Ciao Lydia, che la terra ti sia lieve.

Abbiamo appreso da poche ore della morte di Lydia Franceschi, la madre di Roberto Franceschi. Lydia è spirata a 98 anni e dal 23 gennaio 1973, è stata coerente, antifascista e cittadina amante della Costituzione e della giustizia sociale, insegnante e preside di scuola statale, ma per tutte e tutti noi è stata soprattutto la madre di Francesco lo studente, brillante colto e coraggioso, che dalle  fila del Movimento Studentesco animava le lotte alla Università Bocconi contro la selezione di classe e per il diritto allo studio. Quella sera del 1973 fu Francesco fu assassinato con un colpo di pistola alla schiena nel corso dell’intervento della polizia effettuato per impedire l’accesso alla assemblea della facoltà di operai e studenti non iscritti a quella Università. Fu portato d’urgenza all’ospedale insieme all’altro ferito da arma da fuoco Roberto Piacentini .

Quel dolore indicibile della perdita di un figlio non ha annientato Lydia, ma si è trasformato in una tenacia incrollabile per affrontare prima di tutto la battaglia per la verità sulla morte di Francesco. Due processi penali attraversati da menzogne e depistaggi a partire dalla prima notizia data dai giornali secondo la quale Roberto era stato colpito da un sasso (e quindi dagli studenti). Lydia e la famiglia nel primo processo chiedono l’assoluzione dell’agente Gianni Gallo, perché non lo volevano come capro espiatorio di responsabilità più alte, ricordando le testimonianze di molti che avevano visto poliziotti in borghese che sparavano.

Nel secondo processo non fu condannato nessuno, nemmeno il vicequestore Tommaso Paolella visto all’incrocio con via Bocconi che sparava ad altezza d’uomo.

Nel processo civile la sentenza riconosce un risarcimento per l’assassinio di Francesco, che viene tutto impegnato nella costruzione della Fondazione Franceschi che ancor oggi continua ad erogare  borse di studio ed assegni per ricercatori in funzione di quegli obiettivi di democrazia e di uguaglianza sociale in nome dei quali è caduto Francesco, come un nuovo partigiano nella fase storica in cui il problema è applicare la Costituzione perché il neoliberismo la vuole distruggere o sterilizzare.  

Milano, 29/07/2021     

Giovanna Capelli, segreteria regionale Partito della Rifondazione Comunista Lombardia