LOMBARDIA: LA LOCOMOTIVA… DEI DESIDERI – Prime considerazioni sul “documento economico e finanziario regionale”

di Roberto Romano.

CORNICE DEL DEFR.

La Regione Lombardia ha avviato le prime riflessioni sul DEFR 2016, ovvero lo strumento di collegamento di finanza pubblica (nazionale e regionale) tra i diversi livelli di governo, il PRS (Piano Regionale di Sviluppo) e le politiche che si vorrebbero adottare per dare alcune risposte al sistema economico e finanziario. È la base giuridica per la legge di stabilità (2016). Sebbene una parte considerevole del bilancio regionale è legato ai trasferimenti nazionali e comunitari, al netto delle imposte autonome, l’allocazione della spesa fa riferimento a scelte politiche – finanziarie- che la Giunta e il Consiglio scelgono. Teoricamente il DEFR è lo strumento che aiuta la programmazione delle risorse pubbliche. Una impresa sempre più difficile se consideriamo le continue incursioni del governo nazionale in materia di trasporto pubblico locale, sanità ed altri istituti sociali. Infatti, anche per il 2016 le Regioni concorrono al risanamento dei conti pubblici nazionali per un ammontare non inferiore a 2 mld, mentre la sanità concorre con un aumento della spesa di un solo miliardo rispetto ai 3 concordati con il governo nazionale. Inoltre, per il 2017 sono previsti ulteriori tagli di trasferimenti nazionali alle regioni – 4 mld – che potrebbero pregiudicare i servizi essenziali. Di norma, infatti, lo stato sociale è erogato a livello territoriale. Il governo nazionale è intervenuto con un decreto legge “salva regioni” teso a spalmare in 30 anni il debito pregresso per disinnescare il fondo salva fornitori. Si tratta di 20 mld di euro da retrocedere in 30 anni con la costituzione di un fondo anticipazioni non impegnabile. Il governo si è impegnato a modificare il Patto di Stabilità interno. L’obiettivo di bilancio degli Enti territoriali sarà sul saldo finale di competenza, cioè sul complesso delle entrate e delle uscite concernenti l’anno. In altri termini, gli avanzi pregressi o la cassa possono essere utilizzati per realizzare interventi diversamente non giustificabili. In questo modo, forse, si spiega l’inserimento del reddito di autonomia nel bilancio assestato che, di norma, non contempla la possibilità di inserire nuove norme e poste (Corte dei Conti).

SCENARIO ECONOMICO.

Il DEFR 2016-18 definirà una base economica di riferimento per formulare le proprie politiche economiche e finanziarie. Come al solito la Regione descrive la Lombardia come una locomotiva. Sebbene la Lombardia rimanga una regione ricca rispetto alle altre regioni del paese, a livello europeo da qualche tempo è una regione che arranca e perde terreno. Gli investimenti delle imprese lombarde hanno un moltiplicatore più basso della media europea perché incorporano tecnologia proveniente da altri paesi. L’effetto è una minore crescita comparata e una caduta di molti indicatori economici di benessere. Se poi analizziamo il valore aggiunto dell’industria 2000-11rimane significativamente più basso rispetto ai migliori paesi europei, nonostante l’orario di lavoro settimanale sia oggettivamente più lungo. Una delle critiche rivolte al lavoro nazionale e regionale è legata alla “voglia” di lavorare. Prendendo come riferimento le ore medie settimanali per alcuni paesi e regioni, si osserva che in Italia e Lombardia si lavora di più. Indiscutibilmente la tendenza storica nella riduzione degli orari di lavoro è confermata, ma questa tendenza è più contenuta in Italia e in Lombardia. In Europa, nel 2014, si lavora mediamente 31,9 ore, in Germania 33,6, nel Baden-Württemberg 32,3, in Spagna 31,2, in Cataluña 29,4. Italia e Lombardia si collocano a 34,6, cioè quasi 4 ore in più a settimana.

PROGRAMMA DEL DEFR 2016-18

Il programma ricalca il solito cliché dei governi di destra: si chiede la collaborazione e il concorso di tutti, ma gli impegni e gli accordi non rientrano nelle pratiche della regione e di Maroni. La posizione della Lombardia è in linea con le policy del governo nazionale. Ascolto delle parti sociali, ma le decisioni e le scelte sono di pertinenza governativa. L’approccio rimodula uno dei fondamenti della crescita dei diritti positivi delineati da N. Bobbio, in particolare i diritti positivi di II e III generazione.

Gli obbiettivi sono quelli storici: libertà di intrapresa, attuazione della riforma sanitaria, EXPO, il partenariato pubblico-privato per le opere pubbliche, valorizzazione della contrattazione aziendale come leva strategica per aumentare salari e produttività, la rivisitazione della normativa vigente e dei conseguenti strumenti di programmazione, per stimolare la competitività e la concorrenza nel settore commerciale, l’approvazione di una nuova legge sulla governance della difesa del suolo e della gestione dei corsi d’acqua, che ridisegni tutto il quadro delle competenze, nuovo Programma Energetico Ambientale Regionale, sostegno all’occupazione giovanile con forme che favoriscano il “fare esperienza” e l’acquisizione di una pluralità di competenze che rendano i giovani “attrattivi” per un mercato del lavoro che sempre più richiede flessibilità e capacità di essere “imprenditori di se stessi”. Si tratta di misure scoordinate, senza nessuna priorità.

Lo stesso reddito di autonomia è residuale nell’impianto del DEFR ancora in discussione. Sebbene sui giornali si discuta del così detto reddito di autonomia, nell’aggiornamento del DEFR è residuale. Al netto delle risorse disponibili, il Reddito di Autonomia anticipa uno strumento come il Reddito Minimo Garantito? Tra tutti i Paesi europei, solo Grecia e Italia non sono dotate del reddito minimo garantito (RMG). È una prestazione assistenziale finanziata dalla fiscalità generale e riconosciuta a tutte le persone che dimostrano di essere nelle condizioni di bisogno stabile (universalismo selettivo con prova dei mezzi). La difficoltà è nella prova dei mezzi, ed è associato a misure per l’inserimento nel mercato del lavoro. Le due esperienze principali sono in Germania e Francia. Il costo complessivo per l’Italia può variare da un minimo di 4 a un massimo di 10 mld di euro. Nel DEFR il Reddito di autonomia è associato a interventi di sostegno al reddito per i figli, la casa, l’accrescimento dell’occupabilità, la disabilità e non autosufficienza). Si tratta, in realtà, di una tax espanditures formato Lombardia. Nulla di più e nulla di meno.

Un capitolo a parte meritano le società partecipate. Queste sono interessaste da un riassetto istituzionale non banale e dovrebbero concorrere al contenimento della spesa pubblica (d.g.r. n. 3358 del 1 aprile 2015). Le società principalmente interessate sono Finlombarda e Infrastrutture SPA: modificano struttura e finalità della loro azione. Finlombarda, con il Piano Industriale, diventerà una società di sostegno finanziario al territorio regionale, con il fine di strutturare operazioni di finanziamento destinate sia alle imprese private che agli Enti pubblici. È diventata la finanziaria della regione Lombardia, cioè una CDP (Cassa Depositi e Prestiti) in piccolo. L’altra società è Infrastrutture Lombarde SPA. In programma c’è l’idea di rafforzare la sua capacità operativa nell’edilizia sanitaria, nella gestione immobiliare e contribuirà al post EXPO in campo infrastrutturale, come per tutte le opere pubbliche.

ALCUNE IDEE DI POLITICA ECONOMICA FINANZIARIA PER LA LOMBARDIA

Il basso valore aggiunto per addetto e quindi della crescita del PIL, manifestano una difficoltà della struttura produttiva e quindi della relativa domanda di lavoro. Servirebbe una politica di incentivazione capace di promuovere una intensità tecnologica degli investimenti privati almeno pari alla media delle imprese europee. Questo permetterebbe di elevare lo standard quali-quantitativo della domanda di lavoro. In altre parole, sarebbe possibile trovare uno sbocco occupazionale per tutti i giovani che manifestano uno standard formativo troppo alto rispetto a quello domandato dalle imprese. Inoltre, la produzione della Lombardia potrebbe passare dalla produzione di beni intermedi e di consumo ai beni capitali, quindi creare maggiore valore aggiunto.

Riprendo un tema caro a Minsky, dobbiamo trattare lo stato sociale in modo adeguato: stato sociale, non sussidi. Forse un riordino mirato e organizzato sarebbe molto utile, anche per uscire dalla logica dei sussidi.

Per la sanità, invece, sarebbe il caso di riprendere il tema del governo della spesa che, evidentemente, non è sinonimo di costi standard. Solo in questo modo è possibile garantire i così detti LEA. Teoricamente i LEA dovrebbero essere universali, stabili ed esigibili come si conviene ai diritti di II generazione. Si potrebbe delineare una norma (sistema) che definisca i LEA dal lato del diritto e non dal lato delle risorse. È una modalità consolidata e ampiamente discussa nel Rapporto sullo stato sociale 2015 a cura di Felice Roberto Pizzuti. Ciò potrebbe anche far uscire lo stato sociale dalla logica dei costi, ripristinando la vera natura dello stato sociale: il pubblico si carica dei rischi individuali per favorire un corretto sviluppo delle persone e del sistema economico.