta e un comportamento politicamente indegno. Ma al di là della sanzione il rischio maggiore è che i sindaci e gli amministratori, messi oggi di fronte a uno stop del percorso che avevano intrapreso, decidano (stavolta esplicitamente) di privatizzare comunque la società attraverso lo strumento della gara europea, continuando a perseverare nella scelta politica di totale sottomissione ai vincoli e alle leggi del mercato e della finanza.

E’ il momento invece di avere il coraggio di rimettere in discussione e capovolgere definitivamente la scelta della privatizzazione per costruire un nuovo modello di gestione delle società pubbliche che rimetta al centro la democrazia, la partecipazione, il diritto per tutti di accedere ai servizi pubblici essenziali che garantiscono dignità ad ogni cittadino.