MAFIA IN LOMBARDIA / Sistema hawala: Cristodaro in carcere. Fu gestore dei soldi dei Mangano

MAFIA IN LOMBARDIA / Sistema hawala: Cristodaro in carcere. Fu gestore dei soldi dei Mangano

Articolo a cura del Presidio di Libera del Cremasco

L’inchiesta coordinata dalla GdF di Milano ha scoperto un inedito sistema “pseudo-imprenditoriale”. Un movimento di denaro di provenienza sconosciuta verso paesi esteri effettuato dal “dominus”

L’inchiesta, coordinata dalla Guardia di finanza di Milano, non solo ha individuato il sistema hawala ma ha anche scoperto un inedito doppio livello questa volta rappresentato non più da stranieri, ma da professionisti italiani definiti “pseudo-imprenditori”. Un livello fino ad ora sconosciuto e del quale Cristodaro è definito come vero e proprio “dominus”. Attorno un fiume di denaro la cui origine resta sconosciuta. Cifre alla mano si parla di movimentazioni per 100 milioni di euro. Il solo Cristodaro in meno di un anno movimenterà oltre mezzo milione di euro attraverso 13 conti correnti a lui riferibili. Il denaro accumulato con il primo livello dell’hawala veniva triangolato dall’Italia verso paesi esteri. Così il gip descrive il ruolo di Cristodaro all’interno dell’organizzazione: “Dominus in qualità di pseudo-imprenditore dell’attività finalizzata alla raccolta e trasferimento del denaro proveniente dai broker hawala e organizzatore del sistema di emissione e utilizzo di fatture false emesse per operazioni inesistenti”. Insomma cambiano i giocatori, ma il ragioniere mantiene fisso il punto. Divenendo uno degli snodi principali di questo nuovo sistema hawala.”

Non è la prima volta che Cristodaro con le sue azioni ha attirato le attenzioni della giustizia. Lo stesso già è stato condannato in via definitiva per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed è stato anche destinatario di un decreto di confisca (secondo il codice antimafia) di beni mobili e immobili per il valore complessivo di circa 5 milioni di euro. Gli inquirenti avevano scoperto una fitta rete di false aziende e prestanome e, avevano svelato i rapporti stretti con gli eredi di Vittorio Mangano, il famoso “stalliere di Arcore”. Rocco e suo fratello mettevano a disposizione le loro competenze contabili per ripulire il denaro ed eludere il fisco. A questa attività criminale è sempre stata accompagnato il mantenimento di una immagine di sé da benefattore, cercando di presentarsi come punto di riferimento per il territorio in cui nel tempo si è radicato. Animali esotici, carrozze vistose, un “presepe vivente” realizzato tutti gli anni e la partecipazione a vari eventi pubblici in tutta la Lombardia hanno mantenuto questa rappresentazione, anche dopo il decreto di confisca. Molti ragazzi, soprattutto provenienti dalle famiglie più fragili, si trovano ad orbitare attorno alla “Fazenda” (così si chiama l’azienda agricola di sua proprietà) e molte famiglie accompagnano lì i loro bambini. Tra le varie iniziative si segnala la sponsorizzazione della festa della squadra di calcio locale. Tutto questo si è mantenuto anche a seguito del decreto di confisca, tanto che il tenore di vita non ne sembrò essere stato apparentemente intaccato. Le prese di posizione dell’amministrazione comunale sono sempre state molto tiepide, tanto che alle prime notizie dei sequestri il sindaco, tutt’ora in carica, si espresse così: “I rapporti con noi sono sempre stati trasparenti, Rocco si è sempre mostrato disponibile e collaborativo, nulla da dire.” Da parte sua, Cristodaro, per mezzo dei propri avvocati, dichiarò alla stampa “Purtroppo nella frazione di Scannabue i servizi sono scarsi, quindi si da la possibilità ai bambini di stare all’aperto e in stretto contatto con gli animali e siamo sempre stati a più completa disposizione per qualsiasi attività il comune o le varie scuole organizzassero”.

Ad oggi nessuno dei beni confiscati è stato destinato a riutilizzo per fini sociali. Si tratta di vari immobili in Lombardia (provincia di Cremona soprattutto, ma anche Bergamo e Milano) e Piemonte.