CREMONA: Incendio della plastica nella discarica di San Rocco.

Pubblichiamo di seguito la lettera del compagno Enrico Gnocchi della Federazione di Cremona in merito all’incendio avvenuto in città pochi giorni fa all’interno del centro di raccolta rifiuti differenziati.

 

Nella prima pagina di ieri 25 ottobre sul  giornale “La Provincia” campeggiano giustamente la foto e l’articolo che descrivono l’incendio avvenuto  nel centro della raccolta dei rifiuti differenziati a San Rocco.

Un grande  cumulo di rifiuti di plastica, raccolto con diligenza dai cittadini cremonesi in modo differenziato dai rifiuti, si è incendiato per cause ad ora  sconosciute provocando una densa nube nera che ha attraversato il sud della città da est ad ovest.

La nube era ben visibile anche dal Boschetto distante circa 6 km dall’incendio ed era ben visibile la scia di fumo, alta circa 200 m che il vento rapidamente spostava in direzione di Cavatigozzi.

In questi ultimi giorni in Lombardia sono andate in fumo diversi centri di raccolta delle plastiche frutto della raccolta differenziata. Il sospetto esplicitato dalla nota dei 5stelle a margine dell’articolo citato è anche il mio sospetto. Non siamo in un periodo nel quale si possa giustificare l’autocombustione di 2 e poi ieri di un terzo incendio in pochi giorni sul territorio regionale, o pensare a  guasti di impianti elettrici o di altra causa: sarebbero una serie di eventi molto poco probabili in cosi poco tempo.

Dalle analisi effettuate dall’ARPA nell’aria della città, e immagino nelle immediate vicinanze dell‘incendio, viene detto nell’articolo, non sono emerse contaminazioni.

Una prima logica constatazione è che la nube di fumo e di contaminanti si è dispersa rapidamente a causa del vento in un volume d’aria ed ad una quota tale che gli strumenti a disposizione dei tecnici dell’ARPA non potevano rilevare se non presenti a dosi  gigantesche.

Soprattutto in un area contigua all’inceneritore dove da 25 anni viene immesso  ”in  continuo” sul territorio, senza dubbio  ”a norma di legge” inquinanti di ogni genene, rilevare una quantità relativamente piccola, rispetto all’inquinamento esistente, è molto arduo: gli strumenti non sono coì sensibili da distinguerne l’incremento.

Sig. Direttore l’incremento dell’inquinamento c’è sicuramente stato. L’incendio non ha prodotto   ”pro-fumi” di lavanda, ma ha sicuramente  emesso anche quantità di diossine e altre molecole tipiche dalla combustione della plastica.

Quando sentiamo enunciare da più parti che una nuova attività umana potenzialmente inquinante è stata autorizzata dalle autorità competenti  in quanto è ”ecosostenibile” con l’ambiente ricordiamoci che si sommano le sue criticità di inquinamneto chimico-fisico all’inquinamento già presente e  sempre più pesante  nella nostra pianura padana. La valutazione tecnica non può essere favorevole ad un impianto solo perchè le emissioni sono ”a norma di legge”. Se non si valuta la somma dell‘inquinamento prodotto dall’impianto con  i livelli di inquinamento ambientali già presenti nel territorio la percentuale di ammalti e morti per tumore sarà inevitabilmente destinata ad aumentare.

Grazie per l’attenzione

Distinti saluti

Enrico Gnocchi

Partito della Rifondazione Comunista di Cremona