COMO SENZA FRONTIERE. di Fabrizio Baggi.

La città di Como è investita da circa due mesi dagli effetti dell’emergenza umanitaria prodotta dalle migrazioni in fuga dalle guerre.

Centinaia di persone, nuclei familiari, donne, minori non accompagnati,  per sfuggire a guerre, violenza sono costretti a dimorare nel piazzale e nel parco antistante la Stazione Ferroviaria (San Giovanni) in condizioni sanitarie e materiali indegne di una condizione civile.

La mobilitazione di tantissime persone che con la loro solidarietà attiva hanno espresso il meglio della coscienza civica della nostra città ha dato vita alla  Rete “Como Senza Frontiere”, alla quale la Federazione Provinciale del Prc/SE ha aderito da subito. Il bell’esempio di unità che si è venuto a creare vede operare insieme organizzazioni di volontariato, organizzazioni sindacali dei lavoratori e studentesche, Partiti, singole e singoli volontari.

La mobilitazione ha permesso anche di dare vita ad  un tavolo di carattere istituzionale con il Comune, al quale partecipa una rappresentanza della rete stessa.

Ciò che è successo nella nostra città ha dell’incredibile, la sinergia di forze che sta lavorando senza sosta da due mesi a questa parte nella direzione di rendere dignità e diritti umani ai migranti è stata senza ombra di dubbio una fortissima risposta di solidarietà che la “bella Como” ha dimostrato di avere nel proprio dna.

Le compagne ed i compagni del Prc, impegnate/i in prima linea in questo processo, si sono spese/i senza indugi per la buona riuscita del lavoro politico e sociale unitario all’interno della rete e del progetto di accoglienza in città.

La sede della nostra Federazione provinciale si è trasformata in un punto di raccolta di generi di prima necessità, che giorno dopo giorno venivano smistati da compagne e compagni del Prc e della Rete e portati poi in stazione, nelle mense, e nei luoghi dove alcune/i migranti appartenenti alle cosiddette “categorie più deboli” (donne e minori) stazionano. Il coinvolgimento dell’Onorevole Eleonora Forenza, (Euro Parlamentare Altra Europa GUE/NGL) ha prodotto una sua lettera indirizzata al Prefetto di Como con la quale si richiama la necessità di  alzare il livello dell’attenzione sul problema che sta attraversando la città.

Infatti la mancanza di volontà politica da parte della maggior parte delle istituzioni cittadine ha fatto sì che tutta l’accoglienza e la solidarietà fossero, almeno per tutto il primo periodo, totalmente sulle spalle dell’azione volontaria, con tutte le difficoltà che la cosa ha comportato.

Per i primi 20 giorni, ogni sera, decine di volontarie e volontari distribuivano insieme alla CRI sacchetti con razioni di cibo da campo, vestiti e coperte per cercare di aiutare il più possibile le persone che dimoravano in stazione, soddisfacendo quantomeno i loro bisogni primari.

Con il passare delle settimane, e grazie alle continue richieste fatte dalle volontarie e dai volontari organizzate/i alle istituzioni, sono state aperte delle mense, montato un tendone (circa 32 posti su 500/600 migranti), installati dei servizi chimici in prossimità della stazione ed una scuola cittadina ha messo a disposizione delle docce situate in una loro palestra.

Inoltre, dal 15 di Settembre (data indicativa) partirà l’attività del “centro di transito provvisorio” composto da moduli abitativi di cui è stata già pubblicata una bozza di regolamento in cui, con grande soddisfazione, abbiamo visto comparire punti che sono stati i cardini delle richieste avanzate da Como senza Frontiere.

 

Si tratta di piccoli miglioramenti che vanno a tamponare una situazione che però non può reggere a lungo. Da tempo sosteniamo infatti che la reale soluzione è sempre e soltanto quella dell’apertura di corridoi umanitari e delle frontiere stesse per permettere a chi scappa da situazioni di pericolo per la propria vita di raggiungere i Paesi dove intendono andare.

Como è di fatto una città di frontiera, ed in quanto tale deve attrezzarsi per rendere dignità a tutte e tutti coloro le/i quali vi transiteranno per cercare di raggiungere i propri cari nel nord dell’Europa oppure, semplicemente, per cercare una vita migliore fuggendo da fame, guerre e miseria.

Si oppongono alla realizzazione delle loro speranze accordi internazionali che permettono la libera circolazione del denaro e non quella di esseri umani e costringono i migranti a “richiedere asilo” nel primo Paese utile dove sbarcano, impedendo loro di richiederlo poi dove vorrebbero realmente andare.

In ogni caso, il centro di transito provvisorio, garantirà un tetto al riparo dal freddo, la tutela dei migranti dal rischio di finire nelle mani della criminalità organizzata che non aspetta altro se non di avere bassa manovalanza a costo zero fatta da persone che per lo Stato non esistono.

Inoltre, con le clausole che a quanto sembra verranno inserite nel regolamento, le associazioni che hanno esercitato volontariamente la cosiddetta accoglienza presso la stazione S.Giovanni in questi due mesi avranno, previo la presentazione di un progetto, la possibilità di operare all’interno ed all’esterno del campo, che sarà aperto, di natura non detentiva, e all’interno del quale le famiglie non verranno separate ma inserite come nuclei familiari quali sono.

Il lavoro da fare è tantissimo, siamo certi però che ci siano tutti i presupposti per provare, con il lavoro politico capillare che la Rete sta facendo e continuerà a fare, a trasformare la nostra città in un reale laboratorio all’avanguardia dell’accoglienza e della gestione della situazione umanitaria.

La parte più difficile arriva ora, ma non ci faremo sconfortare. Continueremo a lavorare nella direzione di dare la dignità ed i diritti ora negati a tutte e tutti coloro hanno coraggiosamente attraversato il mondo per lasciare paesi dove la loro vita e quella dei loro familiari erano messe  a rischio ogni giorno.

Como, 13 settembre 2016_Fabrizio Baggi