RIFONDAZIONE: CON COMO SENZA FRONTIERE A BALERNA PER RICORDARE DIAKITE YOUSSOUF E MOHAMED QOUYT

Oggi siamo state/i a Balerna (CH), con la Rete Como senza frontiere, per ricordare Diakite Youssouf, morto folgorato dal sistema elettrico ferroviario mentre, sul tetto di un TILO, provava a raggiungere la Svizzera alla volta del Nord Europa e Mohamed Qouyt, morto travolto da un treno mentre la Svizzera provava a raggiungerla a piedi percorrendo i binari. Entrambe vittime delle frontiere criminali e della repressione verso le migrazioni.

Per le compagne e per i compagni di Como quello dei diritti delle Persone migranti è un tema estremamente caldo, un nervo scoperto, che da quando – nell’estate del 2016 – ha visto la nostra Federazione totalmente impegnata nel cercare di trovare una strada per dare conforto alle più di 600 persone che dimoravano, abbandonate dalle istituzioni, nel parco attorno alla stazione di Como san Giovanni non ha mai smesso di pulsare dentro tutte e tutti.

Questa iniziativa dalla forte connotazione politica, collettiva ed autogestita ha fatto si che riemergesse con forza un sentimento di rabbia verso uno Stato, diversi Governi e un’Unione Europea, che da anni permettono la libera circolazione dei capitali ma non quella delle Persone e che attuano politiche migratorie – a partire dal trattato di Dublino 3 e dagli accordi criminali per il finanziamento della cosiddetta guardia costiera libica passati attraverso tre Governi – ideati da Minniti e rinnovati per ben due volte dalla Lamorgese –  condannando a torture di ogni genere migliaia di persone.

È vergognoso che non si sia ancora superato il “trattato di Dublino 3” che obbliga le persone migranti a “fare la richiesta di protezione internazionale” nel primo Paese utile impedendo a chi migra attraverso la rotta mediterranea di uscire dall’Italia, dalla Spagna o dalla Grecia alla volta di Paesi come la Germania con un’evidente maggiore attenzione sul tema delle migrazioni dell’inclusione e dell’accoglienza e fare la richiesta di protezione internazionale li, cosi come è vergognoso che nonostante due cambi di Governo siano ancora in vigore i cosiddetti “decreti Salvini” che, tra le altre cose, hanno impedito di richiedere la “protezione umanitaria” – come se cercare una “nuova vita” fosse un reato.

Da anni il nostro Partito chiede l’apertura di corridoi umanitari per permettere lo spostamento in una condizione di sicurezza di chi decide di lasciare il proprio Paese alla volta della ricerca di una condizione migliore, per scappare da guerre e violenza e per trovare un Porto di sopravvivenza.

L’Italia e la fortezza Europa invece attraverso le leggi varate altro non fanno se non rendersi complici di tragedie come quelle accadute a Diakite Youssouf e a Mohamed Qouyt. Che la terra gli sia lieve.

Domani, 28 febbraio dalle 17:30 saremo, insieme a Como senza frontiere, sulla scalinata della stazione di Como san Giovanni per la seconda iniziativa, terza contando anche l’attacchinaggio fatto nei giorni scorsi in città, per ricordare ancora una volta che si tratta di Persone e non di numeri e che quanto accaduto non deve accadere mai più.

Fabrizio Baggi, Segretario regionale Partito della Rifondazione Comunista – Lombardia