La Lombardia concentra e accentra.

di Antonietta Bottini.

La Lombardia concentra e accentra. I segnali si stanno moltiplicando: la Giunta Regionale ha deciso di accorpare i suoi uffici territoriali in 8 sedi. Il tutto assomiglia molto alla mappatura delle 8 nuove ATS (che sostituiscono le ex 12 Asl), assomiglia agli 8 ambiti proposti nel Pdl di riordino per il Sistema Idrico Integrato. Questa tendenza potrà replicarsi in altri comparti quali rifiuti, gas energia ecc. Si tratta di riordini, delimitazioni, accorpamenti che stanno progressivamente svuotando di funzioni le ex municipalizzate ancora in vita, e, ancora più grave, stanno progressivamente allontanando e distaccando la gestione dei Servizi Pubblici Locali dalla competenza dei Comuni. Il disegno ormai è chiaro: la Regione accentra il ruolo di governo, riservandosi anche ogni potere decisionale fin qui assegnato a Enti territoriali, e affida a Società private il monopolio della gestione dei servizi. La Giunta Maroni sta nei fatti cancellando il modello dei Comuni i quali, singolarmente oppure associati tramite Convenzioni, Consorzi o altro, cooperano fra loro per amministrare e gestire in autonomia territori e servizi di loro competenza. Il modello ‘lombardo’, invece, viene ora imperniato sulla centralità della Regione e prefigura il governo dei singoli territori attraverso nuovi enti territoriali ad essa direttamente subordinati. Al momento si tratta ancora di gioco spericolato, che deve fare i conti con i poteri assegnati ai Comuni direttamente dalla Costituzione, e poi dal Testo Unico 267. Ma se Maometto non va alla montagna … Ad esempio se la Regione non può modificare i confini provinciali, basta stabilire, ad esempio, che un ambito ottimale sia formato in unicum dalla provincia di Mantova e di Cremona. Altro esempio: “in attesa della riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione”, grazie alla Legge 54/2014 (Delrio) le Province vengono trasformate in Enti di Area Vasta’attraverso i quali, per il meccanismo della sussidiarietà, possono arrivare in capo alla Regione anche gli strumenti di pianificazione intermedia.

Tutto ciò sembra avvenire “all’insaputa” di consiglieri regionali e locali, di sindaci e di partiti presenti nelle amministrazioni, che, vuoi dalla maggioranza, vuoi dall’opposizione stanno costantemente a declamare i mantra dell’efficienza e  della economicità. Eppure in Lombardia dopo vent’anni di governi di destra e di smobilitazione del pubblico a favore del privato, dovrebbe essere chiaro a tutti che le Società private fanno affari privati con i soldi delle nostre tasse e delle nostre bollette.

Valga su tutti l’esempio deI bilancio consolidato A2A dove a fronte di Investimenti in calo (meno 8% dal 2010 al 2014), a fronte del risultato negativo dell’esercizio 2014 (- 37 milioni), sono stati distribuiti dividendi pari a 106 milioni (!). Il guaio è che le Società alle quali i nostri comuni affidano i servizi ‘in house’ sono generalmente raggruppate dentro a grandi holding le quali si occupano esclusivamente della parte finanziaria, spesso speculando su debiti/crediti con le società interne al gruppo, a volte affrontando e rischi della finanza derivata. Anche le società operative usano la finanza, magari per camuffare con proventi di gestione finanziaria le perdite di risultato operativo, come si evidenzia nel bilancio della capogruppo A2A Spa.

Ma allora, ci chiediamo, dove vanno a finire tutte le aspettative di efficienza e di riduzione di bollette accampate dai Comuni per privatizzare, per vendere quote, cioè interi pezzi di ex municipalizzate messe in pancia a singole società?  Ogni volta che si fa una vendita si sbandiera che concentrare i servizi di tanti Comuni in una unica multi servizi, grande, serve a dare dimensioni ‘industriali’ adeguate per rendere la gestione più efficiente, per ottenere finanziamenti per gli investimenti e ‘dare soddisfazione al cliente’. Prendiamo ad esempio l’approvazione dell’offerta fatta da A2A per acquisire il 51% delle quote di LGH, delibere che decine di Comuni hanno approvato all’unisono poco prima dello scorso natale. Sembra che un primo effetto reale sarà quello di disconoscere l’impegno a chiudere (per fine vita) l’inceneritore di Cremona. Vale a dire che l’acquirente (A2A) continuerà a sfruttare un impianto obsoleto e dannoso per la salute degli abitanti. Dunque l’efficienza sarebbe in questo caso la capacità di sfruttare più intensamente l’impianto e l’ambiente!

Prendiamo, altro esempio, la nuova aggregazione (rete di imprese) denominata Water Alliance-Acque di Lombardia, che raggruppa le società di gestione del Servizio Idrico Integrato di 8 province (Brianzacque S.r.l., CAP Holding S.p.a., Lario Reti Holding S.p.a.,  Padania Acque Gestione S.p.a., Pavia Acque S.c.a.r.l., S.Ec.Am. S.p.A., Società Acqua Lodigiana S.r.l., Uniacque S.p.a.,) le quali forniscono il servizio a circa 5,5 milioni di abitanti (oltre metà della Lombardia). Queste società sono tutte controllate direttamente o indirettamente dai Comuni e operano in regime di ‘in house providing’. Eppure, eppure il Patto è stato stipulato lo scorso 5 novembre “all’insaputa” di tutti, consiglieri, assessori sindaci dei Comuni che dovrebbero avere un ‘controllo analogo sulle loro società. Nel Patto c’è scritto che “l’attività è finalizzata alla rappresentanza di interessi comuni e condivisi nei confronti degli stakeholder istituzionali e associativi di livello regionale e sovraregionale (Governo, Parlamento, Autorità indipendenti, Regione Lombardia, Enti di controllo e di rappresentanza istituzionale, Associazioni di categoria, Associazioni dei consumatori)”; chiediamoci dunque: come mai in nessun Consiglio Comunale se ne è discusso? Eppoi, aggiungo,«a pensar male ci s’azecca.»

Infatti un importante dirigente di una delle società coinvolte ha scritto che “Le reti di imprese propongono quindi un approccio graduale ad un inevitabile processo di concentrazione “. Ecco che in questo modo si va a chiudere il cerchio del ragionamento fatto all’inizio di questo articolo: la Regione accentra e concentra, le società ‘pubbliche’ idem, si preparano al processo di concentrazione. Con buona pace per le competenze dei Comuni, per la territorialità e la vicinanza dei servizi ai cittadini, per il personale dipendente che conosce il reale terreno operativo, e con buona pace della possibilità di monitorare controllare verificare quanto dei soldi che paghiamo in bolletta vengono impiegati per il servizio – dalla gestione, alla manutenzione, all’investimento.

E’ ora che gli elettori (almeno quella stragrande maggioranza che ha votato Si ai referendum del 2011) chiedano conto di queste scelte ai loro amministratori comunali, provinciali, regionali, e propongano precisi impegni ai futuri candidati. Basta con le Società. I servizi pubblici devono essere gestiti da aziende pubbliche territoriali!