8 MARZO 2021: SCIOPERO GLOBALE DELLE DONNE

8 MARZO 2021: SCIOPERO GLOBALE DELLE DONNE

L’editoriale del numero 3 del 06 marzo 2012 di #inforifo – periodico di informazione politica a cura del Comitato Regionale Lombardo del Prc/SE.

A questo link è possibile scaricare l’interno numero in formato pdf

Guai a chi per l’8 marzo prossimo si permette di evocare feste, mimose o anche di enumerare conquiste quotidianamente disattese. La crisi sociale scatenata dalla pandemia tocca in modo drammatico la vita delle donne: fra novembre e dicembre 2020 hanno perso il lavoro 99.000 donne, malgrado ammortizzatori sociali e blocco dei licenziamenti. Precarie, part-time spesso involontarie, partite Iva, piccole artigiane e commercianti escono dal lavoro e spesso rinunciano a rientravi se è vero che sempre in quei mesi le disoccupate crescono di 20.000 unità e le inattive di 60.000; sono quelle che hanno perso la speranza di trovare un lavoro e non lo cercano più. Nello stesso periodo 2000 sono gli uomini licenziati. In tutto il  2020 si ripresenta questo squilibrio scandaloso: 312.000 donne perdono il lavoro a fronte di 132.000 maschi.   Il 54% delle donne nel 2020 ha subito una perdita di reddito, per il 17% le entrate sono diminuite del 50%, il 38% non è in grado di affrontare una spesa straordinaria. La crisi non solo colpisce le classi popolari, ma in particolare le donne e rende esplosive  discriminazioni prima non percepite a livello di massa : basso tasso di occupazione, disparità salariale, femminilizzazione dei settori più dequalificati, tetto di cristallo per le figure dirigenziali, politiche di conciliazione fatte per fare stare insieme quello che non potrebbe stare :il lavoro nella produzione e tutto il lavoro della riproduzione sociale, cioè la famiglia, i figli, gli anziani, i disabili. Tutti “naturalmente” accuditi dalle donne. (50% delle donne si assume in solitudine questo carico). La violenza degli uomini contro le donne è in aumento.  Nel 2020 gli omicidi in Italia diminuiscono, ma aumentano i femminicidi; e ogni volta che una donna viene assassinata in genere dal partner si ripete il secondo delitto da parte dei media: la vita della donna viene frugata in ogni intimo particolare e spesso l’assassino viene presentato come vittima della passione d’amore. Perfino alcune sentenze della magistratura sono subalterne a questa cultura misogina.  Durante il lockdown le telefonate ai Centri Antiviolenza sono aumentate del 75%. La casa che doveva difendere dal contagio per molte donne è stata la convivenza con un carnefice. Questa descrizione non ingabbia le donne al ruolo di subalterne, è il punto di partenza della lotta: da quando le donne hanno osato ribellarsi, mettersi insieme e costituirsi in movimenti, sviluppano la rivoluzione più lunga, quella contro il patriarcato. Da anni è in campo un grande movimento internazionale transfemminista che lotta contro la violenza maschile, contro la società patriarcale e l’economia del profitto. In Italia prende il nome di Non una di Meno Anche quest’anno per l’8 marzo proclama lo sciopero del lavoro di produzione, di riproduzione e di cura, una nuova forma di lotta e di unità’ delle donne. L’appello per lo sciopero dice “un intero sistema produttivo economico e politico si basa sullo sfruttamento sistematico dei nostri corpi e delle nostre forze, delle nostre vite, ecco perché vogliamo smettere di produrre e riprodurre valore, ecco perché vogliamo scioperare. Se ci fermiamo noi si ferma il mondo “Sembra un proclama astratto, ma è tanto concreto e affondato nella materialità della realtà, che lo sciopero trova ostacoli, incomprensioni, impedimenti; in particolare quest’anno, segno che colpisce assetti vitali e culture consolidate quelle delle élites capitalistiche, ma anche di una sedicente sinistra, attenta solo al numero delle sottosegretarie, e dei vertici sindacali che ignorano la crescente osmosi fra base sindacale e femminismo. Per questo Rifondazione Comunista non solo aderisce formalmente allo sciopero, ma invita le sue iscritte e i suoi iscritti ad adoperarsi per farlo conoscere, per discuterne gli obiettivi, per aumentare il numero di chi lo condivide e di chi lo pratica