Rete Como senza frontiere: In memoria di Youssouf Diakite / 27 febbraio 2017 -27 febbraio 2021

Rete Como senza frontiere: In memoria di Youssouf Diakite / 27 febbraio 2017 -27 febbraio 2021

Il 27 febbraio 2017 Youssouf Diakite, giovane migrante maliano, moriva nei pressi della stazione di Balerna, folgorato dalla linea elettrica ferroviaria, mentre nascosto sul tetto di un treno locale cercava di continuare il suo viaggio verso Nord.

Le frontiere della Fortezza Europa hanno ucciso e continuano a uccidere: nel deserto, nel Mediterraneo, sulla rotta balcanica così come sui percorsi ancora più vicini a noi. Intorno, l’Italia e l’Europa continuano a mostrare indifferenza per i diritti di queste migliaia di persone, un’indifferenza a volte tiepida, a volte glaciale.


Per Youssouf Diakite e per le tante, troppe vittime delle migrazioni, Como senza frontiere nella quarta ricorrenza della sua morte ha voluto un ricordo pubblico, con l’affissione negli spazi a disposizione nelle circoscrizioni di un manifesto e con un presidio presso la Stazione ferroviaria di Como San Giovanni nella giornata di venerdì 26 febbraio, alle ore 18 alle ore 19.30.


L’affissione è stata realizzata nella serata di lunedì, ancora in attesa dell’autorizzazione ufficiale, poiché il Comune di Como, nonostante che la relativa richiesta sia stata presentata a tempo debito, non ha dato alcuna risposta fino all’ultimo momento, quando ha accampato scuse relative a un cambiamento di procedura.


Nel denunciare questa incapacità di rispondere a un elementare diritto di partecipazione pubblica (gli spazi di affissione nelle circoscrizioni sono a disposizione di tutte le associazioni, basta farne richiesta), chiediamo anche che questi spazi siano salvaguardati e moltiplicati, e non – come sta succedendo in città – progressivamente cancellati e che siano rese note a tutta la cittadinanza le modalità di utilizzo.


In quegli spazi Como senza frontiere porta all’attenzione di tutta la città il dovere di non dimenticare Youssouf e tutte le donne e gli uomini costretti a percorsi drammatici (e spesso letali) nella ricerca dell’affermazione dei propri diritti.


Como senza frontiere