ACQUA, I BRESCIANI PER I SERVIZI PUBBLICI.

di ABC (Pavia)

Ancora un eccellente esito referendario per l’acqua pubblica. Grazie agli acquaioli della leonessa Bresciana emerge (di nuovo, come sempre) una chiara e netta propensione degli elettori per una gestione interamente pubblica del Servizio Idrico Integrato. Chiarissimo il quesito: “Volete voi che il gestore unico del servizio idrico integrato per il territorio provinciale di Brescia rimanga integralmente in mano pubblica, senza mai concedere la possibilità di partecipazione da parte di soggetti privati?”. I si al quesito sono arrivati quasi al 97%. Gli attivisti bresciani, sostenuti dal Forum nazionale Acqua Bene Comune, meritano un plauso per l’impegno e la determinazione manifestata in oltre due anni di iniziative finalizzate a mantenere l’acqua in mano pubblica. Pare di ritornare ai giorni immediatamente successivi ai referendum nazionale del giugno 2011, La grande soddisfazione ed l’entusiasmo furono però ben presto raffreddati dall’enorme lavorio dei mesi e degli anni successivi. Da subito (agosto 2011) il tentativo di riproporre sotto nuove spoglie, con l’art 4 del DL 138/2011, i contenuti dell’abrogato articolo 23/bis del DL112/2008.  Detto plateale tentativo fu poi annullato dalla Corte Costituzionale con sentenza 199/2012, ma non si mai fermata – e prosegue tutt’oggi – l’operazione generale per riattivare le condizioni di privatizzazione dei servizi. Forze di governo nazionale e locale hanno perseverato nelle azioni tese a sminuire il significato dell’esito referendario, a propagare distorte interpretazione della normativa e europea, a condizionare Sindaci ed amministratori locali mediante vincoli finanziari. Ciò ha comportato per il Forum ABC, e per i Comitati territoriali, una serie continua di azioni, iniziative, incontri, interventi, pressioni verso parlamentari e amministratori locali, al fine di affermare e rendere effettiva la volontà popolare emersa dai Referendum. Non ultima l’azione di stretto presidio che il Forum sta esercitando proprio in queste settimane sull’iter parlamentare della proposta di Legge Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque”.

Il referendum provinciale di Brescia offre dunque un più che benefico supporto alla continua lotta per affermare principi di una gestione partecipativa dei Servizi pubblici locali – rispettosa della salute e dell’ambiente – in alternativa ai principi del liberismo e della competitività che portano alle privatizzazioni. Neppure a Brescia, però, la strada risulta ora liscia e in discesa. Il Referendum provinciale ha valore consultivo ed ora spetta alla Conferenza dei Comuni procedere all’annullamento della delibera dicembre 2015 (dove si prevedeva la gestione da parte di una società mista pubblico-privato) e alla approvazione di una nuova delibera per l’affidamento del servizio ad un gestore unico interamente pubblico. La Bresciana Acque S.r.l. già individuata come gestore unico e costituita con i primi 89 Comuni potrebbe auspicabilmente essere trasformata in azienda speciale consortile, in ottemperanza alla precisa definizione del quesito referendario. Stante però il fatto che i Bilanci di gestione prevedono uscite programmate in funzione di entrate correnti certe (derivanti dalle bollette), il SII è chiaramente un servizio fortemente appetibile per i privati. Se a ciò si aggiungono, in provincia di Brescia, investimenti per quasi un miliardo e mezzo già programmati (800 milioni per la depurazione oltre a 600 milioni per gli acquedotti), si capisce bene quali turbolenze potranno investire gli amministratori comunali del bresciano nelle prossime settimane.

Eh già. Va considerato, infatti, il peso rappresentato dalla presenza a Brescia di A2A, una delle principali multiservizi a livello nazionale, per di più quotata in borsa. Un colosso articolato in oltre 120 società partecipate che si occupano di energia elettrica, gas, rifiuti, fanghi, inceneritori, termovalorizzatori, calore, illuminazione ecc. in pratica tutto ciò che compone il business dei Servizi Pubblici Locali e dei servizi essenziali per la vita delle comunità. Acqua compresa. A2A opera in questo servizio tramite A2A ciclo idricoche gestisce attualmente il servizio in 74 Comuni (sui 206 complessivi Comuni della provincia) e che dovrebbe rassegnarsi a perdere le gestioni mano a mano che i singoli contratti giungono a scadenza.

Certo che un atteggiamento così accomodante non collima con l’aggressività manifestata da A2A in occasione dell’acquisizione del 51% di LGH. La vicenda, peraltro non ancora chiusa, ha visto il tentativo di A2A di mimetizzare come partnership una acquisizione bella e buona di quote cedute da ex Aziende Municipali, con l’assenso deliberato dai singoli Comuni (come al solito allettati da entrate di cassa a ristoro di Bilanci sempre più complicati). Rileva il fatto che una trasparente cessione di quote avrebbe comportato la necessità di una gara pubblica. L’operazione è stata censurata – e ancora non risulta chiarita – dall’Autorità Nazionale Anticorruzione di Raffaele Cantone. Ma c’è da temere che prevalga la protervia del ‘fatto compiuto’ a fronte della mancanza di potere impositivo dell’Autorità, e la indifferenza degli organismi di controllo i quali, invece, di tale potere dispongono.

Si vedrà.