In occasione del ventesimo anniversario della morte del Partigiano Comunista NANDO MANDELLI, Comandante del 6° Distaccamento 105° brigata Garibaldi nome di Battaglia “Ferruccio” – riportiamo alcuni brani dei rapporti che inviava al Comando Generale Brigate Garibaldi di Milano.
Questo articolo è dedicato alle/i sue/i figlie/i Marinella e Ferruccio
È il 25 luglio 1943. In tutta Italia si è diffusa la notizia della caduta del governo di Mussolini. Ecco cosa succede giorno stesso a Brugherio, dalle parole del primo rapporto inviato in seguito da Nando: «Unitamente ad altri cittadini entriamo nella sede del Fascio, triste luogo di viltà e di prepotenza. I ritratti di Mussolini e le insegne del suo regime sono gettati sulla via dove il popolo li darà alle fiamme. I manganelli e i nervi di bue usati per vent’anni dai gerarchi locali contro inermi cittadini verranno conservati come testimonianza del tragico passato. Nella sede si trovano anche cartocci e sacchetti di farina sequestrati dai bravacci in camicia nera a gente affamata che tornava dai mulini con la speranza di farsi una polenta. Sulla via il fabbro sta demolendo con la fiamma ossidrica le ultime insegne del fascismo tra gli applausi della folla».
Questi giovani, che si sono spontaneamente ribellati alla «viltà» e alla «prepotenza», sono senz’altro delusi dal fatto che il governo Badoglio, come se niente fosse, proclami che «la guerra continua» al fianco dei tedeschi. Così si arriva all’8 settembre, alla proclamazione dell’armistizio, allo sbando dell’esercito lasciato senza direttive, all’occupazione del territorio da parte dei tedeschi, al ritorno in auge dei fascisti. Questo gruppo di giovani brugheresi non ha dubbi, sa subito cosa deve fare. Combattere, e quindi procurarsi le armi. Scriverà Nando nel suo secondo rapporto:
«Nelle scuole del bivio Cimitero troviamo numerosi moschetti e pistole abbandonati dai nostri soldati che vi erano accasermati. Di notte riusciamo a impossessarci di alcuni fucili e alcune casse di munizioni… In un successivo tentativo di recuperare il grosso delle armi sistemate nel sottostante scantinato, veniamo scoperti da un guardiano che dà l’allarme e denuncerà il fatto ai tedeschi. Il segretario comunale fascista aiuterà i tedeschi a individuare i responsabili. Di notte la ghestapo guidata da una spia locale con una azione di sorpresa riesce a catturare nel sonno due dei nostri… Essendo gli altri sfuggiti alla cattura, le SS procederanno all’arresto dei genitori, applicando così il brutale metodo della rappresaglia. Per gli altri non rimane altro che la via della lotta armata…».
Nando Mandelli e alcuni altri raggiungono il Monte San Martino dove si e’ formata una delle prime bande partigiane, la “5 Giornate”, altri ancora si danno alla macchia. Ma «ci ritroveremo» continua nel suo resoconto Nando Mandelli «in un cascinale vicino a Baraggia nei primi del 1944 dove verrà costituito il 6° distaccamento Garibaldi». Così, in un cascinale, Nando Mandelli diventa “Ferruccio”, a 18 anni non ancora compiuti, è il più giovane comandante partigiano d’Italia.
La Resistenza non aveva paura dei giovani, perché era costituita in gran parte di loro. D’altra parte, i partigiani non erano degli eroi, ma delle persone comuni. Le loro doti erano la generosità d’animo e l’insofferenza verso l’ingiustizia.
Le squadre di azione patriottica, le SAP, come il 106° distaccamento di Brugherio, non agivano in montagna, ma in un territorio di pianura fatto di periferie, paesi, fabbriche, campagne, cascinali, fabbriche, strade… Vivevano in mezzo alla popolazione e che appoggiavano e dalla quale erano appoggiati.
Non vogliamo ora raccontare per intero la storia della Resistenza a Brugherio, indissolubilmente legata alle fabbriche sestesi ed a quella vera e propria “culla dell’antifascismo che e’ il caseggiato di V.le Monza 102”.
Dai rapporti scritti dal comandante Ferruccio, sappiamo che i patrioti fanno sabotaggi ai tralicci dell’alta tensione, spargono chiodi a tre punte (fabbricati appositamente dagli operai di fabbriche della zona) sulle strade dove passano gli automezzi nemici, tendono agguati a fascisti e repubblichini e si procurano armi. Un altro comunicato ed un altro un esempio:
«24 luglio 1944. Oggi pomeriggio sull’autostrada Milano-Bergamo, all’altezza della frazione Offelera, due nostri gappisti, armati di mitra, dopo aver disarmato due militi repubblichini, hanno attaccato un automezzo carico di brigatisti neri, sopraggiunti in aiuto dei primi. Nello scontro, protrattosi per diverso tempo, sono stati colpiti due nemici. L’automezzo, centrato dalle raffiche di mitra e dalle bombe a mano, è stato reso inservibile. Bottino: un moschetto, due pistole automatiche tipo Beretta e due bombe a mano tedesche».
Fanno anche azioni che servono alla gente del paese nella sua vita quotidiana: ad esempio, scovano in casa di un esponente fascista della merce alimentare nascosta e la distribuiscono alla popolazione, sabotano la requisizione del grano.
I patrioti erano protetti dalla gran parte del popolo, ma c’erano sono anche delle spie, che portarono a degli arresti, che finirono in sevizie e torture.
Ma anche le spie e gli aguzzini pagano il loro conto, così il comandante Ferruccio, scrive:
«16 marzo 1945. Oggi la nostra pattuglia volante ha giustiziato in via Silvio Pellico a Monza un maresciallo nazista tristemente noto per la sua crudeltà verso i patrioti rinchiusi nelle carceri di via Volturno e di Villa Reale».
Così si sta avvicinando la Liberazione. Il 25 aprile il comando generale ordina al distaccamento di Brugherio di attaccare le colonne di automezzi e blindati tedeschi che in uscita da Milano, si dirigono verso il Nord. Nando Mandelli descrive una dì queste azioni:
«25 Aprile, mattino, Ieri sera sulla provinciale Milano Vimercate all’altezza della frazione Moncucco di Brugherio, è stata attaccata da questo distaccamento la colonna motorizzata nazista da voi segnalataci.
Nello scontro durato parecchio tempo, pur non essendo riusciti a bloccarla completamente per la nostra modesta potenza di fuoco, abbiamo tuttavia arrecato al nemico sensibili perdite, un grosso camion intatto, diverse armi e munizioni e casse di bombe a mano sono rimaste nelle nostre mani
Una seconda colonna motorizzata tedesca proveniente da Cernusco sul Naviglio, e’ stata anche essa attaccata durante la notte da partigiani di questo distaccamento al bivio Pobbia di Brugherio. Nel buio della notte è stato impossibile valutare le perdite nemiche. Da parte nostra un caduto. Il partigiano Luigi Teruzzi di 20 anni».
Il drappello partigiano, quindi, ha un caduto proprio all’alba della Liberazione. Un giovane ventenne. Ma ricordiamo che chi scriveva quella nota del rapporto aveva appena compiuto 18 anni.
Dopo il 25 aprile Nando Mandelli continuò la sua militanza nel Partito Comunista e nel Sindacato. Ma non diventò mai un burocrate, un carrierista. Per molti anni diresse la sezione Anpi di Brugherio. Ma nulla era più lontano da lui della ripetizione retorica della Resistenza come rito. E seppe cogliere man mano i segni dei tempi. Quando, negli anni Settanta, scoppiarono i movimenti di contestazione di studenti e operai, che sicuramente fuoriuscivano dalle abitudini della militanza tradizionale, Nando Mandelli seppe riconoscere, in condizioni diverse, lo stesso spirito che aveva animato lui da giovane. Non ebbe diffidenze e con il suo carisma parlò di “Nuova Resistenza”.
Difese immediatamente gli anarchici accusati ingiustamente per la strage di Piazza Fontana, indicando, quando molti titubavano, la pista neofascista, lui comunista usava queste parole:” gli anarchici, li ho conosciuti in montagna, loro non ammazzano innocenti”.
Organizzò a Brugherio un incontro con la madre di Roberto Franceschi, lo studente ucciso dalla polizia nel 1973 davanti all’Università Bocconi.
Se Nando Mandelli vivesse ancora oggi, saprebbe riconoscere la continuazione dello spirito partigiano nell’antifascismo militante di oggi. Noi siamo convinti che se fosse ancora fra noi oggi risponderebbe positivamente a una nuova chiamata antifascista unitamente a quella dei tanti giovani e movimenti impegnati contro il razzismo, la xenofobia, il ritorno del fascismo. Oggi che le istituzioni che dovrebbero rappresentare la democrazia hanno tentato di cambiare la carta costituzionale per cui aveva lottato mettendo in gioco la vita.
Prima abbiamo citato dei brani dai suoi rapporti. Siamo sicuri che Nando Mandelli, diventato comandante partigiano a 17 anni, oggi sarebbe presente alle varie manifestazioni Antifasciste che promuoviamo.
Ora e sempre Resistenza!
Milano, 22 Luglio 2022

