DECRETO CORRETTIVO RIFORMA DELLO SPORT DALLE PRIME INDISCREZIONI ANCORA NEBBIA ALL’ORIZZONTE PER I LAVORATORI SPORTIVI
A margine del convegno “Lo sport muove l’Italia”, organizzato dall’ex ministro Spadafora, sono emerse prime anticipazioni sul Decreto Correttivo alla riforma dello sport così come volontà del neoministro Vezzali, su forte pressione dei membri del costituto tavolo tecnico formato da Federazioni, Enti di promozione sportiva e altri soggetti ad esclusione dei sindacati.
Viene confermata l’entrata in vigore della riforma dal 1° gennaio 2023, ma le modifiche più importanti riguarderanno i compensi sportivi che verranno organizzati secondo tre fasce:
· Da 0 a 5000 euro annui non si pagheranno tasse e contributi di fatto dimezzando l’attuale limite esentasse di 10.000: questo dovrebbe riguardare circa i ¾ dei lavoratori del settore, lavoratori che fanno questo lavoro in maniera occasionale/estemporanea o come secondo lavoro
· Da 5.000 a 15.000 euro annui si pagheranno contributi e non le tasse
· Oltre i 15.000 euro tasse e contributi.
Da queste prime anticipazioni riteniamo importante l’introduzione della componente previdenziale, anche se l’operato del Governo rimane ancora troppo ambiguo e fumoso: il mantenimento della no-tax area anche se ridotta non darà garanzie a stabilizzazioni lavorative, anzi potrebbe favorire un’ulteriore precarizzazione nel settore con le società indotte a suddividere il lavoro fra un numero maggiore di collaboratori e a respingere buona parte dei lavoratori dello sport full time in quanto troppo onerosi.
Il Governo di fatto pare lavarsene le mani, lasciando che la problematica la gestiscano poi direttamente società e lavoratori con l’ovvio forte squilibrio tra le parti. Al momento, infatti, non si sa quali siano l’ammontare dei versamenti previdenziali e fiscali e se questi saranno a carico delle società o del lavoratore o tali oneri saranno condivisi e in che misura. Ricordiamo che nell’attuale sistema l’IRPEF dovrebbe essere versata dal datore di lavoro, ma nella stragrande maggioranza dei casi viene decurtata dal compenso del collaboratore.
Come partito della Rifondazione Comunista esprimiamo inoltre preoccupazione sul fatto che dalla discussione su riforma e controriforma del settore sportivo non si sia fatto nessun cenno alla questione del salario minimo orario, che in questo settore fatto quasi esclusivamente di precarietà, deve essere uno dei temi prioritari se non la prima questione dalla quale partire.
Il settore sportivo non può continuare a reggersi su regole poco chiare controverse ed ambigue, ma necessita una sua regolamentazione ed ordinamento chiari ed univoci che riguardino sia le società sportive sia quelli che vengono nominati collaboratori, ma che nella realtà sono lavoratori a tutti gli effetti ma ancora senza diritti.
Riccardo Pennati, Prc/SE Federazione di Milano (Lavoratore del comparto SPORT)
