“GARANZIA GIOVANI” PIU’ PRECARIETA’ E SFRUTTAMENTO – Il flop della Regione Lombardia

di Simone Bertolino – ricercatore sociale.

Garanzia Giovani, il tanto sbandierato programma europeo di occupazione giovanile, compie un anno e mezzo. Proviamo a fare un bilancio italiano e soprattutto lombardo utilizzando qualche numero reso pubblico. I dati parlano chiaro e se di garanzie di lavoro per i giovani ce ne sono poche, per quanto riguarda sfruttamento e lauti affari per le agenzie interinali e per le imprese, il piatto è ricco. A voler essere coerenti non si tratta soltanto di Garanzia Giovani (d’ora in poi G.G.): è tutto l’impianto delle politiche attive del lavoro che rappresenta una grande macchina di istituzionalizzazione della precarietà il cui fine reale è “lavorare” la persona per abbatterne le aspettative e i diritti e renderla merce disponibile per l’impresa. L’obbligo di accettazione di qualsiasi offerta formativa/occupazionale pena la perdita dei sussidi contenuta Iniziamo dai numeri. Su G.G. l’UE ha stanziato per l’Italia 1,5 miliardi di euro: più di metà di questi soldi se ne era già andata a maggio di quest’anno in gran parte nelle tasche di agenzie interinali, di formazione e imprese. Infatti G.G. è rivolta ai giovani tra i 15 e i 29 anni in condizione di non occupazione e non formazione (i cosiddetti “Neet”) con l’obiettivo di proporre un’offerta di lavoro “qualitativamente valida” entro quattro mesi dalla presa in carico del giovane. Il programma è gestito dalle Regioni ma realizzato a mezzadria tra i Centri per l’Impiego (Cpi), provinciali che accolgono il giovane e ne costruiscono un primo profilo di “occupabilità” e le agenzie interinali e di formazione che gestiscono il grosso del processo. Una volta che il giovane viene preso in carico, inizia un percorso di inserimento personalizzato in cui entrano in gioco i veri protagonisti dell’affare, cioè per l’appunto agenzie formative e interinali private e le imprese. Il giovane firma il cosiddetto “Patto di servizio” con cui inizia il percorso che, attenzione, non è detto comprenda l’avvio ad un lavoro ma in base al suo profilo può consistere semplicemente in una esperienza formativa; e se rifiuta l’offerta la sanzione è la perdita dello status di disoccupato con conseguente perdita dei benefici economici. Sul piano nazionale cosa ha prodotto questa costosa macchina? Ad ottobre di quest’anno i giovani Neet intercettati sono stati 725.513 il 33 %, i presi in carico 504.753 (il 23 %), i posti prodotti fino ad oggi 89.363 oltre a 61.962 posti offerti dalle aziende e inseriti nel programma. In tutto, dunque, sono stati create occasioni di occupazione (tirocini compresi) pari al 6,8 % della platea di riferimento. Se poi si va a vedere quali posti, quelli a tempo indeterminato sono stati solo 10.498 (l’11,7 % del totale), 12.548 tirocini e ben 64.449, cioè il 72 %, posti a tempo determinato, apprendistati, collaborazioni, ecc. Insomma, poca roba e costosa.

E in Lombardia? In Lombardia ad ottobre 2015 dopo un anno di attivazione del progetto, hanno aderito complessivamente 73.920 giovani (di questi oltre 20.000 da regioni diverse dalla nostra) e 39.423 erano stati presi in carico: il 17,6 % della platea dei 224.000 giovani Neet censiti in regione da Istat. Se consideriamo quest’ultimo dato come una prima, per quanto rozza, misura dell’efficacia di G.G. nell’intercettare la domanda di occupazione, il dato è impietoso: sulle 20 regioni italiane, la Lombardia è quart’ultima. Fanno peggio da questo punto di vista soltanto Campania (10,0 %), Trentino al (13,2 %) e la Puglia con il 14,4 % di giovani intercettati e presi in carico, mentre le quote di regioni come Umbria, Emilia Romagna o Marche stanno tra il 35 e il 45 %. Di questi 39.000 giovani 31.668 sono stati effettivamente inseriti nel mercato del lavoro nell’arco di un anno e mezzo di funzionamento del programma, ovvero il 13,7 % della platea e il 42,8 % dei giovani che hanno aderito al programma. Bene: un successo? Per capire la fregatura basta andare a vedere cosa si intende per “inserimento nel mercato del lavoro”. E qui arriva il bello: si scopre che solo 15.492 giovani sono stati effettivamente assunti, poco meno della metà, mentre ben 16.176 invece di un posto di lavoro hanno avuto solo un tirocinio, altrimenti conosciuto come stage. E i 15.000 assunti che lavoro si sono trovati a svolgere? 2.479 sono stati inseriti in apprendistato, 9.944, cioè il 62,3 %, hanno avuto un contratto a tempo determinato di cui il 55,4 % di durata fino a quattro mesi e 3.531 di meno di due mesi. Solo 3.096 hanno trovato lavoro a tempo indeterminato: il 19 % degli assunti, cioè l’1,3 % della platea dei Neet lombardi. Regione Lombardia ha ricevuto e sta spendendo 178 milioni di euro per questi risultati. Se poi si guarda al fatto che quasi la metà delle assunzioni è stata trainata dal bonus occupazionale, andato in oltre 3.600 casi a finanziare assunzioni precarie a tempo determinato o apprendistato, il quadro è chiaro. Un bonus che va da 1.500 euro per un posto a tempo determinato di un giovane a facile occupabilità fino ai 6.000 euro per lo stesso contratto ad un giovane con curriculum difficile. Va detto poi che G.G. è venuta a sovrapporsi ad una misura, Dote Unica lavoro, che la regione Lombardia aveva già avviato, con caratteristiche simili ma estesa anche agli adulti: già nel caso di Dote Unica Lavoro la “mangiatoia” era ricca. Su oltre cento operatori attivati tra Agenzie Interinali, Cpi, enti di formazione, il 50 % delle Doti era controllato da 10 operatori tra i quali i primi 5 erano tutti agenzie interinali. Sarebbe interessante capire quali sono, quanto hanno ricevuto e per quali casi e per quali lavori hanno ricevuto i fondi. Un “mistero” interessante da chiarire riguarda poi il gap tra quei giovani convocati dall’operatore, cioè che ricevono la telefonata di convocazione, e coloro che sono effettivamente presi in carico: questi ultimi sono 8.484 in meno. Perché? E’ probabile che siccome le agenzie private ricevono oltre alla quota fissa un contributo solo se riescono ad ottenere il risultato, lascino indietro i curriculum più difficili per alzare la loro remunerazione. Tra i giovani presi in carico i più difficili, quelli che vengono “profilati” in fascia alta o molto alta di difficoltà sono oltre 2.000 in meno rispetto ai casi di più facile collocazione. Naturalmente manca qualsiasi informazione su che fine hanno fatto i contratti precari scaduti, come sono finiti i tirocini, ecc.  e soprattutto su quali siano gli enti privati accreditati, quale il tasso di successo nel produrre occupazione e di che tipo, ecc.

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