RIFONDAZIONE: FINALMENTE A CREMONA IL PRIMO PRIDE

Abbiamo tutti ancora negli occhi le immagini splendide di sabato pomeriggio quando una Cremona accogliente e rumorosa trovava il coraggio di scendere in piazza sotto un sole cocente e implacabile per unirsi alla folla variopinta e giovanissima che animava il primo Pride cremonese: voglia di stare insieme e di essere orgogliosamente se stessi, naturale e corale conclusione di un percorso durato mesi in cui il Comitato Cremona Pride ha costruito consapevolezza, passo dopo passo, toccando luoghi e realtà diverse della provincia, e raccolto solidarietà da tante e tanti sui temi delle discriminazioni e sulla necessità di cambio di mentalità, cultura e politiche per garantire sicurezza e diritti alle persone LGBTQI+.

Eppure, su tanta bellezza si è scatenata una bagarre di giudizi sommari provenienti da note personalità del mondo politico (e non solo) locale e perfino nazionale, in primis l’ex ministro Salvini, (quello che ostenta rosari, che nega un porto sicuro ai migranti che fuggono dalla guerra e dalla fame e che ha paragonato un’onorevole collega a una bambola gonfiabile!) a causa di una sola presenza nel corteo ritenuta non irriverente o dissacrante ma blasfema. E così in consiglio comunale lunedì pomeriggio, invece che discutere, sull’onda della partecipazione alla riuscitissima parata, su come impegnare concretamente l’amministrazione pubblica a favore dei diritti delle persone LGBTQI+, minoranze e maggioranza si sono lanciate in una discussione a tratti surreale, questa sì noncurante del messaggio mandato dalle migliaia di persone che hanno sfilato sabato pomeriggio. La provocazione, più di cattivo gusto che blasfema, lanciata da due o tre persone forse in cerca di visibilità o forse per differenziarsi dalle scelte fatte dagli organizzatori della manifestazione, è stata subito raccolta, come facilmente prevedibile, dalla destra più retrograda per tentare di gettare una pesante ombra sul corteo e le sue rivendicazioni.

Operazione di pura strumentalizzazione da cui la maggioranza avrebbe dovuto smarcarsi invece che lasciarsi trascinare in una discussione inaccettabile. Bene hanno fatto i due consiglieri Bellini e Pasquetti ad astenersi sull’odg concordato tra maggioranza e minoranze.

Grazie all’imbarazzante riconoscimento d’urgenza che le è stato concesso, questa “amabile e utilissima” discussione ha inoltre fatto saltare altri argomenti calendarizzati riguardanti il nuovo ospedale (tema centrale per la salute della collettività sul quale ogni giorno si dice e si legge tutto e il contrario di tutto) e il destino di Area donna e delle sue pazienti (per altro presenti durante la seduta e giustamente arrabbiate e deluse per lo slittamento della discussione per loro così vitale). Ma non è tutto: c’è pure un’indagine in corso sulla vicenda del manichino, che se ha sollevato un polverone in consiglio e urtato senza dubbio la sensibilità di alcune persone in città, non ha certo creato problemi di pubblica sicurezza né durante né dopo il corteo. Riteniamo che altre azioni avrebbero bisogno di maggiore attenzione da parte delle istituzioni pubbliche, azioni che purtroppo si ripetono puntualmente ogni anno in città nonostante vigenti e specifiche leggi dello Stato e nonostante la Costituzione italiana repubblicana sia democratica e antifascista. Ma chiudiamo questa pietosa vicenda per tornare col pensiero a ciò che conta veramente. Non possiamo che sostenere il Comitato e le organizzazioni che ne fanno parte a continuare nel loro prezioso lavoro di conoscenza e rivendicazione e di fitta tessitura di relazioni su tutto il territorio provinciale a favore dei diritti delle persone LGBTQI+, forti della grandissima e consapevole partecipazione popolare alla parata del Primo Cremona Pride.

Fabrizio Baggi, segretario regionale Lombardia

Francesca Berardi, cosegretaria Federazione provinciale di Cremona

Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea