RIFONDAZIONE: CONFCOMMERCIO, DIAGNOSI GIUSTA MA RICETTA DEBOLE. LO STATO DEVE TORNARE A ASSUMERE

RIFONDAZIONE: CONFCOMMERCIO, DIAGNOSI GIUSTA MA RICETTA DEBOLE. LO STATO DEVE TORNARE A ASSUMERE

I dati forniti da Confcommercio sull’occupazione giovanile confermano il fallimento delle politiche neoliberiste perseguite dai governi degli ultimi venti anni.

Quelli sull’emigrazione di giovani italiani dal 2000 in poi sono ancor più drammatici perché simili a quelli dell’immediato dopoguerra.
Non basta quindi richiedere – come fa Sangalli – sostegno alle imprese giovanili. Il problema è che la Repubblica deve tornare a farsi carico del compito che gli assegna l’articolo 4 della Costituzione di garantire il diritto al lavoro.
Per farlo non basta invocare incentivi per l’imprenditorialità, c’è bisogno di un vero piano per il lavoro a partire da due misure possibili e indispensabili: l’assunzione di 1 milione di persone nel complesso della pubblica amministrazione e del settore pubblico colmando il gap che ci divide dalla media europea e la riduzione di orario a parità di salario.

La realtà occultata è che tutti i partiti di centrodestra e centrosinistra sono sottomessi ai diktat dei trattati europei e di una Commissione Europea che da anni fissa un indice di disoccupazione ottimale (NAWRU) per l’Italia superiore al 10% per tenere bassi i salari come chiedono la Confindustria tedesca e italiana.
Sono così subalterni alla logica dei mercati e del profitto e insensibili di fronte al dramma occupazionale che anche nel Recovery Plan non c’é nulla per l’occupazione e le risorse stanziate, poche, sono solo per l’imprenditorialità femminile.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Antonello Patta, responsabile lavoro del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea