PANDEMIA, VACCINI E FASE POLITCA.

Pubblichiamo di seguito l’editoriale del nuovo numero di #inforifo – periodico di informazione politica a cura del Comitato Regionale lombardo del Partito della Rifondazione Comunista. A questo link è possibile scaricare il nuovo numero integralmente in formato pdf stampabile.

PANDEMIA, VACCINI E FASE POLITCA.

In sede di WTO, Usa, Europa, Gran Bretagna, Australia e Brasile di Bolsonaro hanno opposto il loro diniego alla richiesta di Brasile e Sudafrica, sostenuta dallo stesso Oms, alla sospensione dei brevetti sui vaccini.

La pandemia non ammette la interruzione della competizione globale, i profitti di Big Pharma e i disegni di egemonia su scala globale non prevedono moratorie.

Nessun spazio di ambiguità, la governance europea ha fatto le sue scelte. Nonostante il crescere dell’insofferenza al disciplinamento sociale, alla menzogna di una fuoriuscita a breve della emergenza sanitaria, di strati profondi della società impoveriti, si sceglie, comunque, la strada del contenimento delle capacità produttive dei vaccini, per garantire i profitti delle multinazionali e il loro uso politico nel quadro della competizione globale.

Non c’è cooperazione nel quadro della emergenza sanitaria ed economica prodotta dalla pandemia. La scelta di non condividere i brevetti dice con chiarezza dell’intenzione del blocco Occidentale ed Atlantico di accrescere la propria forza economica, politica ed anche militare. La linea è quella del confronto duro per rispondere alla crescente influenza della Cina in Asia ed in Africa e per contenere i progetti di Mosca, dal Baltico al Mediterraneo, antica vocazione strategica della Russia dalle traiettorie del commercio dei Russi, all’impero zarista, rinnovatasi con la caduta della Unione Sovietica.

Linee di scontro che emergono con chiarezza dentro gli stessi sviluppi della crisi sanitaria e della gestione della stessa offerta dei vaccini. Determinarne la scarsità, gestirne il monopolio, la maggior potenza produttiva, nel quadro dello scontro geopolitici è affare più importante che sconfiggere la pandemia su scala globale. Il volto imperturbabile di Ursula von Der lyene di fronte alle accuse di Manon Aubry diceva questo.

Quello che vale adesso vale anche per il futuro. Nel progredire della crisi climatica, della rottura degli equilibri naturali e nella poco remota possibilità che si riproducono nuove pandemie, il capitalismo europeo e Atlantico, si organizza per gestire questi eventi nella ferma volontà di crescere la propria Potenza e la propria capacità di competere su scala globale, con armi che possono essere più potenti delle flotte di portaerei.  La crisi lascia sul terreno una scia di morti e la caduta verticale del Pil ma, è anche una grande occasione. Lo è anche per l’Europa per le forze che lavorano al suo rafforzamento sia politiche che economiche. La scelta è chiara. Pianificare con gli investimenti europei, con l’allenamento dei vincoli alle politiche economiche e con il benevolo intervento della BCE sul mercato dei titoli sovrani, la riorganizzazione degli assets strategici e della manifattura su scala continentale, l’unica che permette nei nuovi contorni del mercato globale una qualche capacità di giocare la partita. L’Italia è comunque parte importante di questo progetto, per il suo peso nella manifattura continentale e per il valore economico del suo mercato interno. Il disciplinamento del ceto politico a questo progetto nel nostro paese è la base su cui è nato il governo Draghi con la repentina dissoluzione delle pulsioni sovranista, prima dei cinque stelle e adesso anche della lega. La governance europea è entrata direttamente in campo e si prepara a gestire la crisi avendo come obiettivo strategico quello di garantire nel nuovo quadro quello di garantire in primis gli interessi della finanza e della grande industria.  La scelta sui vaccini è una chiara indicazione di quel che sarà. Prima il profitto contro il diritto alla vita e alla salute.