Roma 14 novembre 2015 – Siamo tutte/i Nino di Matteo

 di Fabrizio Baggi e Francesca Baserga.

(Foto tratta da “Il Fatto Quotidiano” del 15 novembre).

Sabato 14 novembre, una delegazione del P.R.C. Lombardia, ha preso parte alla manifestazione nazionale a sostegno del P.M. Nino di Matteo indetta da “Movimento Agende Rosse” e “Scorta Civica Palermo”.

Nino di Matteo, magistrato simbolo dell’inchiesta sulla trattativa stato – mafia vive da 22 anni sotto scorta serrata, e negli ultimi tempi è stato condannato a morte dal boss corleonese Totò Riina intercettato durante l’ora d’aria nel cortile del carcere di Opera, condanna successivamente confermata da diversi collaboratori di giustizia. Sembrerebbe che il tritolo per di Matteo sia già a Palermo in attesa di essere utilizzato, e tutto questo accade per lo più nel silenzio delle istituzioni. E’ proprio per rompere il silenzio delle istituzioni, proprio per non lasciare solo colui che, insieme alla procura di Palermo ed agli agenti della sua scorta sta cercando di fare luce su una delle pagine più ributtanti della storia del nostro paese, che si è deciso di organizzare questa manifestazione.

Venerdì notte sono partiti i pullman da tutta l’Italia alla volta della Capitale, la volontà di esserci, di essere lì a gridare che la verità deve venire a galla, e che “I Magistrati antimafia a noi piacciono quando sono vivi!” a Roma si respirava già dalle prime luci dell’alba.

Durante il concentramento in Largo Ricci si sono srotolati i vari striscioni, ed alle 11:00 circa il corteo si è mosso alla volta di Piazza Santi Apostoli. In corteo e sul palco personalità di spicco quali Salvatore Borsellino, Michele Santoro, Vauro, Giulietto Chiesa, Antonio Ingroia, Ferdinando Imposimato e molte/i altre/i.

In tutti gli interventi si è condannato il silenzio istituzionale, ribadendo che come diceva Giovanni Falcone, “la mafia uccide quando si resta soli” e che noi, non vogliamo lasciare solo Nino di Matteo.

Il Partito della Rifondazione Comunista – che si è costituito parte civile nel processo sulla trattativa stato – mafia, da sempre rivendica che venga fatta luce su quelle oscure pagine di storia italiana, ed anche in occasione della sentenza di assoluzione nei confronti di Mannino, abbiamo preso una posizione ben precisa sul ricorso.

E’ sconcertante trovarsi in piazza, parlare di lotta alla mafia e sentire il peso del silenzio dei maggiori rappresentanti dello Stato ad esclusione di Pietro Grasso e il silenzio dei maggiori organi di informazione nazionali. In effetti, trattandosi di una mobilitazione a sostegno di un magistrato che con coraggio ha reso noti i rapporti tra mafia e alti esponenti istituzionali e nonostante le minacce di morte continua inesorabile la sua battaglia per la verità e la giustizia, viene da pensare che il termine più appropriato non sia “silenzio” ma “omertà”. Pensiamo che un atteggiamento omertoso da parte delle istituzioni sia insostenibile e che lo Stato italiano, per definirsi democratico, debba rifarsi ai principi della Costituzione nata dalla Resistenza, avere quindi, nei confronti della criminalità organizzata un atteggiamento di totale contrasto.

Per questo motivo eravamo in piazza, perché nessuna persona alla ricerca di verità e giustizia deve sentirsi sola, perché non vogliamo essere complici di un sistema che abbandona chi dedica la vita alla ricerca della verità affinché il nostro paese non debba più piangere morti per mafia.