Giunta lombarda: si dice “no gender” si intende Omofobia.

di Giovanna Capelli

Con voto segreto il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato il giorno 6 ottobre una mozione della Lega che vuole fermare nella scuole la diffusione della cosiddetta “teoria del gender”.Le opposizioni hanno contrastato compatte il testo e lo hanno giustamente definito “ignorante ed oscurantista”. Ma forse c’è un elemento di riflessione in più: questo evento in consiglio regionale si collega ad una precisa strategia politica,che ha già visto le prodezze  censorie del Sindaco di Venezia nel bandire dalle scuole i testi e i progetti   sull’educazione affettiva, sull’uguaglianza di genere ,sul riconoscimento della libertà di orientamento sessuale e sul contrasto alla violenza degli uomini sulle donne. Tutti questi interventi educativi  pur partendo da punti di vista, da sensibilità molto diverse e persino divergenti, presenti nella società civile, sono unificati  dall’intento di promuovere nel luogo privilegiato della formazione della cittadinanza (la scuola ) coscienze libere da pregiudizi, streotipi e ruoli costruiti socialmente: la condizione  subalterna delle donne, lo stigma della omosessualità. In realtà non esiste” una teoria del gender “, e volerlo affermare è gia una mistificazione costruita ad arte. Come chiarisce perfettamente la Società Italiana delle Storiche (SIDL) “i gender studies” sono solo uno strumento concettuale per analizzare la realtà storica delle relazioni fra i sessi, un paradigma interpretativo che spiega le differenze dei ruoli  e delle definizioni di maschile e femminile nel corso della storia umana. Si sta invece tentando di definire una cosiddetta “teoria del no gender”, non solo basata su ignoranza e calunnia ( si allude al fatto che dove si fa educazione alla parità di genere si istigherebbe alla omosessualità, alla masturbazione precoce, alla pornografia etc ), ma su un nucleo organico di proposta reazionaria adeguata ai tempi. Dunque al curriculum politico della Giunta Maroni si aggiunga una nuova vergogna: non basta la decimazione dei consiglieri ed assessori operata dalle inchieste della magistratura (Mantovani e Garavaglia ), né la pervicacia imperturbabile con cui Maroni demolisce l’universalismo dei diritti nella sanità e nella scuola e impegna denaro pubblico per opere inutili e dannose, che ormai ultimate si rivelano un fallimento economico totale (Brebemi e Tem ), si passa ad un nuovo orizzonte della pratica omofoba e misogina già connaturata alla pratica politica del centro-destra. Il quadro è desolante : consultori pubblici chiusi e lauti finanziamenti a quelli confessionali, una applicazione della 194 sempre più faticosa per le donne grazie ad una obiezione di coscienza sapientemente incentivata di medici e infermieri, fino ad arrivare alla illegale obiezione di coscienza dei farmacisti nei confronti della pillola del giorno dopo, contro cui la Giunta e l’assessorato alla sanità nulla hanno fatto, il ticket  sulle procedure per la fecondazione eterologa. La libertà femminile fa paura alla Giunta. Ed ora questa mozione “no gender “.  Solo parole di propaganda nel chiuso di un’aula istituzionale? Non mi pare, piuttosto un passo in avanti nella costruzione di un punto di vista aggressivo, di una identità popolare, integralista e omofoba, capace di ricompattare un centro-destra diviso politicamente e in crisi di consenso, ma anche attraversato da  semplificazioni populiste aggreganti non solo sul versante del no agli esuli e ai migranti, ma anche su quello della difesa della famiglia patriarcale. La società è avanti anni luce nei comportamenti da quel testo, ma i processi politici e sociali trasformano le coscienze con grande rapidità in momenti di crisi mettendole anche in contrasto con le pratiche. A noi spetta costruire una opposizione e un discorso politico,culturale all’altezza della sfida, contando anche, nel caso all’ordine del giorno, sul fatto che gli insegnanti hanno gli strumenti culturali e legali per non lasciarsi condizionare da questa offensiva oscurantista.