La Banca della Terra lombarda: un’opportunità tutta da costruire. di Vincenzo Vasciaveo.

A febbraio scorso è stato finalmente emanato dalla Giunta Maroni  il regolamento per il funzionamento della Banca della Terra lombarda, dopo anni di ritardo.

La Banca della Terra, sull’esempio di altre regioni, è un inventario delle terre, pubbliche e private, incolte o abbandonate da almeno due anni che possono essere messe a disposizione di agricoltori, di giovani, di donne o di disoccupati over 50 per una loro messa a coltura attraverso contratti di affittanza.

Pur essendo lo spirito del provvedimento in sè positivo, l’applicazione che ne fa la Giunta di centro destra lascia molto a desiderare.  Il primo problema è che questa mappa sarebbe  costituita da terreni che il proprietario “vuole” dare in locazione, e quindi non esistendo vincoli di alcun genere, tali appezzamenti incolti rimarrebbero  tali ancora a lungo nel caso i proprietari non autorizzassero l’iscrizione alla Banca delle loro proprietà abbandonate.

Inoltre non esistono incentivi di alcun tipo, ma ci si limita a mettere in contatto la domanda con l’eventuale offerta in maniera notarile visitando un sito e poi succeda quel che succeda.

Quello che manca è la definizione di una politica agricola regionale generale che vada nella direzione di creare lavoro per giovani, donne ed over 50, in un settore dove è ormai statisticamente acclarato che i giovani vogliono tornare a sperimentare un’opportunità occupazionale.

Inoltre si indica tra i criteri di assegnazione prioritari il modello agricolo biologico quando questa Giunta non ha fatto nulla, come peraltro quella precedente, per favorire questa strada, “sdraiandosi” invece prevalentemente sulla produzione agricola industriale, con tutte le contraddizioni e i danni che ne derivano per l’ambiente, la salute, la fertilità dei suoli, le acque, purché, se va bene, sia locale.

In questo quadro l’iniziativa e le pressioni di soggetti interessati a costruire occasioni di lavoro pUò allargare lo spazio che la banca della terra offre. In primo luogo  per verificare l’efficacia quantomeno del registro dei terreni,  e poi per chiedere incentivi e vincoli  che favoriscano la crescita di nuova occupazione in un settore che già di per sé  vede un incremento occupazionale e, per quanto riguarda il biologico, incrementi di consumi annuali a due cifre. La Lombardia è la regione con maggiore domanda di prodotti agricoli ecosostenibili e tra quelle con la minore offerta disponibile!

Una politica di “riconversione ecologica dell’economia” in questo settore a sostegno dell’occupazione  potrebbe far tesoro di esperienze a livello internazionale come le CSA.