Piano territoriale della Lombardia: Le “buone” intenzioni e… I FATTI.

di Sergio Brenna.

In un interessante intervento su Arcipelago MilanoUgo Targetti, già assessore al Territorio della Provincia di Milano della Giunta precedente all’ultima di FI/Lega con cui si è ingloriosamente chiusa la storia di quella gloriosa istituzione, illustra con legittimo orgoglio l’integrazione al Piano Territoriale Regionale (PTR) ai sensi della LR 31/2014 sul contenimento del consumo urbanizzativo di suolo, in pubblicazione per osservazioni sino al 31.3 prossimo, cui Targetti ha collaborato come consulente. Egli, in particolare, ne mette in risalto il carattere di studio approfondito e insolitamente dettagliato dei caratteri insediativi e territoriali tradizionali da tutelare da un uso urbanizzativo improprio: ben 40 Aree Territoriali Omogenee (ATO) a copertura dell’intero territorio regionale. Non c’è motivo di dubitarne, anche se i dati percentuali di riduzione del consumo edificatorio di territorio non urbanizzato da raggiungere al 2020 (meno 25-30% nelle aree della Città Metropolitana, Nord Milano e Ovest Sempione, meno 20% nelle altre) appaiono assai meno lusinghieri se anziché in percentuale si valutano in termini di mq/abitante/anno, come fa da tempo la Germania che per tempo si è posta entro il 2020 di raggiungere il valore di 1,34 mq/abitante/anno (che vuol dire 30 ettari al giorno per l’intera RFT), essendosi mossa dai 6 mq/abitante/anno degli anni ’97-2000 per arrivare a quasi dimezzarlo nel 2013 con 3,4 mq/abitante/anno: la Lombardia ancor oggi si attesta sui 4,5 mq/abitante/anno e con le riduzioni previste nel 2020 arriverebbe ancora a 2,5 mq/abitante/anno, quasi il doppio della Germania (anche se, tuttavia,  non è facile interpretare correttamente i dati delle tabelle della relazione ufficiale del Piano, un po’ per come sono esposste e soprattutto per problemi di leggibilità dell’impaginazione nella versione on-line: forse sarebbe bene pubblicare le tabelle anche separatamente dal testo). Un risultato preoccupantemente troppo limitato, soprattutto se confrontato con l’obiettivo finale di giungere al “consumo di suolo zero” entro il 2050, secondo le direttive europee. Ma soprattutto rimane il dubbio di fondo sulla reale efficacia di questo strumento nelle mani di un amministrazione regionale che prima con Formigoni e poi con Maroni ha voluto connotarsi con lo slogan “ognuno padrone a casa propria”, che ha portato a scegliere di far approvare i PGT solo quinquennali (cioè senza alcuna visione di lungo periodo) da parte di ciascun Comune e praticamente senza più alcun controllo di area vasta. Anche il tema correlato della “rigenerazione urbana”, cioè della concentrazione dei nuovi interventi edificatori su aree già urbanizzate suscita più di una legittima preoccupazione, innanzi tutto per la genericità ed indeterminazione di obiettivi e strumenti con cui dovrà attuarsi e poi per e la riduzione degli standard pubblici, riportati dalla Legge Regionale 12/2005 al livello minimo inderogabile dei 18 mq/abitante del 1968 (mentre Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia, Lazio, ecc. ancor oggi si attengono ai 25-28 inaugurati dalla legge urbanistica lombarda del 1975!),  e questo in una Regione che per sviluppo economico ama appunto paragonarsi e confrontarsi con quelle più sviluppate della Germania, ma non sa imitarne il livello di dotazioni pubbliche e di tutela ambientale. E’ molto difficile poter credere che d’ora in poi vigilerà attentamente e con un impegno di lungo periodo sul rispetto i queste nuove prescrizioni del PTR da parte dei PGT dei singoli comuni, e che, almeno nelle “rigenerazione urbana” delle aree più densamente urbanizzata, si smetterà di ricorrere ad incentivi alle quantità edificatorie che di fatto fanno scendere le dotazioni di spazi pubblici persino al di sotto dei minimi pur inderogabili dei 18 mq/abitante? Per ora nella normativa di questa integrazione al PTR gli strumenti di questo impegno ancora non è dato vederli, soprattutto se si considera che, in attesa del futuro radioso delle riduzioni di consumo di suolo al 2020 e 2050 promesso da questa modifica del PTR, la legge regionale approvata (lr 31/2014 vedi articolo di Francesco macario) conferma sino al 2017 tutte le previsioni di consumo di nuovo suolo dei PGT oggi vigenti, impedendo non solo le varianti in aumento (il che sarebbe logico), ma persino quelle in riduzione da parte di chi volesse avviarsi anticipatamente verso l’obiettivo auspicato.