COMO: «DOPO SETTE MESI LA SITUAZIONE “MIGRANTI” NON E’ MIGLIORATA ED IL CAMPO GOVERNATIVO NON FUNZIONA COME DOVREBBE».di Fabrizio Baggi.

A quattro mesi dall’apertura del “campo governativo “ di CRI e Prefettura la situazione che si trovano a vivere le persone che hanno scelto di utilizzarlo è tutt’altro che facile.

Partendo dal presupposto che, allo stato attuale delle cose,  solo minori, donne e nuclei familiari (marito, moglie e figli) hanno la possibilità di accedervi ed  il risultato è che, dopo un lungo periodo di sovraffollamento oggi abbiamo un campo utilizzato per metà e ed una cinquantina di persone che ogni notte cercano un riparo di fortuna. Prima dell’arrivo del grande freddo nei luoghi nascosti della città contrastati dalla repressione delle forze dell’ordine che doveva impedire la formazione di “bivacchi” o “accampamenti improvvisati” ; poi nella solita ed indipendente parrocchia di Rebbio accompagnati gruppi di volontari che ogni notte fanno delle ronde definite “solidali”.

Contro le nostre aspettative, e venendo meno a tutte le garanzie che le istituzioni avevano dato oggi il campo rivela la sua unica funzione ovvero ristabilire il “decoro urbano”, sgomberare la stazione San Giovanni e nascondere i migranti dalla vista e dalla memoria della cittadinanza lariana.

Nessuna iniziativa di integrazione viene svolta nel campo gestito da CRI, bensì solamente all’esterno e, ancora una volta, esclusivamente su base volontaria. In uno spazio di una ex circoscrizione due volte alla settimana si tengono lezioni di lingua italiana e momenti di intrattenimento musicale accostati al rito del the.

Sempre su base volontaria vengono svolti servizi importanti quali il sostegno psicologico da parte di Medici Senza Frontiere  e l’assistenza legale da parte dell’Osservatorio Giuridico per i Diritti dei Migranti.

Ancora una volta è da segnalare una fortissima mancanza di intervento da parte del’amministrazione comunale a guida PD che dovrebbe rielaborare un piano politico globale per far si che una città di frontiera come la nostra sia pronta ad accogliere, integrare ed aiutare le persone in transito. Infine dovrebbe prendere una posizione sulla barbara pratica delle deportazioni.

Altro gravissimo problema che il campo ha dimostrato di non saper (o voler) risolvere è quello della gestione dei minori non accompagnati. Il DL 18 agosto 2015/n°142 che disciplina le misure di accoglienza per i minori stranieri non accompagnati prevede che in presenza di arrivi consistenti e ravvicinati vengano disposte strutture ricettive temporanee apposite. Questo a Como non avviene ed all’interno del campo convivono adulti e moltissimi ragazzi minorenni creando così spiacevoli situazioni fino ad arrivare alle tragedie appena sfiorate quali il tentato suicidio di una ragazzo di sedici di qualche settimana fa che non appena uscito dall’ospedale è stato reintrodotto nel campo.

La Rete Como Senza Frontiere ha fatto richiesta al Comune, circa un mese fa, di mettere a disposizione  uno spazio per implementare il servizio dei dormitori cittadini i cui posti erano insufficienti già prima dell’emergenza migranti. In questo modo nessun migrante correrebbe il rischio di morire assiderato come stava per succedere già un paio di volte dall’inizio del freddo invernale.

Ad oggi non è ancora stata data risposta perché la politica del Comune ed anche delle associazione che come Caritas dovrebbero occuparsi di accoglienza sembra essere quella di fornire un servizio il più scadente possibile (o di non fornirlo affatto) per disincentivare gli arrivi e scoraggiare le persone in transito.

Questa situazione non è da imputare soltanto alla nostra città ma è la lampante conseguenza di una politica migratoria italiana ed europea che considera i migranti dei numeri e che permette la libera circolazione dei capitali ma non delle persone.

 

Como, 11 gennaio 2017