Pubblichiamo di seguito la lettera aperta scritta dalla lista civica “Lodi Comune Solidale” ed interamente riportata dal giornale “Il Cittadino“.
Questa lettera è nata da una riflessione collettiva fatta all’interno di Lodi Comune Solidale, riguardo alla situazione di estrema difficoltà nell’affrontare questa emergenza che mostra il servizio sanitario, sopratutto nella nostra regione.
Pensiamo che questa difficoltà sia dovuta a cause precise:
ai tagli al finanziamento del servizio pubblico nazionale, alla privatizzazione spinta della sanità lombarda, alla riduzione di personale, strutture, attrezzature che queste politiche hanno causato, al progressivo abbandono della prevenzione di base in favore della cura e della medicina di base in favore della specialistica, atti graditi al mercato sanitario.
Vogliamo che queste riflessioni diventino patrimonio della discussione generale sulla sanità, perché quando sarà finito questo periodo di emergenza, dovremo cambiare profondamente la politica sanitaria nel nostro paese, in senso pubblico, solidale ed universale.
Questione sanitaria.
Il drastico cambiamento di consuetudini di vita che stiamo affrontando in queste settimane, a causa dell’epidemia virale da
COVID 19, ci mette bruscamente di fronte alla realtà: non è vero che le epidemie virali sono un ricordo del passato o un retaggio di paesi poveri.
Le epidemie sono sempre possibili, purtroppo. Quello che èindispensabile è avere un servizio sanitario pubblico sempre in grado di farvi fronte attraverso la sanità di base: medico di famiglia, ambulatori di igiene diffusi, presidi ospedalieri di vicinanza e urgenza. La sanità e la tutela della nostra salute devono rimanere un patrimonio intangibile della nostra società.
Oggi tutti ci rendiamo conto dei guasti causati alla salute pubblicadai tagli e dai risparmi che gli ultimi governi, da Monti in poi, hanno effettuato al Servizio Sanitario Nazionale sotto lo slogan “tagliamogli sprechi”.
E’ stata fatta una politica di sanità pubblica tutta basata su tagli al personale ed alle strutture, sulle esternalizzazioni, sull’aumento del costo per ogni singolo cittadino o cittadina. Si è risparmiato sul budget sanitario per alcuni miliardi all’anno. Nel dicembre 2019 l’ufficio parlamentare di bilancio nel suo rapporto “lostato della sanità in Italia” parla di “forti ridimensionamenti nei finanziamenti al SNN” e di “riduzione delle risorse reali allocate, in connessione con le politiche di risanamento delle finanze pubbliche”.
Questa politica di riduzione del finanziamento, che la fondazione Gimbe calcola in 37 miliardi di euro in meno negli ultimi dieci anni, ha portato la sanità pubblica nelle condizioni che tutti ci troviamo davanti oggi in tempi di emergenza.
Negli ultimi dieci anni il numero di posti letto negli ospedali italiani ècalato del 30%, arrivando a 3.2 posti letto ogni mille abitanti, contro una media europea che si avvicina a cinque posti ogni mille abitanti. I posti letto per casi acuti sono 2.6 ogni mille abitanti in Italia, contro una media UE di 3.7 ( dati UE/OCSE).
Meno posti letto negli ospedali, ma anche meno ospedali, meno reparti, meno personale medico, infermieristico, tecnico. Ed anche meno medici di base.
Lo sappiamo bene visto che nel nostro territorio abbiamo ormai paesi interi senza un medico di famiglia.
Adesso che avremmo bisogno tutti e tutte di un sistema sanitario pronto all’emergenza, ci rendiamo conto che non è così. Ospedali, pronto soccorso e reparti saturati, personale costretto a turni di lavoro massacranti per far fronte all’epidemia, mancanza di attrezzature e dispositivi di sicurezza, anche quelli basilari tipo camici, guanti e mascherine, richiamo in servizio di medici e tecnici pensionati, immissione in reparto di neolaureati, lancio di raccolta di fondi tra la cittadinanza per sostenere lo sforzo dei presidi ospedalieri. Una situazione assurda e preoccupante.
Cosa ci dice questa vicenda? Ci dice che affidare al mercato la sanità pubblica è un grave errore, ci dice che le politiche di risparmio sulla sanità pubblica sono un grosso errore, ci dice anche che la regionalizzazione della sanità è stata un errore, perché frammentare le competenze e le responsabilità in materia sanitaria ha portato a venti sistemi sanitari diversi ed ha rallentato una risposta coordinata e nazionale a questa epidemia. Ci dice che abbiamo bisogno di un sistema sanitario nazionale pubblico efficiente e distribuito sul territorio, ben finanziato ed universale, flessibile e capace di fare fronte alle emergenze in modo coordinato e rapido. Ci dice che abbiamo bisogno di strutture di base, medici, ambulatori presidi, capillari e sostenuti. Ci dice che il presidio pubblico nazionale in questo campo è fondamentale per assicurare a tutti il giusto grado di sicurezza e cura. Ci dice che la prevenzione è la strada maestra per assicurarci una buona qualità di vita e che averla abbandonata a favore della cura, più remunerativa per i privati, è stato un errore.
Ci dice anche che lavoro pubblico non è solo “furbetti del cartellino” o “raccomandazioni”, ma è soprattutto dedizione, preoccupazione per il bene pubblico, garanzia che i diritti fondamentali della popolazione siano sempre esigibili. Noi non finiremo mai di ringraziare i medici, il personale infermieristico e ausiliario per quello che stanno facendo, per la professionalità e l’abnegazione che stanno dimostrando in questo frangente.
Dobbiamo chiedere un profondo cambiamento della politicasanitaria nazionale, la chiediamo a partire da questa esperienza, la chiediamo perché a noi e alle future generazioni abbiamo sempre garantito il diritto alla salute.
Lodi Comune Solidale.

