INIZIO D’ANNO CON LA “BUONA SCUOLA”: UN DISASTRO ANNUNCIATO ANCHE IN LOMBARDIA. di Pierluigi Tavecchio.

L’ Applicazione della legge 107, meglio nota come la “buona scuola”, sta producendo effetti negativi che mettono in crisi anche le certezze dei suoi più convinti sostenitori.

L’effetto più recente e abbondantemente documentato dagli organi di informazione riguarda il reclutamento degli insegnanti che doveva essere il fiore all’occhiello della riforma ideata da Renzi e da Giannini.

Erano stati infatti promessi decine di migliaia di nuovi assunti , la fine del precariato  così come la fine delle supplenze e della girandola infinita di professori e maestri nelle scuole di ogni ordine grado. Nell’ultimo mese l’intera opinione pubblica si è accorta che stava succedendo esattamente l’opposto. Il MIUR ha allestito una farraginosa macchina burocratica  che avrebbe dovuto assegnare  gli insegnanti agli ambiti territoriali nei quali esistevano cattedre libere rispettando  le richieste  e tenendo conto di punteggi e titoli già acquisiti  da docenti , molti dei quali con decine di anni di esperienza ma ancora precari.

La mancanza di trasparenza nel funzionamento del famoso algoritmo che avrebbe dovuto assegnare automaticamente le cattedre , lascia aperti tutti i dubbi sul fatto che le assegnazioni siano state fatte commettendo irregolarità, errori e malversazioni. Il risultato paradossale che spesso si è  verificato è quello di insegnanti che avendo indicato come scelta principale un certo ambito territoriale si trovano assegnati d’ufficio in sedi che avevano indicato come quarta o quinta alternativa, per poi scoprire che i posti  che avevano indicato risultano ancora scoperti. Alla fine di agosto, dopo i trasferimenti, la situazione in Lombardia era la seguente: nella scuola dell’ infanzia c’erano  ancora 630 posti liberi, nella scuola primaria 934 posti, nella scuola media 4.017 posti e nella scuola superiore 1.852 posti liberi.

Le migliaia di ricorsi che sono stati prodotti dagli insegnanti interessati ( quasi 1500 in Lombardia) hanno avviato le cosiddette procedure di conciliazione attraverso le quali il Ministero intende pervenire ad accordi individuali.Questo però significa che le situazioni si definiranno in tempi necessariamente lunghi e che le cattedre in questione saranno occupate ancora una volta da supplenti , alla faccia del precariato e della fine della ‘ supplentite ‘ . Cattedre vuote , supplenti e situazioni di precarietà  ci saranno anche a causa dei ritardi nella valutazione delle prove degli aspiranti insegnanti che avevano deciso di affrontare il concorso necessario per trovare i sostituti di chi andrà in pensione nel prossimo triennio. Non solo le commissioni d’esame non riescono a costituirsi perché i docenti esaminatori si rifiutano di lavorare con retribuzioni ridicole ( si calcola una media di 50 cent. ad elaborato corretto) ma ad impedire il completamento ci sarà anche il fatto che complessivamente meno della metà dei candidati ha superato le prove scritte e che i promossi alla fine non saranno sufficienti ad occupare i posti disponibili.

In Lombardia lascia molto perplessi che al concorso in alcune discipline  i candidati, tutti in possesso di un’abilitazione all’insegnamento , siano stati “bocciati”  in percentuali superiori all’80% . Il risultato paradossale sarà quello di cattedre affidate, ad anno scolastico abbondantemente iniziato, a docenti supplenti, magari gli stessi che hanno appena subito l’onta di essere dichiarati non idonei…

Va inoltre ricordato che comunque, secondo le organizzazioni sindacali,  per coprire adeguatamente  l’ offerta formativa servirebbero nella nostra regione altri 700 insegnanti rispetto a quelli indicati dal  MIUR.

In Lombardia avremo anche , a fronte di un aumento del numero degli studenti di oltre 5000 unità, una insufficiente dotazione di personale ausiliario, tecnico e amministrativo.  Il personale ATA, indispensabile per il funzionamento della scuola ma del tutto ignorato dalla legge107, è  evidentemente concepito dal governo come costo da tagliare e come servizio da esternalizzare, con tutto quello che ne potrà conseguire.

È facile immaginare che le conseguenze si faranno sentire anche sulla qualità dell’insegnamento, sulla continuità didattica, sulla assenza di  motivazioni facilmente spiegabile in lavoratori privi di un’occupazione stabile e di prospettive personali certe. A pagarne le conseguenze saranno ovviamente anche alunni e studenti per i quali l’offerta didattica sarà evidentemente minore per qualità e quantità.

Se questi sono stati gli ultimi colpi inferti alla scuola pubblica italiana dalla coppia Renzi Giannini, altre pesanti  trasformazioni si erano già manifestate nel corso dell’anno scolastico 2015 /2016. Sulla testa degli studenti è caduta l’obbligatorietà dell’alternanza scuola lavoro , ovvero di ore che ,anziché essere svolte in classe , sono come previsto della 107, da impiegare in attività gestite direttamente da enti e aziende esterne. La quantità di ore destinate obbligatoriamente all’alternanza scuola-lavoro (per i licei sono quasi tre settimane all’anno) diminuisce ulteriormente un monte ore  demagogicamente diminuito ai tempi del riordino Gelmini. Si prevedono meno ore per istruirsi ma soprattutto si  obbligano gli  studenti del terzo quarto e quinto anno della scuola secondaria superiore  a lavorare gratuitamente e ricoprendo mansioni  che, nella maggior parte dei casi ,poco o nulla aggiungono alla preparazione culturale e professionale dei giovani se non l’esperienza del lavoro subordinato e quella dell’arbitrio esercitato da datori di lavoro senza scrupoli.

Sulla testa dei docenti invece sono cadute misure che riguardano la retribuzione , generando anche in questo caso ingiustizie, divisioni e malcontento. Ricordiamo che gli insegnanti hanno un contratto non rinnovato e una retribuzione ferma da sette anni . Invece del rinnovo del contratto Renzi e Giannini hanno introdotto in modo propagandistico   misure economiche  che vogliono dividere la categoria che si riassumono  nella mancia di 500 € distribuita nella primavera 2015 con l’obbligo di essere spesa “per  l’aggiornamento” , pena la sua restituzione integrale,  ma soprattutto , nel corso dell’ estate , nelle somme distribuite  per “valorizzare  i docenti meritevoli” ( ovviamente date solo ai docenti di ruolo, come se fossero gli unici a lavorare)

Ogni scuola aveva disposizione risorse corrispondenti a circa 500 € per ogni docente di ruolo. Questi soldi sono stati assegnati in base a criteri stabiliti da appositi gruppi di lavoro, chiamati comitati di valutazione, ma ogni decisione, ed in molti casi é stato così, poteva essere modificata dalla volontà del dirigente scolastico. Di fronte a questa pratica che,per legge ,si è estesa a tutte le scuole d’Italia , la risposta è stata in ordine sparso. Solo in pochi casi si è tentata una mediazione, “tollerata ” dai dirigenti scolastici , nella quale il collegio dei docenti o l’assemblea sindacale sono riusciti almeno a suggerire criteri che, invece di premiare i docenti ‘ più meritevoli ‘, semplicemente chiedevano di impiegare questi soldi per  retribuire il lavoro gratuito  o sottopagato che gli insegnanti  già svolgono al di fuori delle ore di lezione e delle attività collegiali. Sono stati molto più frequenti gli  episodi in cui i dirigenti scolastici hanno esercitato fino in fondo il loro arbitrio  distribuendo premi ad personam , ergendosi a giudici unici e alimentando, in presenza di criteri di valutazione molto soggettivi, basati sull ‘osservazione (?)o su segnalazioni di studenti e famiglie (?!), sospetti di soprusi e favoritismi.

La “valorizzazione del merito”ha prodotto come risultato la  competizione fra i docenti che rappresenta culturalmente e politicamente la conseguenza più nefasta della legge 107 . I docenti messi  l’uno contro l’altro a sgomitare per ricevere qualche euro in più,  di fatto tolto al vicino , finiscono per essere ancora più subalterni. In questa gara per apparire meritevoli smettono di chiedere collettivamente ed in modo equo un rinnovo del contratto che riconosca il lavoro effettivamente svolto ma ancora non retribuito e sottopagato. Con la 107 gli insegnanti sono passati dalla condizione di missionari volontari , che per il bene della scuola lavorano ore e ore in più perché altrimenti la scuola andrebbe a rotoli senza preoccuparsi di ricevere l’adeguato compenso, a quella di concorrenti impegnati  nel mettere in mostra i propri meriti esibendosi in gare talvolta patetiche in cui ci si inventa attività dal nome altisonante ma che hanno la stessa consistenza dell’aria fritta.

L’obiettivo politico e culturale di Renzi e di Giannini si basa sul luogo  comune ,diffuso anche nella scuola, dell’insegnante bravo contrapposto all’insegnante fannullone che non si merita  lo stesso stipendio. Renzi e Giannini vogliono mettere in piedi il baraccone della riconoscimento del merito perché questo è molto meno costoso per le casse dello Stato del pieno e totale riconoscimento economico del lavoro effettivamente  svolto. Si preferisce scatenare una guerra fra poveri , cancellando, specialmente nella coscienza  dei docenti più giovani  , la consapevolezza che che si possa collettivamente contrattare le proprie condizioni di lavoro e il proprio stipendio. Già nella scorsa primavera, in un comunicato ufficiale, l’ associazione nazionale  presidi  – Lombardia si era entusiasticamente espressa in favore dell’esclusione di ogni forma di contrattazione per la distribuzione di queste somme  ( che sono comunque salario aggiuntivo) facendosi così promotrice di una interpretazione della legge in chiave antisindacale. Renzi vuole realizzare nella scuola il sogno di rendere sterili e inutili i rappresentanti sindacali dei lavoratori e l’ idea stessa della contrattazione collettiva.

Che fare allora? La situazione per l’anno scolastico appena iniziato lascia intravedere almeno due obiettivi e conseguentemente due terreni in cui praticare il confronto politico e sindacale. Il primo è quello  proposto vanamente nel corso degli ultimi anni: il rinnovo del contratto nazionale e la  profonda revisione e integrazione delle voci che concorrono alla formazione dello stipendio del lavoratore della scuola. Il  secondo è quello più legato ad un ragionamento politico complessivo necessario in attesa che la Corte di Cassazione si pronunci sulla possibilità di sottoporre a referendum i quesiti proposti dai comitati contro la buona scuola e che hanno visto la presentazione nello scorso luglio di oltre 2 milioni di firme .

I quesiti riguardano, oltre che il finanziamento alle scuole private, anche l’abolizione dell’obbligatorietà dell’alternanza scuola lavoro, i super poteri attribuiti al dirigente scolastico in materia di assunzione e di retribuzione, e infine il bonus per gli insegnanti meritevoli . Si tratta di continuare l’impegno e la mobilitazione in attesa che la  Corte di Cassazione si pronunci ricordando costantemente a docenti strapazzati e trasferiti a casaccio, mal retribuiti e sottoposti alle angherie dei dirigenti scolastici, a genitori  degli studenti obbligati ad un lavoro gratuito non qualificante e inutile ,che esiste  la possibilità  di cambiare le cose.

Occorre quindi diffondere consapevolezza in vista di questa scadenza e tenere alto il livello di attenzione perché non si  arrivi al punto di trasformare la scuola in un’eterna rissa su una nave alla deriva dove ognuno pensa solo a salvare sé stesso.

Pier Luigi Tavecchio