LE PENSIONI DURANTE IL FASCISMO. SALVINI STUDIA!

di Antonello Patta.

Il segretario della Lega, nella sua corsa ad accreditarsi come capo della destra italiana, ha riproposto il mito nostalgico delle “cose buone” fatte dal fascismo, ponendo tra queste le pensioni.
Allora conviene chiarire con i dati che durante il fascismo la pensione era un privilegio per pochissimi.
In Italia nel 1930, diversi anni dopo l’avvento del fascismo, ricevevano la pensione 239 mila persone, pari allo 0,59% della popolazione. Nel 1940, dopo 20 anni di fascismo, si raggiunse l’estensione maggiore con 683 mila persone, pari soltanto all’ 1,54% della popolazione. E’ solo con l’avvento della repubblica, grazie alle lotte dei lavoratori, che la pensione diventa un fenomeno via via più esteso. Con la riforma del 68 l’impulso più grande quando si arrivò a 9 milioni e mezzo di pensioni, il 18% della popolazione italiana. Oggi riceve la pensione il 26% della popolazione italiana. Le pensioni sono una conquista delle lotte di generazioni di Lavoratori, non la benevola concessione di un piccolo demagogo al servizio di grande industria e agrari come Mussolini. E sarà solo con la ripresa di grandi movimenti di lotta che si riuscirà a difenderle dall’attacco neoliberista, portato avanti da Renzi e dai governi che l’hanno preceduto. L’obiettivo è il loro definitivo smantellamento, è far diventare i lavoratori di oggi pensionati ancor più poveri. Solo la ripresa delle lotte riuscirà a salvare le pensioni e riportarle a un livello dignitoso. Non c’è mai stato ne mai ci sarà nessun uomo della provvidenza dalla parte dei lavoratori, dei poveri e degli oppressi!