RIFONDAZIONE: «Un congresso strategico». di Roberta Fantozzi

Articolo tratto dal periodico “Dire, Fare, Rifondazione”

In questo tentativo riteniamo assolutamente attuale il pensiero di Marx. La crisi che viviamo non è la conseguenza dell’aver “vissuto al di sopra delle nostre possibilità”, secondo una delle tante metafore con cui il neoliberismo cerca di eternizzare se stesso, naturalizzando la competizione estrema per risorse “scarse” come sola forma di organizzazione sociale. All’opposto la crisi è la conseguenza dell’incapacità del capitalismo di riprodursi nel contesto di relativa abbondanza che ha contribuito a creare. Il neoliberismo è stata la risposta alla diminuzione dei ritmi di crescita che si è determinata a metà degli anni ’70, quando con la fine del ciclo di sviluppo del dopoguerra, è andato in crisi il processo di accumulazione, la ricostituzione di margini di profitto, nella difficoltà di trovare compratori aggiuntivi in mercati non più di espansione ma di sostituzione.

Ma le politiche neoliberiste, che hanno agito per ricostruire il processo di accumulazione con la deregolamentazione dei flussi di merci e capitali e con la messa in competizione dei lavoratori su scala globale, non hanno fatto altro che estremizzare le contraddizioni, lo scarto tra la crescita della capacità produttiva e società impoverite e rese sempre più disuguali, proprio in conseguenza di quelle politiche. Sovraccapacità produttiva e concorrenza commerciale estrema, “stagnazione secolare” e tendenza alla guerra, sono l’esito che ci è consegnato dalla crisi sistemica del capitalismo. A fronte di questo scenario sta la nostra proposta di un altro modello di società.

Un modello in cui non sia la valorizzazione del capitale il motore del processo di riproduzione sociale, ed in cui la crescita della produttività che si è determinata possa essere subordinata alla cooperazione consapevole delle donne e degli uomini, alla “libera individualità, fondata sullo sviluppo universale degli individui”. Cooperazione contro concorrenza, un nuovo intervento pubblico segnato dallo sviluppo della democrazia partecipativa, dell’autogestione e dell’autorganizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori per determinare “cosa, come, per chi produrre”, demercificazione e riconversione ecologica, riduzione dell’orario di lavoro per quell’economia della “riproduzione sociale” capace di produrre nuovi beni: il tempo di vita, la salvaguardia della natura, la cura e il benessere delle persone. Il congresso discuterà ovviamente di molto altro.

Di come dare seguito alla straordinaria vittoria del No al referendum del 4 dicembre, assumendo la parola d’ordine dell’attuazione della Costituzione, una Costituzione che per noi rappresenta un coerente programma di alternativa e la base per la stessa costruzione dell’unità della sinistra antiliberista.

Di come lottare contro l’Europa neoliberista per un’altra Europa, di come affrontare i nostri limiti e le nostre criticità per essere davvero capaci di reimmergere il partito nel lavoro sociale, nello sviluppo e nella ricomposizione dei conflitti, nella costruzione di mutualismo e solidarietà, per essere capaci di cambiare il nostro corpo, troppo adulto, bianco, monosessuato. Ma dovremmo davvero provare a vivere il congresso come il tentativo di dire fuori di noi, che un’alternativa non solo è necessaria ma è possibile, che le comuniste e i comunisti sono portatori non di una nostalgia o di una memoria, ma di una proposta di liberazione, di un’idea di società più giusta e desiderabile, in cui si possa essere “socialmente uguali, umanamente differenti e totalmente liberi”.