I MOTIVI PER I QUALI I CONSIGLIERI DEL GRUPPO SINISITRA PER PISAPIA BASILIO RIZZO E ANITA SONEGO NON HANNO VOTATO LA DELIBERA DELL’ADESIONE ALL’ACCORDO DI PROGRAMMA PER LA TRASFORMAZIONE URBANISTICA DELLE AREE FERROVIARIE DISMESSE E IN DISMISSIONE

Gli scali ferroviari sono una risorsa decisiva per qualificare il tessuto urbano, garantendo insieme alle (poche) aree ex-industriali rimaste ed alle caserme dismesse gli ultimi spazi nel già troppo costruito di una città piccola degli attuali confini municipali quale è Milano. Una risorsa preziosa che deve essere affrontata in una visione unitaria che valorizzi due esigenze primarie dei milanesi: l’ambiente ed i diritti sociali soprattutto dei ceti meno fortunati (in primo luogo il diritto alla casa).

Quindi bisognerà far respirare la città con parchi e verde in misura significativa e coordinata e privilegiare nella residenza l’edilizia residenziale sociale in particolare in affitto (case popolari). Inoltre occorre avere cura di creare quartieri in cui sia garantito il mix-sociale, non concentrando l’edilizia popolare solo in periferia.

Erano le ragioni per cui Basilio Rizzo si era opposto al primitivo accordo di programma che  proposto nel 2007 dalla giunta Moratti e che ieri è stato riproposto sostanzialmente negli stessi termini: per cui abbiamo sempre detto lealmente agli altri gruppi di maggioranza che noi non avremmo approvato il provvedimento.

Vogliamo anche precisare che non si è mai fatta una riunione di maggioranza sul tema ne’ prima ne’ dopo la firma del Sindaco e del Presidente della Regione dell’accordo stesso. Anche la motivazione secondo cui sarebbero stati erogati 80 milioni di euro da parte delle Ferrovie dello Stato per il Comune è un argomento debole. Le F. S. usavano quelle aree avendole avute per l’esercizio di un servizio pubblico quali sono le ferrovie; non crediamo sia corretto considerarle come un “asset” (come si dice per farsi belli) di una immobiliare che le sfrutta e passa una parte dell’utile al Comune.

Quello era ed e’ un bene comune nel senso letterale del termine e deve essere usato come tale in base ad un interesse collettivo sulla destinazione, non puntando sul valore commerciale dello sfruttamento “qualsiasi” delle aree stesse, una volta spostato l’esercizio ferroviario. Un’ultima considerazione: perché tanto scandalo sul nostro voto (peraltro motivato ed in coerenza col giudizio sul merito della scelta proposta) e non sul fatto che le forze di governo della Regione (lega + centro destra) hanno firmato con Maroni l’accordo di programma ed a Palazzo Marino hanno votato contro ? Perche’ non denunciare la cattiva politica che sceglie secondo interessi partitici (si o no a seconda delle convenienze di schieramento) e non sul concreto del provvedimento mentre invece si indirizza la protesta contro chi, come noi, ha scelto sulla base dei contenuti e si è rifiutato di votare secondo una pretesa fedeltà di coalizione peraltro su scelte mai discusse e non decise insieme ?

Noi siamo alleati leali e con le nostre idee, non soldati di ventura. Ma forse è questo che non piace a qualcuno. Cosa c’è di sbagliato nel chiedere che il Comune faccia il Comune, in sede di verifica del P.G.T. prevista peraltro tra pochi mesi, nel 2016, con scelte meditate, di ampio respiro e traguardate alla dimensione dell’area metropolitana e si preoccupi un po’ meno dei desiderata di managers passati e presenti delle società  F.S. forse piu’ interessati ad accordi di carta -da trasformare in stock-options e premi- in vista del futuro collocamento in borsa delle azioni delle Ferrovie ?