Bergamo, disconoscimento della cttadinanza onoraria a Mussolini.

COMUNICATO STAMPA Sul disconoscimento della cttadinanza onoraria di Bergamo a Mussolini.

«La federazione provinciale di Rifondazione Comunista esprime viva soddisfazione per il disconoscimento della cittadinanza onoraria di Bergamo a Mussolini da parte del Consiglio Comunale.

E’ stato l’epilogo di una vicenda iniziata con una petizione che chiedeva di togliere la cittadinanza onoraria a Mussolini e che è poi diventata una mozione presentata dai consiglieri Luciano Ongaro e Emilia Magni del gruppo consigliare “sinistra unita”, che ringraziamo per la loro tenacia.

Un risultato importante che premia la mobilitazione di molte cittadine e cittadini. Nel mentre festeggiamo per questo risultato, non possiamo però esimerci dal criticare duramente il voto di astensione del sindaco Gori e della sua lista.

Le motivazioni addotte dal sindaco per motivare la sua astensione ci sembrano pretestuose e principalmente attente a non scontentare un certo tipo di elettorato “moderato”.

Infatti le dichiarazioni del sindaco lasciano intendere che l’avvento del fascismo sarebbe stato giustificato dalle violenze del “biennio rosso” e dai timori che avrebbero suscitato, disconoscendo che le diffuse agitazioni operaie e contadine del 1919-20 esprimevano invece il bisogno profondo di cambiamento di fronte a quella che tutti gli storici chiamano la crisi dello stato e della società liberale, non più eludibile dopo quattro anni di oscena carneficina a cui le classi dirigenti avevano costretto i ceti popolari.

Altro che opposti estremismi. Semmai negli anni Venti in Italia e anche a Bergamo si manifestò la grettezza delle classi dirigenti, prima gli agrari e poi gli industriali, che scelsero di affidare allo squadrismo il compito di sopprimere ogni aspirazione al cambiamento e consegnare nelle mani di Mussolini nel 1922 il compito prima di stravolgere lo stato in senso autoritario e poi di istituire la dittatura che ci portò alla catstrofe.

Giustificare ancora oggi la deliberazione commissariale del 1924 sulla cittadinanza a Mussolini, quando ormai di “violenze rosse” non ce n’era da anni nemmeno l’ombra ed imperversava invece ovunque lo squadrismo; avere ancora ritegno o dubbi a cancellare una delibera presa da un commissario prefettizio nei giorni stessi in cui stava maturando l’assassinio del deputato Giacomo Matteotti, il quale aveva appena denunciato in parlamento di che natura fosse il “consenso” al fascismo, ci pare un atteggiamento pilatesco che va contro la storia e il sentimento democratico ed antifascista della maggioranza dei/e cittadini/e bergamaschi.

Bergamo “Città dei Mille”, terra di uomini e donne che si sono battuti per gli ideali di libertà e giustizia sociale, ha comunque messo in discussione la cittadinanza a colui che precipitò il Paese nella barbarie fascista. Certo si poteva fare decisamente di più e con meno ambiguità».

Bergamo, 13/03/2019

Il Segretario provinciale del PRC/SE Francesco Macario