Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa del Coordinamento Uguali Doveri di Lodi in merito alla delibera di giunta approvata oggi (17/10/2018) riguardante l’accesso ai servizi basilari da parte dei bambini figli di famiglie migranti.
«Con la delibera di Giunta approvata oggi la Sindaca Casanova e la sua Giunta hanno deciso di continuare a vessare i cittadini non comunitari con richieste illegali e procedure che stanno diventano ridicole.
Dopo aver riconosciuto, con almeno 6 mesi di ritardo, che i certificati richiesti dal Regolamento lodigiano non sono ottenibili se non in casi eccezionali, ora chiedono alle centinaia di famiglie che hanno già speso tempo e soldi per recarsi nei consolati e ambasciate di ritornare nelle rappresentanze diplomatiche per farsi fare nuovi certificati, che dichiarano l’impossibilità di produrre i precedenti certificati! Ma perché queste dichiarazioni non le cerca il Comune?
Inoltre, scaricano sul Dirigente comunale il compito di decidere nei casi ambigui. Questo è inaccettabile perché crea discrezionalità, ed è illegittimo perché il Consiglio comunale aveva chiesto che venisse redatto entro lo scorso 31 dicembre l’elenco del Paesi in cui è oggettivamente impossibile produrre i certificati, mentre qui lo si redigerà non si sa quando ma grazie alla fatica delle persone che devono sobbarcarsi altri compiti burocratici.
Ci sono poi passaggi della delibera che sfiorano il ridicolo, come quello che sospende l’accoglimento della domanda fino a quando il Comune non avrà accertato se in un certo Paese c’è o meno la guerra, contattando “i competenti Ministeri”.
In ogni caso il comune di Lodi rimane comunque nell’illegalità perché la normativa ISEE non consente alla amministrazione di chiedere ai soli stranieri documentazione aggiuntiva rispetto all’ISEE che il modo con il quale viene accertata per tutti la condizione di bisogno: il coordinamento continuerà quindi il suo impegno per ottenere la modifica integrale del regolamento e l’accesso ai servizi sociali a parità di condizioni tra italiani e stranieri anche prima della decisione che il Tribunale di Milano è chiamato a prendere su questo punto il 6 novembre prossimo».
