di Antonietta Bottini – (ABC) e Giuseppe Abba
Al referendum dello scorso 4 dicembre in Provincia di Pavia l’affluenza al voto è stata pari al 71,03% (la più bassa rispetto alle altre Province della Lombardia), hanno votato NO il 58,23 % (collocando perciò il dato della provincia nella parte alta della classifica in Lombardia), i SI si sono fermati 41,77%.
Da un confronto con i risultati elettorali delle ultime politiche avvenute nel 2013, emerge che i NO sono inferiori al consenso ottenuto dalle liste che formalmente lo sostenevano. Con qualche approssimazione è possibile ipotizzare che nei 172.283 voti per il NO, quelli espressi dall’area a sinistra del PD rappresentino circa il 20%.
Nella lunga campagna referendaria, iniziata a marzo 2016 con la fase della raccolta firme, sono nati 6 comitati territoriali (Vigevano, Mortara, Casorate Primo, Pavia, Stradella, Voghera) in ciascuno dei quali è risultato essenziale il contributo dei compagni di Rifondazione Comunista. Non si è voluto comporre un coordinamento provinciale, anche se tramite web è stato possibile far reciprocamente conoscere i calendari delle attività locali.
La struttura organizzativa dell’Anpi, con il contributo dell’Arci e il fattivo impegno dei ragazzi dell’UDU (specialmente nella fase di nomina dei rappresentanti di lista fuori sede), ha rappresentato il fulcro di coagulo dei comitati territoriali. Va rilevato, comunque, che tutti gli attivisti mobilitati erano esponenti della galassia di sigle della sinistra PD e della sinistra di alternativa. Il gruppo più numeroso e partecipato è stato quello del Comitato di Pavia- città e zona – con esponenti di sinistra interna al PD, Possibile, Sel, Verdi, Socialisti, PRC, oltre a iscritti delle sezioni Anpi e studenti Udu.
E’ mancato invece un impegno diretto di rappresentanti della ‘società civile’ nei banchetti e nelle iniziative referendarie. E’ gioco-forza constatare che le ragioni della democrazia e dell’assetto istituzionale non sono state assunte come prioritarie e/o centrali da donne e uomini che sono tuttavia impegnate-i con costanza e determinazione encomiabili in azioni a tutela di ambiente e territorio o nel volontariato sociale. La società civile si è comunque presentata in massa alle urne il 4 dicembre, ed è proprio grazie alla reattività di un gran numero di elettori ed elettrici a favore della democrazia che si è potuto mettere la Costituzione al riparo dagli attacchi.
Tutti i Comitati pavesi si sono rigorosamente attenuti all’indirizzo del coordinamento nazionale di incentrare le iniziative e la discussione sui contenuti delle modifiche costituzionali e sui profili di incostituzionalità della legge elettorale, anziché sulla critica politica alle posizioni del Governo. Ciò ha contribuito a mantenere unitaria l’azione dei Comitati, pur a fronte della articolazione delle sigle aderenti. Per detta medesima ragione nessun Comitato ha smobilitato dopo l’entusiasmante vittoria. Gli iscritti Anpi restano individualmente attivi, stante che l’Associazione considera conclusa la propria esperienza nei Comitati.
I sei Comitati della provincia di Pavia hanno autonomamente deciso di mantenere organizzata la rete di relazioni costruite, mantenendo in tal modo la capacità di attivarsi tempestivamente nelle fasi che si prospettano cruciali per la democrazia quali la difesa e la concreta attuazione della Costituzione, la formulazione di una legge elettorale costituzionale, la dignità del lavoro in occasione dei referendum cgil.
Resta l’interrogativo circa i rapporti da mantenere con la rete dei Comitati della Lombardia e il Coordinamento Nazionale. Nella Assemblea a Roma dello scorso 21 gennaio è stata approvata la proposta di un Direttivo nel quale inserire due rappresentanti (una donna e un uomo) per ogni Regione. Ma la questione non è solo numerica e merita un approfondimento, da fare anche all’interno del nostro Partito.
