Relazione introduttiva del Segretario Regionale Nello Patta alla riunione del CPR del 23 luglio sul referendum sull’autonomia della Lombardia.

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Ciao a tutte e tutti, chiedo scusa per non essere con voi e vi propongo queste brevi note di introduzione al dibattito.
Come sapete il 22 ottobre in Lombardia (e Veneto) si voterà per il referendum consultivo sull’autonomia voluto dal presidente leghista Roberto Maroni che ha anche tentato di ottenere dal governo che nello stesso giorno si tenessero le elezioni regionali.
Gli obiettivi che si prefiggeva erano due:
1) rafforzare la vittoria del sì, data per sicura, con una maggiore partecipazione al voto;
2) usare ancora una volta a fini elettorali il refrain dei “soldi dei lombardi che devono restare in Lombardia”, che sarà il contenuto vero della campagna referendaria, nel tentativo di nascondere le promesse non mantenute e uscire da una situazione di difficoltà.
Cito di passaggio un obiettivo sovraordinato ai due immediati, uno, diciamo, più strategico, ed è quello del recupero delle aree leghiste scontente della svolta lepenista di Salvini, anche in funzione della battaglia interna alla lega.( tralascio qui il tema del calo di consensi e militanza della lega in relazione alla trasformazione impressa da Salvini, ma dobbiamo tornarci).
Di fronte al rifiuto del governo di unificare le due scadenze, pare che Maroni non abbia ancora rinunciato ad utilizzare il referendum come traino della campagna elettorale e si stia preparando a far dimettere i consiglieri di maggioranza in regione per avviare la procedura obbligata che porterebbe al voto entro novembre.
Qui si apre per noi il tema del ritardo nella costruzione della lista che ha varie motivazioni e sarà oggetto di una discussione su cui riunirci al più presto subito ai primi di settembre.
Ma veniamo ad un’analisi dei caratteri del referendum.
E’ un’operazione demagogica perché come accade spesso nelle “chiamate” del popolo calate dall’alto il vero obiettivo non sono i temi sottoposti al voto, ma la rilegittimazione dei gruppi dirigenti proponenti.
In questo casosi tratta di togliere dai pasticci un presidente sottoposto a processo che mentre diceva di voler trattenere in Lombardia i soldi dei lombardi non ha fatto nulla contro i tagli, e, anzi, ha applicato diligentemente tutte le scelte neoliberiste, quando non le ha anticipate.
Il carattere ingannevole dell’operazione politica di Maroni risiede nel fatto di chiamare i cittadini a una consultazione inutile, fasulla, in quanto: La Regione consulta i cittadini lombardi su un tema sul quale non ha il potere di adeguarsi alle indicazioni che emergeranno dalla consultazione stessa; è il governo centrale che decide non la Regione!
In secondo luogo chiede ai cittadini il mandato di fare qualcosa che gli è già garantito dalla Costituzione, che nell’articolo 116 prevede appunto che su richiesta delle Regioni, le stesse possano ottenere maggiori forme di autonomia. E Maroni & C devono spiegare perché finora non hanno nemmeno chiesto l’avvio delle procedure previste.
Tra i cittadini la consapevolezza del carattere demagogico del referendum e della sua inutilità sostanziale è già così diffusa che la partecipazione al voto, secondo molti potrebbe essere molto bassa, anche in relazione al trend di calo continuo registrato nelle ultime tornate elettorali.
Ed è proprio questa la preoccupazione di Maroni! Probabilmente il motivo del ricorso al voto elettronico la cui forma è ancora tutta da capire.
E’ però guardando al possibile esito del referendum che appare chiara l’intelligenza politica dell’operazione.
L’arco delle forze schierate a fianco della Lega è così ampio da poter dare per sicura la vittoria del Sì. La corsa dei sindaci del Pd e in particolare del loro prossimo Candidato alle regionali, Gori, a schierarsi a favore del sì è spiegabile proprio con il tentativo di partecipare alla gestione di una vittoria data per certa.
A scrutini conclusi il tema principale non sarà, quindi, molto probabilmente, il conteggio dei sì e dei no, il
punto vero sarà la partecipazione o meno dei lombardi al voto. Alte percentuali di votanti, per esempio superiori ai voti delle destre, o a quelli delle ultime amministrative,
o peggio vicine al 50%, rappresenterebbero un grande successo della Lega di Maroni (e Bossi?); e questo successo non verrebbe intaccato anche se il no ottenesse un buon numero di voti.
Quella dei sindaci del Pd di partecipare alla gestione del risultato è una pia illusione.
Viceversa una bassa partecipazione dell’elettorato lombardo rappresenterebbe un grave insuccesso di Maroni, tarpando anche per il futuro ogni velleità autonomistica dei leghisti. E l’unica possibilità di vittoria di uno schieramento democratico .
L’unico modo per sconfiggere la lega e le destre e contemporaneamente far fallire la consultazione (fasulla!) è che si rechi alle urne il minor numero possibile di elettori.
Mi parrebbe dunque sbagliato contribuire di fatto ad aumentare il numero dei partecipanti al voto, seppure invitando le cittadine e i cittadini ad andare a votare no: legittimi un’operazione demagogica e non gestisci il risultato anche se i no fossero un numero significativo. Per non parlare della possibilità di una bassa percentuale di no………
L’ipotesi di alcuni compagni favorevoli ai comitati del no in funzione degli spazi televisivi cui si avrebbe diritto è tutta da verificare. A oggi le tv locali non sono state interpellate a riguardo e comunque penso che la campagna vera è quella che si fa prima e che è partita già ora, e che Maroni disporrà di spazi incomparabilmente più ampi, tali da oscurare le poche ore istituzionalmente dedicate ( seppure ci saranno..)
Le altre forze politiche
IL Pd delibererà nella direzione regionale l’indicazione dell’astensione in contrasto con i sindaci. E’ chiaro che punta a giocare le due parti in commedia, gestendo sia l’astensione che il successo dei sì. SI è spaccata a metà e dice di essere orientata a una campagna unitaria (la propone a noi ed Mdp) nella quale, si sostengano sia le ragioni dell’astensione che quelle del no (senza dar vita a comitati del no) Mdp credo debba ancora decidere, però sappiamo che partecipa con Pisapia al tavolo di programma per le elezioni regionali insieme al Pd, a sostegno della candidatura a Presidente di Gori.
Stanti così le cose credo più opportuno che il nostro partito si orienti per una campagna, possibilmente unitaria con le forze della sinistra alternativa, a sostegno di un astensionismo attivo condotta sulla denuncia di vari aspetti. In primo luogo spiegando le motivazioni che rendono chiara l’inutilità del referendum. In secondo luogo svelando le vere motivazioni di Maroni: rinviare ulteriormente i processi a suo carico e depotenziarne l’impatto; far dimenticare le promesse non mantenute (soldi ai lombardi, abolizione dei ticket….) scaricandone la responsabilità su Roma; rilegittimare un governo e una coalizione in affanno.
Al terzo posto indico la questione dei circa 50 milioni che verranno sprecati con questo referendum, una vera e propria operazione propagandistica a spese dei contribuenti, e che potrebbero essere spesi per alleviare parte del disagio sociale diffuso: ticket, fondo anticrisi, fondo per riduzione orario nei contratti di solidarietà, trasporto pubblico….(E’ un punto su cui ragionare).
Su questa linea non dobbiamo aver paura di fare del populismo collocandoci con quelli che stanno col basso contro l’alto, rappresentato guarda caso dalla Lega.
Non appaiono fondate le critiche dei compagni che richiamano il valore, soprattutto per i comunisti, della partecipazione al voto e tacciano come qualunquista la critica ai costi della consultazione.
Sia l’astensionismo attivo sia la critica contro lo spreco di risorse pubbliche sono ampiamente giustificate in questo caso dal carattere fittizio e manipolatorio del referendum.
Penso che non faremmo la stessa scelta di fronte a consultazioni vere. Quarto tema che credo debba far parte della campagna è quello dell’utilizzo che le destre fanno
dell’autonomia e dei rischi per i diritti dei cittadini se aumenta l’autonomia. Vorrebbe dire estendere ad altri settori i disastri che le destre hanno prodotto nella gestione del territorio, nella sanità, dell’edilizia pubblica, della scuola.
Si tratta di una critica importante per indurre chi comunque decidesse di andare a votare, di votare no.Credo sia questa la linea sulla quale attrezzare tutto il partito e su cui andare rapidamente al confronto con le forze della sinistra anche in previsione della scadenza elettorale.
Un caro saluto a tutte e tutti.

Nello Patta

(clicca e scarica la relazione in pdf)