[…………………….] COMO

di Pierluigi Tavecchio.

Avanti con convinzione il coordinamento democrazia costituzionale in provincia di Como

 

All’ indomani del 4 dicembre, e della sonora affermazione, anche nella nostra provincia del no al referendum costituzionale , il dato politico più importante ,dopo la sconfitta di chi voleva stravolgere la carta costituzionale ,è stata la decisione di mantenere in attivitá il coordinamento e i comitati che hanno sostenuto il NO.

Nel caso di Como e provincia, questa decisione é stata sostenuta dalla stragrande maggioranza dei soggetti promotori che riunitisi a metà dicembre hanno convenuto sui seguenti punti

  1. a) L’ esperienza di lavoro e di confronto politico avvenuta durante la campagna referendaria, e prima ancora durante la raccolta di firme per il referendum sull’ Italicum, costituisce un patrimonio prezioso che non può essere disperso.
  2. b) La rete di relazioni e di contatti che si é intrecciata in questi mesi deve essere mantenuta perché, respinto questo attacco alla costituzione, rimane aperta sul breve periodo la questione di una legge elettorale che rispetti effettivamente le volontà degli elettori, e sul lungo periodo la questione storica della piena applicazione della carta costituzionale. Bastano queste due ragioni a giustificare l’esistenza di comitati che promuovano campagne politiche per la difesa della costituzione.
  3. c) i tre referendum promossi dalla Cgil sul lavoro (oggi sappiamo che due soli sono stati approvati)dovranno vedere la riattivazione dei comitati di difesa della costituzione anche alla luce del fatto che il voto del 4 dicembre ha lasciato intravedere forti motivazioni economiche e sociali fra i sostenitori del NO.

 

Diffondendo i materiali per il NO, nelle piazze, più che negli incontri pubblici o sui sociale network, é apparso subito chiaro come l’opposizione alla ‘riforma’ costituzionale si sia nutrita di ragioni politiche che collegavano ad esempio la deriva autoritaria e la demolizione dello stato sociale, fra precarietà sociale e restringimento degli spazi di democrazia.

 

I compagni e le compagne di Rifondazione Comunista da subito hanno ritenuto indispensabile continuare l’esperienza dei comitati per il NO,  prima di tutto per mantenere in vita la mobilitazione contro un governo Renzi-bis mascherato, vero schiaffo alla volontà popolare espressa dal referendum, ed in secondo luogo per non disperdere una crescente sensibilità politica che sa collegare i temi specifici dei quesiti referendari e questioni generali e di principio.

 

Il lavoro che si è reso necessario anche per noi comunisti nell’ ultima campagna referendaria é stato innanzitutto quello di svelare le insidie autoritarie del testo Renzi Boschi e di smascherare le bugie propagandistiche sulla riduzione dei costi della politica e del numero dei parlamentari ‘mantenuti’ chiarendo il vero significato di testi scritti con un linguaggio tecnico poco accessibile.  Questo lavoro sarà prezioso anche nel prossimo futuro perché, sui referendum su voucher e appalti occorrerà avere la stessa capacità di far emergere la natura politica dei quesiti e il loro influenza sulle condizioni di tutti i lavoratori, soprattutto per favorire la partecipazione necessaria al superamento del quorum.

 

Un commento finale riguarda le tecniche di comunicazione ed il loro utilizzo da parte nostra. Il fatto che nel referendum costituzionale le ragioni del SI fossero sostenute dalla maggioranza di stampa radio e televisioni e che alla sine il SI abbia perso ci dice una cosa molto importante; come era già successo nel referendum del 2011 sull’ acqua hanno avuto la meglio forme di comunicazione ‘antiche’, come il volantinaggio con spiegazione, il porta a porta, il passaparola individuale e quelle che utilizzano in modo massiccio i social network. Nell’ultima campagna queste pratiche sono state impiegate da noi in modo sempre più intenso ma per renderle efficaci dobbiamo parlare chiaramente per sostenere le nostre tesi e smontare quelle avversarie.

Questo dice che dobbiamo prepararci adeguatamente come nell’ultimo anno sulla costituzione , con le numerose iniziative pubbliche di alto livello che, se non hanno spostato molti consensi perché frequentate da addetti ai lavori sono servite come scuola di formazione per chi avrebbe fatto in seguito campagna referendaria.