23 MAGGIO 1992-23 MAGGIO 2022: 30 ANNI DOPO LA STAGIONE DELLO STRAGISMO MAFIOSO

23 MAGGIO 1992-23 MAGGIO 2022: 30 ANNI DOPO LA STAGIONE DELLO STRAGISMO MAFIOSO

Di Fabrizio Baggi, segretario regionale del Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea – Lombardia

Sono passati trent’anni da quel 1992 di stragismo mafioso. Sono passati 30 anni dal sacrificio dei Giudici Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Francesca Morvillo e degli agenti delle scorte e cosa è realmente cambiato?

Oggi le mafie hanno cambiato aspetto, oggi abbiamo a che fare, nostro malgrado, con le cosiddette “mafie in colletto bianco” nascoste, più subdole, ma che ma ci sono e dominano i nostri territori, soprattutto al nord dove girano i soldi.

La mafia ai giorni nostri ed in maniera particolare la ‘ndangheta, si infiltra nelle istituzioni, nelle grandi opere (si pensi , per citare due casi a Expo e TAV) e molteplici sono infatti i casi di consigli comunali che vengono commissariati per questa ragione, investe, al fine di ripulire i proventi illeciti, in attività apparentemente legali, nella finanza, nell’industria – soprattutto nella logistica e nel mercato agroalimentare dove gestisce indisturbata tutto il pezzo di attività legato allo sfruttamento del lavoro ed al caporalato – e diventa sempre più potente.

Le molte chiusure di locali pubblici avvenute per mano della DDA negli ultimi mesi tra le province di Como e Varese dovrebbero almeno far riflettere tutte e tutti.

Si è trattato di chiusure forzate avvenute per mano della DDA, in quanto i bar e i ristoranti in oggetto sono stati ritenuti luoghi di incontro e strategici sul versante decisionale delle cosche.

Dal livello istituzionale non arrivano certezze di alcun genere anzi, la grave situazione creatasi a Cinisi, dove è giunta la comunicazione da parte dell’Agenzia nazionale per i Beni Confiscati – un’agenzia governativasecondo la quale “il casolare confiscato a Leonardo Badalamenti, figlio di Don Tano (il mandante dell’omicidio di Peppino), gli dovrebbe essere restituito perché nella confisca non è stata riportata la particella” ne è prova lampante.

Un bene assegnato a “Casa Memoria Felicia e Pepino Impastato” che, attraverso i 370 mila euro di fondi europei ottenuti attraverso il Gal Castellammare del Golfo, ne ha fatto un luogo simbolo di legalità, visitato da persone provenienti da tutta Italia, così come l’assoluzione di tutti gli imputati del processo “trattativa” – processo per il quale ricordo che ll nostro Partito ha fatto richiesta di Costituzione in parte Civile –  turba l’immaginario collettivo sul piano della possibilità di vittoria nella lotta alle mafie e distrugge, davanti all’opinione pubblica, il giudice  Nino di Matteo.

Tutto questo non è molto diverso da quando i Giudici cardine nel maxiprocesso vennero spediti a lavorare nel carcere di massima sicurezza dell’Asinara per il cui soggiorno pagarono il conto: diecimila lire al giorno per stare alla foresteria della Casa Rossa, più i pasti. Non chiesero il rimborso.

Tra la cittadinanza che, davanti a fatti di tale gravità non si indigna come dovrebbe, manca ancora, purtroppo, quella voglia di riscatto dove venga messa al centro la necessità di superare il puzzo del compromesso mafioso a fronte di un sentimento di legalità e trasparenza.

Nel nostro Paese manca quella volontà di “rivoluzione culturale” di cui per anni ha parlato Falcone e che da anni ci impegniamo, come Partito e come Movimento antimafia, a strutturare.

È quindi è evidente come da un lato sia necessaria la costruzione di commissioni antimafia, vere e funzionanti, in ogni Consiglio Comunale che vigilino sul territorio e sulle azioni della politica e dall’altro quanto sia di altrettanto di fondamentale importanza la Partecipazione delle cittadine e dei cittadini alle mobilitazioni popolari, alla costruzione dei comitati spontanei antimafia ed alle iniziative pubbliche.

Si continui inoltre a fare Memoria di queste vere e proprie stragi mafiose e nel frattempo, le Comuniste e i Comunisti di Rifondazione continueranno, come ha insegnato Pepino Impastato a “gridare che la mafia è una montagna di merda”.

«La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni».

Giovanni Falcone