ALLA PRESIDENTE DELLA CASA DELLE DONNE ANITA SONEGO

ALLA PRESIDENTE DELLA CASA DELLE DONNE ANITA SONEGO.

Siamo veramente indignati della assurda politica che la Giunta Milanese sta portando avanti nei confronti della Casa delle Donne di Milano, un luogo a lungo richiesto dai movimenti femministi dagli anni ottanta in poi e finalmente costruito nella prima Giunta Pisapia anche grazie al lavoro della consigliera di Rifondazione Comunista Anita Sonego nel suo ruolo di presidente della Commissione Pari Opportunità e alla sua capacità di collegare le pratiche femministe con le opportunità aperte nei lunghi istituzionale grazie appunto a quelle pratiche.

Finalmente dunque, in ritardo rispetto ad altre città europee, Milano ha avuto questo luogo. Se si pensa a ciò che è stato fatto in questa casa, alla cura con cui a proprie spese  (leggasi sottoscrizioni popolari) la Associazione che la gestisce la ha ristrutturata e organizzata per accogliere iniziative di donne, per fare scuola di italiano alle donne  migranti, per corsi di ogni tipo, con una biblioteca, una palestra ,e una apertura al mondo  dalle riunioni di Non Una di Meno, ai convegni internazionali, con grandi filosofe femministe o con donne impegnate in luoghi difficili come Afghanistan, Siria, Palestina.

Se qualcuno non sa ancora che cosa significa uno spazio pubblico autogestito, dovrebbe andare alla Casa delle donne dove la democrazia partecipativa si manifesta anche nella accoglienza, nei tempi distesi, nella allegria delle cene e degli aperitivi nella grande sala  appositamente costruita per gli eventi e la convivialità. La Casa delle donne paga naturalmente tutte le spese vive di luce e riscaldamento.

Ma la Giunta Sala ha altre mire e priorità : mettere a reddito gli immobili. Ora che la convenzione con la Casa delle donne è  scaduta, non pensa di rinnovarla alle passate condizioni ma di fare un pubblico bando che ha come condizioni prima la accettazione dei prezzi di mercato di spazi comunali in zona centro .

La Giunta Sala pensa di fare una grande concessione a non trattare La Casa delle donne come una boutique di Prada o di Armani, con un sistema di abbattimento dei costi degli affitti che comunque risultano insostenibili per la Casa delle donne  di Milano, che oggettivamente è già fuori dal bando, per oggettiva incapienza, dato che vive sul volontariato, sulla assoluta gratuità dei servizi offerti dalla casa.

Contro questa politica miope e misogina che è incapace di dare valore a chi lo esprime e lo genera in modo diverso dal mercato e dallo scambio delle merce si può vincere con la mobilitazione politica e la protesta .Rifondazione Comunista quindi è pronta a sostenere attivamente tutte le azioni politiche che la Casa delle donne riterrà opportune e indispensabili per la continuazione e il rafforzamento della esperienza della Casa delle donne di Milano di Via Marsala.

Milano, 17/03/2021

La Segreteria Regionale del Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea – Lombardia