GOVERNO E REGIONI ALLA PROVA DEL VIRUS

Pubblichiamo di seguito l’editoriale di #inforifo del 03 aprile 2021 – il periodico settimanale di informazione politica a cura del Comitato regionale lombardo del Prc/SE Lombardia. A questo link è possibile scaricare l’intero numero in formato pdf.

GOVERNO E REGIONI ALLA PROVA DEL VIRUS

Nell’immane tragedia che ci sta travolgendo, un virus invisibile si è incaricato di esporre con innegabile evidenza ciò si è voluto occultare per troppo tempo: il fallimento e l’iniquità di politiche sanitarie affidate a logiche privatistiche che hanno desertificato i servizi di prossimità, disertato la prevenzione e investito dove il profitto era più allettante. Proprio le regioni che per prime si sono distinte su questo piano, definite “l’eccellenza”, la “locomotiva d’Italia”, hanno dimostrato l’assurdità del sistema; le altre, i vagoni che dovevano seguirle a rimorchio, arrancano inadeguate e impoverite.

La cosiddetta “autonomia differenziata”, lascito della pessima modifica costituzionale del Titolo V del 2001, fu l’espediente con cui il centrosinistra al governo pretese di sottrarre alla Lega la questione del federalismo fiscale; la conseguenza è che dal 2018 quella “riforma” viene brandita da alcune regioni, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna per prime, per esigere piena autonomia legislativa su ben 23 materie, dalla sanità all’istruzione, alle infrastrutture, all’ambiente e ai diritti del lavoro (solo per citarne alcune) oltre alla pretesa di trattenere il residuo fiscale, sottraendolo allo Stato e alla perequazione conseguente. Nel contesto attuale, sebbene l’autonomia differenziata non sia ancora andata in porto grazie anche alla mobilitazione di comitati e movimenti, di cui Rifondazione Comunista è parte attiva e in alcuni casi promotrice, di fatto le Regioni si comportano come autonome, con sovrapposizione di poteri e una contesa insostenibile con il Governo, in un insopportabile scaricabarile di responsabilità.

Il contenzioso Stato-Regioni è ai massimi livelli e la Corte Costituzionale deve ripetutamente riaffermare che “il legislatore regionale non può invadere …una materia avente per oggetto una pandemia, diffusa a livello globale e perciò affidata alla competenza esclusiva dello Stato…”. Nell’affrontare la crisi pandemica, l’unica cosa che accomuna tutti i livelli istituzionali, dal governo nazionale (tanto il recente che l’attuale) a quelli regionali, è la subalternità alle pressioni del mondo imprenditoriale e alle lobbies più influenti, con un occhio di riguardo al proprio elettorato di riferimento.

Le cronache quotidiane sulla gestione dei vaccini ne sono una triste conferma, dalla proposta indecente dell’assessora lombarda di distribuirli in base al PIL, alla disponibilità di alcuni “governatori” a rifornirsi autonomamente su mercati paralleli, al criterio oscuro con cui sono distribuiti nei vari territori per cui capita che regioni con un pari numero di abitanti abbiano una differente quantità di vaccini. Resta il fatto che a farne le spese sono il Mezzogiorno e le aree più depresse del Paese, impoverite da una storica, iniqua distribuzione di risorse e di organici; e, ovviamente, le fasce sociali più deboli di qualsiasi latitudine.  Il progetto di regionalismo differenziato, ancora impunemente rivendicato sia a destra che nel centrosinistra, va contrastato con forza e coerenza: ne va della tenuta dell’unità della Repubblica. Il virus ci ha insegnato l’importanza di avere un servizio sanitario unitario nazionale e il ruolo centrale del pubblico come garanzia di uguali diritti per tutti e tutte.