Alleanza Sociale – Per una buona e piena occupazione in un’economia ambientale e socialmente sotenibile – P.R.C. Lombardia –

Relazione
Abbiamo assunto come compito fondamentale decisivo per arrestare la barbarie che sta distruggendo i capisaldi della civiltà Europea la sconfitta del neoliberismo
Abbiamo la consapevolezza che per battere le politiche neoliberiste diventa oggi fondamentale, soprattutto in Italia, far crescere un grande movimento di massa contro l’austerità.
Questo pone il problema dell’unificazione dei conflitti e dei soggetti sociali sui quali si è abbattuta la scure della gestione neoliberista della crisi, producendo riduzione dei salari, disoccupazione di massa, precarizzazione, distruzione del sistema contrattuale e balcanizzazione del mercato del lavoro.
Una grande frammentazione che rappresenta un fattore di divisione e indebolimento della possibilità di agire il conflitto sociale.
Da ciò la necessità di una proposta di programma in grado di riunificare ciò che la ristrutturazione capitalista ha diviso, intrecciando la battaglia per il lavoro e la piena occupazione, anche attraverso la riduzione dell’orario di lavoro, con la battaglia per il reddito minimo garantito e per un salario minimo orario.
Il Piano per il lavoro proposto dal PRC a livello nazionale vuole rispondere a queste domande mostrando anche concretamente che esistono soluzioni praticabili di fuoruscita dalla crisi in direzione di un diverso modello economico e sociale
Propone di attivare un forte intervento pubblico finalizzato alla piena occupazione e alla riconversione ambientale e sociale dell’attuale modello economico per cambiarlo radicalmente mettendo al centro il benessere sociale e non l’interesse delle banche e delle imprese. Individua i settori in cui investire per allargare il welfare e iniziare concretamente la riconversione ambientale delle produzioni.
Individua nel finanziamento pubblico della riduzione dell’orario di lavoro, uno snodo qualificante.
Propone di dar vita ad un reddito minimo garantito per i disoccupati per impedire che l’assenza di lavoro produca povertà e disperazione.
Definisce quindi una piattaforma di unificazione dei diversi soggetti colpiti dalla crisi.
Il Piano per il lavoro non è stato concepito come campagna propagandistica ma come cornice di riferimento per un’articolazione nei territori su cui costruire vertenze che puntino ad individuare obiettivi concreti e a riunificare i soggetti divisi dalla crisi: dai lavoratori delle fabbriche in crisi, ai giovani disoccupati e precari, dalle partite IVA al precariato cognitivo e quello dei servizi, al complesso delle figure colpite dall’austerità.
Prima di provare ad articolare una proposta per la nostra regione richiamiamo seppur sommariamente gli aspetti della situazione lombarda su cui è, per noi, prioritario intervenire.
In lombardia tutti gli indici economici sono peggiorati più che nel resto d’Italia.
Il governo regionale di centro destra è stato e continua ad essere assolutamente inerte di fronte allo smantellamento e al declino del sistema produttivo lombardo con perdita di capacità produttiva in tutti i settori e in particolare in quelli ad alto contenuto di innovazione.
La disoccupazione nella crisi continua ad aumentare in tutti i settori in specie giovanile più che nel resto del paese: tra il 2007 e il 2013 aumenta del 141% mentre a livello nazionale del 100%
La quota di reddito che va al lavoro e’ diventata percentualmente più bassa che nel resto d’Italia (35% contro una media nazionale del 42% ed europea del 48%)
la povertà, pur essendo inferiore, cresce,nella crisi, il doppio della media italiana. 6% a livello regionale, in certe provinince raggiunge il 10%
La Lombardia ha l’indice di disuguaglianza più alto tra le regioni del Nord Italia.
Nella crisi si è ridotta la capacità complessiva della Lombardia di concorrere sul piano internazionale per mancanza di investimenti nell’innovazione, per le delocalizzazioni di parti pregiate del sistema, per la riduzione degli investimenti in ricerca e sviluppo, e in qualche caso per la rapina dei brevetti a vantaggio delle industrie di paesi del nord Europa.
Siamo alla riduzione dell’apparato industriale lombardo a sistema contoterzista delle aziende del nord Europa, dipendiamo sempre più dalle scelte generali di politica economica e di mercato che fanno altri, il valore aggiunto per addetto delle imprese italiane è una frazione di quello delle concorrenti europee: è prossimo a 60.000 euro, mentre il valore aggiunto per addetto di Wolfsburg, Boblingen, Ingolstadt è al di sopra di 110000 euro.
A tutto ciò bisogna aggiungere:
La mercificazione dei beni comuni considerati solo occasione per gli affari come nel caso della devastazione del territorio per la realizzazione di grandi opere inutili (BREBEMI, pedemontana, ecc ecc)
Il territorio sottoposto a consumo selvaggio( 1999-2012 aree urbanizzate +15%), degradato dallo sfruttamento intensivo e dalle varie forme di inquinamento, devastato dal dissesto idrogeologico conseguenza dell’uso speculativo dello stesso e dalla marginalizzazione economica delle aree rurali e montane.
Lo smantellamento progressivo e le privatizzazioni colpiscono tutti i settori dell’welfare con l’effetto di avere servizi di qualità sempre più bassa, precarizzazione e perdita di posti di lavoro, aggravio dei costi per i cittadini.
Il dramma della questione abitativa in cui coesistono una grave carenza di alloggi, la svendita del patrimonio pubblico e l’incapacità di recuperare gli edifici e alloggi degradati
Crediamo che un altra lombardia sia possibile!
I nostri obiettivi
Pensiamo che di fronte a un pubblico che rinuncia al suo ruolo per assecondare ed estendere le logiche di mercato si possa dare forza alle lotte e unificarle indicando un’alternativa credibile e concretamente praticabile fondata sulle potenzialità di un rilancio economico e produttivo centrato sull’innovazione la riconversione sociale ed ambientale, la salvaguardia del territorio, il lavoro di cura, lavoro buono in un’economia di qualita’!
È’ pero’ evidente che manca la forza per mettere in campo la grande mobilitazione di dimensione regionale che sarebbe necessaria.
Pesa l’indebolimento del sindacato, pesano le divisioni nel mondo del lavoro, il ricatto occupazionale reso più forte dalla minaccia delle delocalizzazioni.
Per questo motivo le proposte che avanziamo hanno due caratteristiche:
-Si rivolgono alle diverse figure in cui è diviso il mondo del lavoro, ma anche a tutti i soggetti che pagano la gestione neoliberista della crisi in termini di perdita di reddito, di diritto alla salute, all’abitare, alla cultura, alla qualità della vita e dell’ambiente, a una sana alimentazione..
-Avanziamo obiettivi perseguibili a livello regionale, ma anche a livello di territori omogenei, dimensione nella quale, stanti gli attuali rapporti di forze, è possibile mobilitare le strutture sindacali locali, a partire dalle rsu, i comitati e le varie forme associative, le forze della sinistra, le società locali in senso largo, nei confronti delle amministrazioni comunali perché assumano le proposte praticabili direttamente al loro livello e si schierino nelle vertenze più generali nei confronti della Regione .
I soggetti
Per questo poniamo la necessità di costruire Un’ALLEANZA SOCIALE! Perché su queste proposte lavoriamo ad unire sia a livello territoriale che regionale, tutti i soggetti sindacali, associativi, politici, istituzionali per costruire un grande movimento che tenga insieme il lavoro, la riconversione ambientale e sociale dell’economia, la difesa e l’innovazione della sanità e della scuola, la valorizzazione del territorio, dell’agricoltura di qualità, del patrimonio storico e artistico. Vogliamo coinvolgere il mondo della cultura che vive nei territori, per valorizzare i saperi sociali diffusi nella costruzione di un diverso modello economico e sociale. La nostra è una proposta politica, non limitata al livello sindacale, né rivolta al solo lavoro dipendente;
vogliamo parlare a tutti quelli che soffrono, a livello di reddito e di diritti le conseguenze dell’offensiva neoliberista che distrugge la società in quanto tale, vogliamo unire o riconnettere le fabbriche al territorio perché la difesa del lavoro e la qualità delle produzioni non è una questione di sola politica sindacale ma riguarda la vita degli abitanti del comune, della provincia, della regione o del Paese in cui si vive.
Le proposte

1)Politiche industriali
In primo luogo La Regione deve assumere un ruolo attivo di indirizzo rispetto all’economia e alle produzioni, dotandosi di strumenti operativi e finanziari che consentano per un verso di intervenire nelle situazioni di crisi con soluzioni che salvaguardino l’occupazione, le produzioni di qualità o con piani di riconversione verso prodotti e produzioni innovativi, per l’altro di orientare gli investimenti verso settori (fare esempi xyw.)
A partire dalle aziende e settori in crisi è necessario avviare soluzioni che contemplino la riduzione del l’orario di lavoro, che deve diventare argomento decisivo nella lotta contro il modello neoliberista.
Gli strumenti
a)Una regia finanziaria che può vedere Finlombarda assumere un ruolo diretto
b) Un diverso approccio sulla questione dei fondi europei (2mld 2014-2020) oggi poco e male utilizzati.
c)Un coinvolgimento dei centri di ricerca d’eccellenza (Cnr, Enea, Politecnico) nell’individuazione di prodotti d’avanguardia e ad alto contenuto tecnologico industrializzabili.
2) Reddito minimo garantito
La regione e i comuni si dotino di strumenti che garantiscano un reddito minimo garantito che permetta a chi ha perso il lavoro il godimento dei minimi diritti di cittadinanza nel rispetto della dignità della persona umana.
La Regione istituisca un reddito minimo garantito di 600 euro mensili (soglia di povertà’ relativa).
I comuni affianchino alla prestazione diretta forme indirette di sostegno come i fondi già istituiti da vari comuni, come l’accesso gratuito a una serie di servizi( mense scolastiche, rette nidi) e esenzione dal pagamento delle tasse locali.
3)Il territorio
Il territorio lombardo, una delle aree più fertili del pianeta, va salvaguardato con scelte che pongano fine al suo consumo, con interventi contro il dissesto idrogeologico, con bonifiche dei siti inquinatil con la riduzione delle colture intensive e l’stensione delle colture e delle pratiche che ripristinino la naturale fertilità dei terreni. Che sono anche quelle che, oltre a rappresentare il miglior presidio del territorio, producono più occupazione.
Oltre a varie forme di incentivi al biologico e all’agricoltura la regione e i comuni possono, con gli strumenti a loro disposizione, sia stimolare il consumo di prodotti dell’agricoltura di prossimità nelle mense scolastiche e ospedaliere che promuovere, mettendo a disposizione spazi adeguati, la vendita diretta…..
Va programmata la rivalorizzazione delle aree periferiche e montane, con il recupero di attività economiche legate alla gestione del territorio e il rilancio e la salvaguardia di produzioni tipiche tradizionali. In tutti e due i casi la creazione di posti di lavoro e’ un obiettivo importante.
4)Riqualificazione e valorizzazione urbana, ambientale…..
la riqualificazione urbana, insieme alla valorizzazione del patrimonio storico, culturale, ambientale del territorio, oltre a rappresentare un bene in se per gli effetti sulla qualità dei luoghi e della vita, possono essere grandi occasioni per creare nuova e buona occupazione. Inoltre incrociano tre temi di rilievo specifico: la casa, la scuola, la questione energia.
In particolare una nuova filiera produttiva potrebbe essere avviata lavorando sul tema della riqualificazione dei centri storici, che sono una quota rilevante del patrimonio edilizio esistente, in senso energetico, dove a causa della sensibilità storico-culturale e ambientale, non sono semplicemente adottabili i processi e i prodotti già in commercio.
5)Edilizia pubblica
Occorre un piano regionale di alloggi in edilizia sociale e convenzionata da realizzare senza consumo di suolo, recuperando aree pubbliche a partire dal demanio militare e cogliendo l’occasione per ristrutturare alloggi tenuti sfitti e riqualificare aree urbane degradate. Anche attivando insediamenti per giovani e giovani copie dove al tema della residenzialità si coniughino i temi del lavoro, dei servizi a loro dedicati e dello svago anche di tipo culturale.
6)Scuola
Sulla scuola e’ indispensabile un piano di investimenti per la messa in sicurezza degli edifici, la dotazione di laboratori, la riduzione del numero di alunni per classe (class action contro violazione normativa sicurezza), la generalizzazione della scuola pubblica per l’infanzia.
7) Energia.
Nel quadro di una strategia orientata alla riduzione dei consumi attraverso una maggiore efficienza energetica degli edifici e delle reti e l’aumento della produzione da fonti rinnovabili, proponiamo i seguenti interventi:
Un intervento normativo della regione in accordo con i comuni che:
a) stabilisca per le ristrutturazioni e i nuovi edifici consumi inferiori a quelli attuali del 30%.
b) incentivi attraverso un uso flessibile delle tasse sulla casa interventi di efficientamento energetico degli edifici.
c) nel quadro degli interventi sulle scuole e sull’edilizia pubblica, preveda l’efficientamento energetico degli edifici e l’installazione del fotovoltaico su tutti gli edifici
Fondamentale è collegare incentivi e politiche pubbliche alla creazione di filiere produttive insediate in specifici distretti locali che si specializzino sui prodotti necessari a questa riconversione ecologica. Questo al fine di evitare che questa importante leva economica finisca per favorire i prodotti e le imprese di altre aree economiche europee che sono certamente su questi temi decisamente più avanzate di quelle Lombarde
8) Mobilità
Nel quadro di una battaglia per la mobilità sostenibile (priorità al trasporto pubblico e collettivo e al ferro, riduzione mobilità individuale su gomma, applicazione delle tecnologie dell’informazione ai flussi di traffico e alla logistica, intermodalita’ ecc.) riprendiamo una proposta contenuta nel programma di etico che ha una potenzialità industriale e occupazionale:
lo sviluppo di infrastrutture per la mobilità elettrica commerciale. La Lombardia da sola comprende il 28% del traffico commerciale del Paese per un volume di 410 milioni di tonnellate; Milano e il suo hinterland sono il principale mercato nazionale per i servizi logistici. Portare l’uso di veicoli elettrici in questo settore avrebbe il doppio effetto di ridurre l’inquinamento atmosferico e di sviluppare l’economia regionale e nazionale legata alla mobilità elettrica. L’uso di mezzi elettrici per il trasporto commerciale regionale è una prospettiva concreta, tenuto conto che in media il trasporto in conto proprio percorre 38 km al giorno.
9) Rifiuti.
La lotta per la chiusura degli inceneritori in una regione in cui si registra una sovracapacita’ rispetto ai rifiuti prodotti, non è soltanto giusta da un punto di vista di difesa dell’ambiente e della salute, ma è importante perché il recupero, il riuso e il riciclo parlano di un modello economico e di consumi……