FERRERO: SPESE MILITARI, PERCHÉ L’AUMENTO È COMPLETAMENTE SBAGLIATO E DANNOSO

FERRERO: SPESE MILITARI, PERCHÉ L’AUMENTO È COMPLETAMENTE SBAGLIATO E DANNOSO.

Dal Blog di Paolo Ferrero, vicepresidente del Partito della Sinistra Europea sul sito de Il Fatto Quotidiano.

La scelta del governo italiano di portare la spesa militare da 25 a 38 miliardi di euro è completamente sbagliata e dannosa per il popolo italiano.

In primo luogo perché si tratta di un mucchio di soldi sprecati. Stiamo parlando di una spesa che è destinata a ripetersi ogni anno e che equivale quasi ad un punto di Pil. Una cifra enorme che con ogni evidenza viene tolta alla spesa sociale. Faccio notare che il risparmio annuale che lo Stato ottiene con la sciagurata legge Fornero che manda la gente in pensione a 70 anni e produce milioni di giovani disoccupati, è meno di 8 miliardi. In pratica se non aumentassimo la spesa militare potremmo portare le pensioni a 60 anni, fare una vera assistenza per gli anziani non autosufficienti, migliorare il reddito di cittadinanza per i disoccupati rendendola una misura stabile e universale, aumentare la spesa per la sanità e l’istruzione pubblica. Con 13 miliardi all’anno si possono fare un mucchio di buone cose. Invece il governo sceglie le spese militari che possono solo portare morte e distruzione.

In secondo luogo perché questi soldi prima o poi dovremmo restituirli. Com’è noto Draghi è stato messo a fare il presidente del Consiglio perché doveva garantire l’Europa e i poteri forti sulla spesa dei 200 miliardi arrivati dall’Europa. Draghi ha fatto il suo lavoro usando questi soldi non per sviluppare lo stato sociale ma per finanziare – senza vincoli – il sistema delle imprese. Adesso sta continuando nel suo lavoro con l’aumento delle spese militari. Mentre negli anni scorsi il Draghi presidente della Bce continuava a predicare ed imporre sacrifici, il Draghi Presidente del Consiglio ha speso come se non ci fossero problemi. Ma tutti sappiamo che i due terzi dei soldi che Draghi ha speso saranno da restituire. Non è pensabile che adesso buttiamo dalla finestra 13 miliardi di euro per le spese militari e poi nei prossimi anni ci verranno a dire che dobbiamo nuovamente fare i sacrifici perché dobbiamo restituire i soldi con cui abbiamo comprato armi

In terzo luogo è del tutto evidente che con la guerra e le sanzioni boomerang che i governi della Nato hanno fatto, l’economia italiana crescerà molto di meno di quanto previsto. Quindi il rapporto deficit-Pil è destinato a peggiorare e tra breve i rigoristi dell’Unione europea ci porranno nuovamente il problema di tagliare.

Da ultimo queste spese militari sono in larga parte inutili anche sul piano strettamente militare: non siamo una potenza nucleare, non siamo in grado di sviluppare tecnologie in grado di mettere fuori gioco gli armamenti altrui (come i missili ipersonici russi che faranno rottamare miliardi di difese antimissile della NATO) e non dovremmo fare guerre offensive che sono palesemente vietate dalla Costituzione del nostro paese. Per difendere il suolo patrio servirebbe un serio programma sulla difesa popolare che poco o nulla ha a che vedere con il nostro esercito inquadrato nella Nato e con queste spese militari miliardarie. Queste spese servono solo a finanziare il complesso militare industriale che produce pochi posti di lavoro, lauti profitti per gli azionisti e grandi benefit per i politici riciclati a dirigere queste imprese. Bene che vada sono uno spreco, male che vada un danno.

L’aumento delle spese militari non si deve fare perché è una misura contro il popolo italiano: bisogna tagliare la spesa militare e non aumentarla!

Draghi, forte dell’appoggio di Mattarella ha detto che sarebbe andato avanti. Giuseppe Conte, che da premier ha impegnato i suoi governi con la Nato a raggiungere una spesa militare pari al 2% del Pil – e che anche nel primo anno della pandemia ha aumentato i fondi per la difesa – adesso dice che è contrario. Conte ha quindi messo in campo un comportamento altalenante, tipico di quella furbizia, di quella demagogia politica contro cui era nato il Movimento cinque stelle. Altri tempi…

Non possiamo quindi affidarci ai nostri governanti, che o hanno l’elmetto in testa oppure sono così ondivaghi da risultare meno credibili di un ubriaco. L’unica strada è quella che il popolo italiano, che nella sua maggioranza è totalmente contrario all’aumento delle spese militari, faccia sentire la sua voce, in modo che il governo e il Parlamento ne debbano tener conto. Ieri a Napoli Draghi è stato contestato. Costruire la mobilitazione in tutta Italia contro questo scempio dell’aumento delle spese militari non solo è giusto: è un vero e proprio dovere civile di ogni cittadino responsabile.

(leggi anche sul sito de Il Fatto Quotidiano)