LIBERA CHIESA IN LIBERO STATO

20 settembre 145° anniversario della “breccia di Porta Pia”                                     di Giancarlo Bandinelli

L’espressione “libera Chiesa in Libero Stato” venne utilizzata per la prima volta dal francese Charles de Montalambert a cui piacque la frase in latino “ecclesia libera in libera patria”che ancora oggi è possibile ammirare incisa all’interno del suo castello di La-Roche-en-Breuil.

In seguito fu il conte di Cavour  ad utilizzarla in occasione del suo intervento al Parlamento il 27 marzo 1861 che portò alla proclamazione di Roma  come capitale del Regno d’Italia; non ebbe però modo di metterla in pratica per la sua morte improvvisa. Va ricordato anche che Cavour, nella veste di capo del governo nel regno di Sardegna fece approvare, il 29 maggio del 1855, un decreto, proposto dal deputato della sinistra, Umberto Rattazzi, nonché primo Presidente della Camera dopo l’unità d’Italia, inerente l’incameramento dei beni immobili della Chiesa (331 palazzi e rendite per oltre 2 milioni dell’epoca).

Ci penseranno, ahinoi, il fascismo (Patti Lateranensi del 1929) e  successivamente il Governo Craxi nel 1984 con la revisione del “Concordato” (Accordo di Villa Madama)  ad offrire alla Chiesa vecchi e nuovi privilegi fiscali ed economici.

Privilegi economici che oggi complessivamente, stando ai dati messi a disposizione dall’UAAR, ammonterebbero ad oltre 6miliardi e 400milioni annui. Tanto quanto una manovra economica.

Su questo argomento c’è pressoché un diffuso silenzio. Silenzio però che volutamente ha rotto  proprio in questi giorni Papa Francesco. Come ha riportato  “Il Fatto Quotidiano ( lunedì 14 settembre) Papa Bergoglio con una svolta del tutto inattesa  ha detto che gli enti ecclesiastici che svolgono attività commerciali devono pagare le tasse sugli immobili. “Un collegio religioso, essendo religioso, è esente dalle tasse, ma se lavora come albergo è giusto che paghi le imposte”, è stata la sua frase esatta, in un’intervista alla radio portoghese Renascenca. “Alcune congregazioni dicono: ‘Ora che  il convento è vuoto faremo un hotel, un albergo: possiamo ricevere gente e con ciò ci manteniamo e guadagniamo denaro’. Bene, se desideri questo paga le imposte. In caso contrario, il business non è pulito”. Era ora che, oltre ai vari tribunali civili che hanno sancito giuridicamente più volte il fatto che la Chiesa debba pagare le tasse  anche la massima autorità ecclesiale invitasse tutte le Istituzioni religiose a “dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” !

Oltre ai molteplici “favori” economici, alcuni fra l’altro in contrasto con la nostra Costituzione, di cui godono le Istituzioni religiose, un grosso capitolo da aprire riguarda la stretta connessione tra parte significativa delle gerarchie ecclesiastiche e l’integralismo religioso che, nonostante Bergoglio, e’ all’origine di molte “anomalie” tutte italiane: non riconoscimento delle convivenze e del testamento biologico; discriminazione dell’orientamento sessuale;tempi ancora troppo lunghi,nonostante le recenti disposizioni, per separazioni e divorzi; ostruzionismo di ogni sorta per la procreazione assistita e per la pillola RU486; opposizione all’uso degli anticoncezionali; finanziamenti alle scuole private; freni alla ricerca scientifica; privilegi fiscali ed economici….

Nessun anticlericalismo, ma in un momento di difficile situazione economica del nostro Paese, come indicato ora anche da Papa Francesco, vanno rivisti subito, con una seria spending review, i contributi e le esenzioni fiscali concessi alla Chiesa.

Per procedere più  speditamente sul terreno dei diritti civili, che non incidono sulla spesa pubblica, ma  molto sulla vita delle persone, continueremo con l’opera di denuncia delle interferenze confessionali e, soprattutto con  la mobilitazione politica e civile.