50 AL GELO – ATTI DI AUTOLESIONISMO – ANCORA SENZA TELEFONI, SENZA VESTITI, SENZA MEDIATORI MA PSICOFARMACI IN ABBONDANZA

50 AL GELO – ATTI DI AUTOLESIONISMO – ANCORA SENZA TELEFONI, SENZA VESTITI, SENZA MEDIATORI MA PSICOFARMACI IN ABBONDANZA

Sono stati circa in 50 a trascorrere anche la notte di San Silvestro ingabbiati nel CPR di Milano, dopo il massiccio afflusso di persone introdotte subito dopo Natale.
Ci sono arrivate con la solita estrazione a sorte della tombola senza criterio della gestione centralizzata Lamorgese dei CPR, tra i cittadini tunisini che, appena sbarcati, sono stati prima sequestrati per due settimane al largo delle coste in navi quarantena (quelle per “proteggere” la popolazione -elettorale- da eventuali contagi, quando per chi è a bordo sostanzialmente non vi è  assistenza medica e soprattutto legale).
Ad attenderli in via Corelli, la neve ed il gelo, a causa di un riscaldamento  non funzionante, e coperte che, quando mai raggiungono il numero di una a testa, sono comunque troppo poche, tant’è che si verifica spesso una vera corsa all’accaparramento dei quelle lasciate incustodite da altri: è anche sull’ “oculatezza” su queste spese che si mantiene con profitto la gestione di un centro, specie dopo un periodo di relativa magra per chi, da condizioni d’appalto, viene retribuito a numero di ospite per giorno, e ha trascorso settimane di blocco per accessi per inagibilità e isolamento covid.
Come di rito, è seguita la spoliazione, all’ingresso, dai propri vestiti (per l’utilizzo di tutone identiche che possono essere cambiate solo una volta alla settimana, come la biancheria: se fai la doccia te la rimetti sporca) con prassi illegittima utile solo a completare il preciso quadro di un disegno di alienazione e umiliazione. Tanto più che il pretesto della possibile pericolosità di cordoncini e bottoni dei vestiti propri non regge dinanzi ai moltissimi casi di autoimpiccagioni con le lenzuola, inghiottimento di vetri delle finestre e bulloni. Continuano infatti gli atti di autolesionismo, pressochè quotidianamente.
Ancor prima dei vestiti, sono stati sequestrati prima i telefoni cellulari, al fine di isolare totalmente i trattenuti dall’esterno (e dall’assistenza legale che potrebbero ricevere); per lo più essi anzi vengono già prelevati nel corso del viaggio, onde evitare che si possa comunicare a parenti e legali la destinazione, oltretutto il più delle volte neppure conosciuta quando si viene caricati sul bus o sull’aereo.
E mentre, secondo il Regolamento CIE, quantomeno dovrebbe essere garantita la presenza di telefoni fissi, nel numero di 1 ogni 15 persone, non vi è allo stato nulla di tutto questo in via Corelli; prosegue l’anomala prassi di 2 soli telefonini del gestore messi a disposizione di tutti i trattenuti (al momento la capienza è di 56 persone ma salirà a 140 a regime). Sennonché, “messi a disposizione” è un eufemismo, considerato che per lo più si tratta di gentile concessione assolutamente discrezionale, in orari predeterminati e in giorni predeterminati (ma spesso variati dai gestori stessi), a fronte di richiesta su prenotazione, per telefonate da effettuarsi sotto sorveglianza e con schede telefoniche pagate o con l’eventuale dotazione iniziale di denaro in possesso del trattenuto o con il pocket money di 5 euro ogni due giorni, con il quale ci si deve acquistare anche gli snack in caso di fame fuori dei pasti principali, ed eventualmente le sigarette.
E se non vi è alcuna prova che vengano effettivamente consegnati la Carta dei Diritti e gli opuscoli sulla protezione internazionale, che per legge dovrebbero essere dati all’ingresso nella struttura, si ha invece la certezza che proprio sia inesistente la figura dell’informatore legale, come pure non vi sono mediatori culturali professionisti utili ad arabofoni, nonostante si tratti di personale che il gestore sarebbe tenuto a garantire secondo l’appalto: le persone sono lì e non sanno dove sono, perchè sono lì, per quanto tempo, e quali diritti potrebbero rivendicare.
Dal punto di vista medico, le cose non vanno meglio: non risulta esserci una vera e propria convenzione con l’ATS/ASL come per legge invece dovrebbe, sia per le visite all’ingresso che certifichino la compatibilità dello stato psicofisico con il trattenimento coattivo, sia per le visite in caso di problemi sanitari che necessitino di cure non fornite dal presidio medico interno (privato): chi ha il mal di denti se lo tiene, e così chi abbia problemi sanitari che non giustifichino un invio al pronto soccorso d’emergenza.
Per il resto, nessuna attività simil-ricreativa che sia una (da regolamento in sostanza non si può neppure detenere materiale per leggere e scrivere), per rompere il silenzio e l’avvilimento, nonostante pure il gestore sarebbe tenuto a garantirle: apprendiamo dal sito della prefettura che finalmente, oltre ai materassi che ormai scarseggiavano, è stato riacquistato un televisore (quello, unico, per 56 persone, con il telecomando in mano all’operatore di turno)  che le scorse proteste avevano distrutto. Almeno si potrà alternare la visione di quello all’attività principale del fissare il vuoto e assumere psicofarmaci, la cui richiesta è sempre alta: in troppi non hanno la convenienza di scoraggiarla.
Abbiamo appreso, come già anticipato, che il 18 dicembre si è tenuta una ispezione del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale: attendiamo impazienti di leggerne il report. Nel frattempo abbiamo messo a disposizione del suo ufficio, come già di quello del garante comunale di Milano, le nostre segnalazioni e il nostro materiale raccolto.
Con la speranza che questo anno possa finalmente vedere la chiusura di questo luogo infame che porta disonore a tante città e regioni e offende cittadine e cittadini anche d’Italia.


Noi, anche per il 2021, non ci limiteremo a sperarlo.
Buon #Capodanno2021 #nocpr #noaicpr #maipiucorelli

Rete Mai più lager NO ai CPR